NEPAL: TRA DISCRIMINAZIONI DI GENERE E DIFETTI DEL CODICE PENALE

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Il conflitto interno in Nepal, mutato poi in guerra civile (1996-2006), si è formalmente concluso nel 2006 con la firma dell’Accordo Comprensivo di Pace , The Comprehensive Peace Accord, tra il governo del Nepal e il Partito Comunista Unificato del Nepal. Durante gli anni del conflitto, si sono verificate importanti violazioni dei diritti umani: torture, sparizioni forzate, arresti arbitrari e, in particolare, violenze sessuali e stupri contro le donne, che hanno in qualche modo plasmato le concezioni di genere, stabilendo una sorta di gerarchia fra i sessi nel paese.

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Gli effetti delle visioni stereotipate del genere

La firma degli accordi di pace ha segnato l’impegno da parte del governo di condurre il paese verso il progressivo cambiamento democratico, da qui la consequenziale decisione di istituire la Commissione di verità e riconciliazione, Truth and Reconciliation Commission, TRC, con l’intento di fornire giustizia e risarcimento alle vittime, che hanno subito le gravi violazioni dei diritti umani[1]. Questo impegno, tuttavia, non è stato sufficiente a garantire una transizione democratica effettiva né ha determinato i presupposti per un’uguaglianza di genere di fronte alla legge, in merito alle violazioni dei diritti umani e ai reati connessi alla violenza sessuale. Oggi, infatti, il Nepal rimane un paese fortemente condizionato da visioni stereotipate del genere, che diffondono l’idea di una presunta superiorità del sesso maschile su quello femminile, per cui l’eliminazione di queste differenze concettuali rappresenta, ancora, una grande sfida per il paese.

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Visioni arcaiche e, purtroppo, radicate, discriminazioni diffuse,  insieme alla normalizzazione della violenza e lo stigma sociale connesso alla denuncia di una violenza subita, continuano a pervadere la società. Queste tendenze, dunque, finiscono inevitabilmente con il riflettersi su una criminalizzazione di particolari reati, che effettivamente non garantisce le giuste ed eque tutele giuridiche. Ciò è riscontrabile nelle scelte legislative relative alla composizione e contenuto del codice penale nepalese, che manifesta con estrema chiarezza queste tendenze discriminatorie per quanto riguarda i crimini connessi alla sfera sessuale. L’attuale legislazione penale, infatti, in merito alla criminalizzazione dello stupro, solleva molte preoccupazioni sulle effettive condizioni di equità e sulla possibilità di fare affidamento alla legge per ottenere giustizia e protezione.

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I difetti del codice penale sul reato di stupro

L’attuale codice penale nepalese, se da un lato, criminalizza lo stupro e la violenza sessuale e domestica, dall’altro, non fornisce le dovute tutele giuridiche a causa di una definizione della fattispecie, effettivamente, manchevole di esaustività e concretezza. La descrizione del reato di stupro è riscontrabile all’articolo 219 del codice penale nazionale, che circoscrive tale pratica come un’azione che si svolge quando ‹‹un uomo ha rapporti sessuali con una donna senza il suo consenso o con una bambina di età inferiore ai diciotto anni con il suo consenso››.[2]

 

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Come si evince dallo stesso articolo, il reato di stupro viene inteso solo come un’azione commessa da un uomo contro una donna o bambina, escludendo a priori la possibilità di inserire altre vittime e perpetratori, identificando, dunque, il reato di stupro come un reato esclusivamente ‘maschile’ commesso ai soli danni della controparte ‘femminile.’ L’articolo in questione manifesta, quindi, con chiarezza una visione stereotipata e generalizzata dell’offesa sessuale e, per tale ragione, questa scelta legislativa finisce per essere carente e incompleta.

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Nonostante gli emendamenti al codice penale per estendere e modificare la descrizione della fattispecie di reato di stupro, la disposizione rimane impregnata di visioni che rimangono ancorate alle differenze di genere. Ciò lascia un vuoto legislativo che inevitabilmente produce delle mancanze di tutela e protezione contro il reato, nei casi in cui quest’ultimo sia perpetrato secondo dinamiche differenti che includono soggetti diversi da quelli stereotipati all’interno del codice penale. Un altro problema riscontrabile è la pena stabilita per il reato di stupro commesso all’interno di un vincolo matrimoniale. In questo caso, quando si verifica uno stupro la pena prevista è di gran lunga inferiore ( fino a 5 anni di prigione) rispetto agli altri casi di stupro che prevendo una pena più estesa (che oscilla fra i 7 e 20 anni a seconda della gravità dei casi). Questa scelta denota una mancanza di uniformità sulla pena per il reato in questione.

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In aggiunta, la riduzione della pena nei casi di stupro, perpetrato all’interno del matrimonio, può far pensare che la sussistenza di un vincolo matrimoniale sia in qualche modo un’attenuante ai fini della commisurazione della stessa. Un vincolo coniugale, dunque, che riflette una qualche forma i gerarchia fra i sessi attraverso dinamiche relazionali patriarcali, non deve essere un freno al raggiungimento di un’uguaglianza di fronte alla legge e ad evidenti forme di disparità in sede di distribuzione della pena per il reato di stupro.

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Il Nepal, quindi, deve assolutamente riformare la legge sullo stupro e sulle violenze sessuali se vuole davvero garantire il rispetto comprensivo e universale dei diritti umani e il principio di uguaglianza di fronte alla legge. Per muovere dei sostanziali passi verso questa direzione, tuttavia, è indispensabile iniziare a modificare ed estinguere tutte le visioni patriarcali, obsolete e ingiuste, che stanno alla base delle diffuse considerazioni circa un’esistenziale differenza di genere fra uomo e donna. E’ opportuno, inoltre, riconoscere che il reato di stupro non deve essere inteso solo come un reato esclusivamente ‘maschile’. Cambiare questi preconcetti, quindi, attraverso l’insegnamento della parità e identità di genere e l’eliminazione delle diseguaglianze sul piano sociale, economico e giuridico, aiuterà il paese ad intraprendere un cambiamento sociale completo, che sarà decisivo per porre le basi per una futura attuazione di una riforma anche su un piano legislativo-penale.

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Bibliografia

Human Rights and Justice Centre TRIAL International Report 2020, Thematic Report of The Special Rapporteur on Violence Against Women on Rape as a Grave and Systematic Human Rights Violation and Gender-based Violence Against Women, p.3.

The Nepal National Penal (Code) Act 2017, p.139.

Note

[1] Human Rights and Justice Centre TRIAL International Report 2020, Thematic  Report of The Special Rapporteur on Violence Against Women on Rape as a Grave and Systematic Human Rights Violation and Gender-based Violence Against Women, p.3.

[2] The Nepal National Penal (Code) Act 2017, p.139.

 

 

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Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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