ELEZIONI IN SRI LANKA: LA NUOVA ERA DEI RAJAPASKA

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Le elezioni parlamentari da poco tenutesi in Sri Lanka segnano la nuova era del clan Rajapaska. Quali sono le implicazioni interne e quali quelle internazionali?

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Il 5 agosto scorso si sono tenute in Sri Lanka le elezioni parlamentari che hanno visto la schiacciante vittoria dell’SLPP, lo Sri Lanka Podujana Peramuna. Con questa vittoria si consolida nuovamente il potere della famiglia Rajapaska con importanti conseguenze sul piano politico interno e su quello delle relazioni estere. Mahinda Rajapaska, leader dell’SLPP e fratello maggiore dell’attuale presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaska, si è assicurato 150 dei 225 seggi parlamentari con una maggioranza di due terzi che permetterà alla famiglia di dominare incontrastata la scena politica del Paese. Il Primo Ministro Mahinda Rajapaska, già presidente dal 2005 al 2015, occuperà importanti cariche ministeriali insieme ad altri quattro membridella famiglia dando alla politica srilankese un’impronta sempre più dinastica. La popolarità dei Rajapaska, già alta tra la maggioranza singalese-buddista per aver posto fine alla guerra civile durata 26 anni, è cresciuta a dismisura negli ultimi mesi grazie alla gestione della pandemia con meno di 3000 casi di Covid-19 confermati e appena 11 morti.

 

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Le implicazioni sul piano interno  

Sul piano interno la vittoria dell’SLPP comporterà importanti conseguenze per la vita politica dello Sri Lanka: in primis la stretta autoritaria della famiglia Rajapaska sarà sempre più forte. Durante la sua seconda presidenza dal 2010 al 2015, con il 18mo emendamento, Mahinda aveva cambiato la costituzione per accrescere il proprio potere, eliminando il limite temporale al mandato presidenziale e dando al presidente il potere di nominare cariche politiche e amministrative senza l’approvazione del Consiglio Costituzionale. Con il 19mo emendamento approvato dal parlamento nel 2015, a pochi mesi dalla sconfitta di Mahinda nelle elezioni presidenziali di quell’anno, era stato reintrodotto il limite temporale che riduceva i poteri del mandato presidenziale e garantiva l’indipendenza del sistema giudiziario, del servizio pubblico e delle elezioni, mossa percepita a livello internazionale come una vittoria per la democrazia del Paese.

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Adesso, il 19mo emendamento costituisce un ostacolo non indifferente nelle aspirazioni autoritarie e nazionaliste dei fratelli Rajapaska e, ad appena due settimane dall’elezione parlamentare, il governo ha già concesso l’approvazione per la sua abolizione e per la creazione di una nuova costituzione. Ciò che questa decisione comporterà per la vita politica del Paese è facilmente prevedibile: la centralizzazione del potere, già iniziata con la presidenza di Gotabaya nel novembre 2019 e rafforzata con lo scioglimento del parlamento nel marzo 2020, verrà incrementata a dismisura. Forti preoccupazioni riguardano la gestione dell’opposizione e del dissenso politico da parte del nuovo governo alla luce della precedente esperienza dei Rajapaska al potere, caratterizzata da persecuzioni e sparizioni dei critici del regime e dalla sanguinosa fine della guerra civile per cui Gotabaya è stato accusato di violazione dei diritti umani.

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Un altro punto critico nella gestione della politica interna riguarda i rapporti con le minoranze etniche e religiose del Paese. La campagna elettorale dell’SLPP è stata infatti mirata alla maggioranza singalese-buddista, che costituisce il 70% della popolazione, ignorando gruppi etnici e religiosi minori. Un aumento di sentimenti fortemente nazionalisti ha caratterizzato il periodo precedente le elezioni preoccupando numerosi attivisti che temono conseguenze per la riconciliazione etnico-religiosa in Sri Lanka.

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Le implicazioni nelle relazioni internazionali

A livello internazionale, le recenti elezioni parlamentari sono state seguite con grande attenzione, date le implicazioni che la quasi certa vittoria dell’SLPP avrebbe comportato per gli equilibri geopolitici regionali. L’economia del Paese si trova in serie difficoltà a causa del crollo che si è registrato nel settore turistico, dell’inattività economica dovuta alla pandemia di Covid-19 e del debito estero. Secondo una stima della Banca Mondiale, nel 2020 l’economia dell’isola potrebbe contrarsi fino al 3%, evento avvenuto solo all’apice della guerra civile nel 2001. Data la situazione precaria, la priorità assoluta del nuovo governo sarà di gestire l’economia dell’isola e per farlo avrà bisogno del supporto esterno di una grande potenza. È in questo delicato contesto interno che Cina e India si inseriscono, o tentano di farlo, approfittando delle difficoltà economiche del Paese per offrire un’ancora di salvezza ed esercitare la propria influenza politica ed economica sull’isola. In questo scontro, l’India ha avuto la meglio per decenni, finanziando progetti infrastrutturali per il valore di miliardi di dollari e cancellando il debito srilankese alla fine della guerra civile. Con l’inizio del nuovo millennio la Cina ha iniziato a esercitare il proprio ascendente in maniera sempre più rilevante fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per le relazioni economiche e politiche dell’isola.

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Oltre alla fornitura di armi data da Pechino durante la guerra contro le Tigri Tamil, la Cina ha dimostrato il proprio supporto anche nei fora internazionali difendendo il regime di Rajapaska dalle accuse di crimini di guerra. È poi durante il decennio di presidenza di Mahinda che le relazioni economiche con Pechino si sono rafforzate ulteriormente attraverso una serie di prestiti e un consistente numero di progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina. Tra questi, il caso più rilevante è il porto di Hambantota costruito col supporto cinese al costo di 1.3 miliardi e rivelatosi ben presto un investimento fallimentare per cui Colombo è stata incapace di ripagare il debito, comportando un trasferimento di proprietà del porto alla Cina per i successivi 99 anni. Il caso del porto di Hambantota, inglobato nel più grande progetto infrastrutturale della Via della Seta, è per molti un esempio emblematico della diplomazia cinese basata sulla “trappola del debito”, accentuata nel caso dello Sri Lanka dalla sua difficile situazione economica che lo rende vulnerabile ai numerosi e sicuri investimenti cinesi. Nonostante la forte presenza cinese sull’isola, la sconfitta di Mahinda alle elezioni presidenziali del 2015 ha portato a un riavvicinamento nelle relazioni diplomatiche ed economiche indo-srilankesi e per questo motivo la schiacciante vittoria dei Rajapaska alle ultime elezioni preoccupa l’India che teme una relazione esclusiva tra Pechino e Colombo. 

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 Fatte queste premesse, è dunque evidente come la vittoria dell’SSLP e della famiglia Rajapaska favorisca la Cina nella lotta all’influenza sul Paese. L’interesse di Pechino per l’isola è rafforzato dalla sua posizione geografica, che garantisce alla Cina un’area di influenza nella regione Indo-Pacifica a discapito dell’India con cui i rapporti sono ancora tesi a seguito dello scontro sul confine indo-cinese avvenuto nel mese di giugno. Lo Sri Lanka necessita maggiori infrastrutture e connettività e la Cina continua ad essere l’alleato migliore per il Paese in questi termini. Il reciproco interesse dei due Paesi li porterà ad approfondire la propria relazione economica e politica, ma questo non significa che l’India resterà tagliata fuori. Per lo Sri Lanka si tratterà di bilanciare il più abilmente possibile la relazione diplomatica con Cina e India in un momento particolarmente delicato e senza rimanere schiacciato dai due giganti asiatici.

 

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