TENSIONI NEL MEDITERRANEO TRA GRECIA E TURCHIA: GUERRA DI TROIA 2.0?

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Continua a salire la tensione tra Grecia e Turchia nel Mediterraneo orientale, l’ipotesi di una guerra diventa tristemente realistica.

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I riflettori, che si sono accesi negli ultimi mesi sul bacino del mediterraneo orientale, non accennano a spegnersi. Complice il fatto che protagoniste della vicenda sono sempre loro, Grecia e Turchia, sembrerebbe di vivere una moderna guerra di Troia. Ambientazione del poema odierno saranno le profondità marine delle isole del Dodecaneso, in particolare, la piccola isola di Kastellorizo, a largo della quale la nave di esplorazione turca, Oruc Reis, è stata utilizzata per scandagliare i fondali marini alla ricerca di gas naturale. Kastellorizo, fino al 1943, tra le isole Italiane dell’Egeo ed a seguito dei Trattati di Parigi, attribuita al governo ellenico, è la più lontana tra le isole della Grecia. Situata ad 80 miglia da Rodi, suo riferimento amministrativo, ma a soli 3 chilometri dalla costa turca, da sempre, è contesa da entrambi i paesi, che ne rivendicano il controllo.

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Cosa la rende così ambita? Senz’altro, la sua collocazione. La Zona Economica Esclusiva greca diviene contigua con quella cipriota, elemento di non poco conto, visto e considerato che semplificherebbe notevolmente la realizzazione del gasdotto EastMed, pensato per collegare i giacimenti di gas del Leviathan, situato nei fondali delle acque di Israele, con l’Europa. L’ambizioso progetto prevede il passaggio attraverso Cipro e Grecia per poi approdare in Italia, attraverso un ulteriore gasdotto; rendendo, di fatto, Ankara completamente esclusa dalla partita e relegata al ruolo di cenerentola delle risorse energetiche (dipendente per il 50% delle sue importazioni di gas da Russia ed Iran). Posizione che va stretta alle mire espansionistiche di Erdogan, il quale lo scorso 30 maggio ha firmato un Memorandum con la Libia di Al-Sarraj, nel quale si consentiva alla compagnia petrolifera di Stato turca TPAO di avviare esplorazioni energetiche nei pressi delle isole greche, confermando peraltro quanto previsto nel precedente accordo, siglato il 27 novembre 2019, circa le delimitazioni delle rispettive ZEE dalla costa meridionale turca alla costa nord-orientale della Libia

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Per tutta risposta, Atene scalda ulteriormente la questione firmando, il 6 Agosto, un accordo con l’Egitto, paese che intrattiene relazioni non certo idilliache con Ankara: il governo egiziano aveva, infatti, espresso forte contrarietà all’accordo turco-libico, dal momento che non si teneva assolutamente in considerazione l’isola di Creta, a metà strada tra i due paesi, finendo così per scindere in due il mediterraneo orientale. Dove sta la ragione, secondo il diritto internazionale? Prima di tutto bisogna chiarire cosa si intende per ZEE e qual è la disciplina da applicare, secondo il diritto internazionale. Riferimento normativo richiamato dal governo greco è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay, la quale stabilisce che la ZEE si estende oltre il mare territoriale ed ha un’ ampiezza massima di 200 miglia marine dalla linea base del mare territoriale stesso. Su tale zona, lo Stato costiero  è titolare di diritti esclusivi di sovranità, in relazione ad attività di esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali presenti nelle acque sovrastanti il fondo del mare, il suolo ed il sottosuolo marino.

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Lo Stato costiero ha anche ampi poteri coercitivi, in base all’art 73 di tale Convenzione, può adottare tutte le misure necessarie ad assicurare il rispetto di Leggi e Regolamenti, purché siano conformi alla stessa. La soluzione non è così semplice, però, dal momento che la Convenzione di Montego Bay non è stata firmata dalla Turchia, che perciò non le riconosce valore normativo. Per di più, Ankara ritiene la zona rientrante nella sua piattaforma continentale, considerandola un prolungamento della terraferma e, dunque, sottoposta all’esclusiva sovranità turca. Le protagoniste della vicenda continuano a difendere strenuamente le proprie ragioni. Erdogan prosegue nella sua crociata di indipendenza energetica, mentre il premier greco Mitsotakis, consapevole della difficoltà di raggiungere un accordo, ha affermato che la Grecia è pronta a risolvere una volta per tutte
le dispute territoriali con Ankara affidandosi alla Corte internazionale di Giustizia  Non è la prima volta che il governo greco si trova costretto a cercare di contenere le pretese del leader turco.Questione risalente ed ancora irrisolta è quella dell’isola di Cipro, ancora oggi divisa tra la Repubblica di Cipro, sotto l’influenza greca e riconosciuta a livello internazionale, e la Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia. Più recentemente, la crisi dei migranti e, da ultimo, la riconversione in moschea della basilica di Santa Sofia hanno ulteriormente infuocato rapporti già tesi da tempo. La disputa presenta notevoli criticità, non solo per le parti strettamente interessate; trasversalmente va a toccare l’intero “scacchiere” internazionale. Sia Grecia che Turchia sono membri della NATO, ciò comporta la necessità di gestire la controversia nella maniera più diplomatica possibile.

 

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L’Unione Europea non si è sbilanciata, come ci si sarebbe potuto aspettare, a difesa del paese membro, piuttosto ha cercato di fare da mediatore tra la parti in conflitto. La Germania ha adottato un atteggiamento decisamente conciliatorio, tanto da riuscire a convincere il governo turco, dopo un lungo colloquio, tenutosi tra la cancelliera tedesca ed Erdogan, ad interrompere l’attività di esplorazione per tutta la durata dei negoziati, salvo poi fare dietrofront e riprendere le esplorazioni, poco dopo. A schierarsi saldamente al fianco della Grecia è stata, invece, la Francia, interessata anch’essa al progetto del gasdotto EastMed. Emmanuel Macron ha dato il suo pieno supporto, decidendo di rinforzare temporaneamente la presenza militare francese, nel mediterraneo orientale. E l’Italia? La posizione del nostro paese è molto delicata. Seppure la telefonata del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al presidente turco segue il chiaro intento diplomatico di calmare le acque, torbide di provocazioni e minacce, del Mar Egeo, non si può tacere sul fatto che l’Italia faccia parte del progetto EastMed ed anzi rappresenti l’ultimo e fondamentale collegamento con l’Europa.

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La Grecia ha cercato di richiamare l’attenzione dei suoi partner europei richiedendo all’UE una riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri. “Difenderemo sempre il diritto internazionale, la democrazia, i diritti umani e le libertà” ha affermato Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE, al termine della videoconferenza dei ministri degli affari esteri del 14 agosto 2020. Nel corso della discussione i ministri hanno espresso nuovamente la piena solidarietà dell’UE alla Grecia e a Cipro, ribadendo che i diritti sovrani degli Stati membri dell’UE devono essere rispettati. Nulla di fatto, si può dire, dal momento che la risposta di Erdogan alla comunità internazionale non si è fatta attendere “la Turchia farà valere i propri diritti tanto nel Mediterraneo, quanto nel Mar Egeo e nel Mar Nero”, un chiaro monito rivolto ad Atene di stare bene attenta alle prossime mosse per non “mettere alla prova la pazienza” turca. Il leader turco non intende scendere a compromessi su ciò che ritiene un diritto di Ankara ed invita Atene a “farsi da parte”, questa volta, per evitare conseguenza irrimediabili.

 

 

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