MAURITIUS DICHIARA LO STATO DI EMERGENZA AMBIENTALE. PERICOLO PER LA RISERVA MARINA DI BLUE BAY

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Il 25 luglio il mercantile Wakashio, dopo essersi arenato al largo delle coste dell’isola di Mauritius, ha iniziato a perdere petrolio, scatenando l’inizio di una crisi ambientale senza precedenti per una piccola nazione insulare che basa la propria economia sulle sue acque.

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Mauritius, uno Stato insulare nell’Oceano Indiano

La Repubblica di Mauritius (Republic of Mauritius, République de Maurice) è uno Stato insulare africano situato al largo della costa orientale dell’Africa nell’Oceano Indiano. Si trova a circa 500 miglia (800 km circa) ad est del Madagascar ed abitata da 1,3 milioni di individui. Geograficamente è parte delle isole Mascarene, le quali comprendono anche l’isola della Riunione (La Réunion).

 

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Cosa è accaduto lo scorso luglio

Si è parlato immediatamente di disastro ecologico in seguito alla fuoriuscita di carburante dal mercantile giapponese Wakashio, battente bandiera panamense, in viaggio tra la Cina e il Brasile, sua destinazione finale. Il mercantile, lungo 300 metri e costruito nel 2007, trasportava un carico di 200 tonnellate di gasolio e 3800 di olio combustibile, di cui 1000 fuoriuscite in mare successivamente allo spezzarsi in due della nave lo scorso 15 agosto, rendendo ancora più complicate le operazioni di rimozione e di contenimento del carburante lasciato al suo interno. Nagashiki Shipping, la compagnia proprietaria della nave, ha tuttavia affermato che oltre 460 tonnellate sono state recuperate manualmente. Nonostante ciò, stando alle immagini satellitari, la fuoriuscita di petrolio ha coperto un’area di notevoli dimensioni. Per cause ancora ignote, la nave si è arenata ad un miglio circa dalla costa di Pointe d’Esny, una distesa di ventidue ettari di mangrovie, zona non molto distante dalla riserva marina di Blue Bay. L’8 agosto il Primo ministro dell’isola Pravind Jugnauth ha dunque dichiarato lo stato di emergenza ambientale, chiedendo aiuto alla Comunità internazionale. Immediata è stata la risposta del Giappone e della Francia di Macron, che ha inviato squadre di soccorso e materiale. Il gruppo ambientalista Greenpeace ha affermato che quest’evento potrebbe rappresentare una delle peggiori crisi ecologiche che Mauritius abbia mai affrontato. Conseguenze disastrose si prospettano per l’economia, la sicurezza alimentare e la salute dell’isola per gli anni a venire. Il 20 agosto Sunil Kumar Nandeshwar, capitano del mercantile, e Tilak Ratna Suboda, primo ufficiale, sono stati accusati entrambi di aver messo in pericolo la navigazione sicura della nave e dichiarati in arresto.

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Blue Bay è in serio pericolo

La riserva marina di Blue Bay è situata nella parte sud-est dell’isola ha ottenuto lo status di Parco Marino ai sensi del Wildlife and National Parks Act del 1993 e successivamente dichiarata zona protetta nel 2000 ai sensi del Fisheries and Marine Act del 1998, prima di essere designata come sito di zone umide ai sensi della Convenzione di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale nel 2008. Il parco marino è la principale attrazione turistica della regione ed è rinomato per il suo straordinario giardino di coralli, ne ospita centinaia di varietà, e per la sua ricca biodiversità. Sono state identificate più di 38 specie di coralli, 72 specie di pesci, 31 specie di alghe, 2 specie di mangrovie e 4 specie di piante fanerogame. Il sito è visitato anche da diverse specie di tartarughe marine. La principale attrazione turistica del parco è una specie di corallo dal diametro di 5 metri e dell’età stimata di mille anni. Pertanto, tra il 1998 e il 2010, i coralli nelle acque che circondano le Mauritius (e le isole Seychelles) sono diminuiti di circa il 70%, tanto che, nel 2019, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite con il supporto di Adaptation Fundha stanziato 10 milioni di dollari per un progetto regionale di recupero dei coralli, piano che potrebbe essere vanificato in seguito all’incidente della Wakashio. Gli oli pesanti come quelli della Wakashio sono meno tossici nel breve periodo, ma restano nell’ambiente più a lungo, interferendo con le funzioni fisiologiche degli organismo e distruggendo l’habitat. Il parco marino di 353 ettari di barriera corallina è anche un’area molto frequentata dai turisti e anche dagli abitanti del posto, il mare è calmo e poco profondo, ideale per lo snorkeling. Con 1,3 milioni di visitatori, lo scorso anno il solo turismo, che rappresenta il 36% del Pil nazionale ed impiega circa il 20% della popolazione, ha contribuito all’economia con 63 miliardi di rupie, pari a 1,6 miliardi di dollari.

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L’intervento dei volontari

Migliaia di volontari, tra cui pescatori, studenti ed istruttori subacquei, si sono immediatamente recati sulla costa nei pressi della cittadina di Mahebourg per aiutare nelle vaste operazioni di pulizia. Hanno contribuito a costruire delle barriere galleggianti fatte di sacchi di paglia e foglie per arrestare la marea nera. Molte pensioni, inoltre, hanno offerto loro alloggio gratuito, così come alcuni parrucchieri hanno offerto sconti a coloro che decidono di donare capelli. Sono state, inoltre, avviate campagne d’informazione sui social media e raccolti centinaia di migliaia di dollari su piattaforme di fund-raising.

 

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FONTI:

https://www.britannica.com/Mauritius

https://www.france24.com/en/20200811-mauritius-oil-spill-volunteer-army-races-to-contain-environmental-disaster

https://www.aljazeera.com/indepth/inpictures/pictures-oil-spill-threatens-ecological-disaster-mauritius-200810055035324.html

https://www.nytimes.com/2020/08/14/world/africa/mauritius-oil-spill.html

https://www.enezgreen.com/en/blue-bay-marine-park/

https://www.aa.com.tr/en/africa/environmental-disaster-in-mauritius-leaves-dire-legacy/1949241#

 

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Chiara Ferro

Attualmente ricopro il ruolo di Junior Political Researcher presso la Parliamentary Assembly of the Mediterranean. Sono laureata in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario con menzione alla carriera presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Politica ed Economia dell’Ambiente e correlazione in Geopolitica Economica sul futuro delle risorse idriche legate al caso studio della Grand Ethiopian Renaissance Dam. Con IARI, collaboro con l’associazione inglese “Cop26 and beyond” analizzando nelle mie analisi gli impatti del cambiamento climatico su ambiente e società. La curiosità e la ricerca scientifica sono state determinanti nello sviluppo del mio forte interesse per la geopolitica dell’ambiente e delle risorse energetiche. Tra le mie passioni rientrano la geografia, lo studio delle civiltà antiche, prime su tutte l’antico Egitto e l’antica Grecia, e la degustazione di birre artigianali in giro per il mondo.

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