LE PROSSIME ELEZIONI LEGISLATIVE IN VENEZUELA DIVIDONO L’OPPOSIZIONE

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In Venezuela le elezioni rappresentano una fonte di destabilizzazione. Quest’anno le votazioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale rimarcano la frattura tra il Governo e l’opposizione e sgretolano l’unità di quest’ultima.

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Nel 2014, con l’investitura – ritenuta illegittima – di Nicolás Maduro si generò una crisi di governabilità che condusse a conseguenze inaspettate. Questo clima di tensione creò delle fratture in seno all’opposizione, dovute all’incapacità dei partiti di concordare una strategia da seguire per la realizzazione di un cambio di governo. In realtà, il ruolo dell’opposizione in un Paese come il Venezuela non risulta semplice: per i partiti significa avere contro le istituzioni e l’intero apparato statale, non ricevere nessun tipo di finanziamento ed essere denigrato su qualsiasi mezzo di comunicazione ufficiale[1]. Ancora oggi, come affermato dal Segretario di Stato di Donald Trump Mike Pompeo al Washington Post, continuano tra i rappresentanti dell’opposizione delle lotte intestine le quali indeboliscono la forza d’azione degli stessi partiti. Ad ogni nuovo processo elettorale la storia sembra ripetersi e anche nel 2020, con le elezioni legislative alle porte, l’opposizione si è divisa davanti alla decisione del governo chavista di indire quest’ultime il 6 dicembre, senza garantire il minimo livello di trasparenza democratica, chiesto a gran voce dai partiti di opposizione e dall’intera comunità internazionale.

 

[1] BARRERA TYSZKA A. (2019) El saboteo suicida de la oposición venezolana, in ‘New York Times’, 8 dicembre

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Sebbene la Costituzione preveda che la nomina dei membri del Consejo Nacional Electoral (CNE) sia compito del Parlamento (Asamblea Nacional), ad inizio giugno la Corte di Giustizia venezuelana (Tribunal Supremo de Justicia), sfruttando i ritardi dell’Assemblea nel nominare i nuovi membri del CNE (omissione legislativa) ha proceduto a legiferare al suo posto, violando di fatto la Magna Carta – che invece prevede in caso di omissione che il Tribunale stabilisca le linee guida e le scadenze per il rispetto delle disposizioni costituenti. Non sorprende, dunque, che ad inizio luglio dopo l’annuncio del CNE sulla data delle consultazioni, i maggiori leader di opposizione hanno prontamente comunicato il loro rifiuto a prendere parte a questa votazione, considerandola una farsa. Il CNE è un’istituzione chiave con il compito di organizzare e supervisionare i processi elettorali ed il suo funzionamento è da anni al centro delle polemiche tra chavismo ed opposizione. Il fatto che a legiferare sulle nomine del Consejo Electoral sia stato il Tribunal – da anni controllato dal governo bolivariano – è stato interpretato come un “attentato alla Costituzione” ed ha posto fine a qualsiasi speranza (nazionale ed internazionale) di trasparenza.

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VISIONI DIVERSE

Questo scenario apre un nuovo dibattito sulla possibilità dell’opposizione di partecipare o meno alle prossime consultazioni elettorali. Il leader dell’opposizione Juan Guaidó ha prontamente annunciato di non riconoscere la legittimità del nuovo CNE e conseguentemente di non prendere parte alle elezioni. Quest’ultime, infatti, se non organizzate in base a principi di reale partecipazione democratica, costituiranno solo una farsa istituzionale utile a garantire la maggioranza parlamentare al PSUV e ridurre il ruolo dei partiti antichavisti all’interno dell’Assemblea Nazionale. Sempre dalle file dell’opposizione, però, c’è chi crede che boicottare le elezioni significhi lasciare al chavismo carta bianca e permettere una sua autolegittimazione. Tra questi, Henrique Capriles il quale minaccia la leadership di Guaidò. L’ex candidato presidenziale (Capriles ha sfidato Chávez nel 2012 e Maduro nel 2013) ha ritirato l’appoggio del suo partito Primero Justicia (PJ) al c.d. G4 (l’alleanza dei principali partiti di opposizione: PJ, Voluntad Popular, Acción Democrática y Un Nuevo Tiempo), denigrando l’operato di Guaidò come un “governo di fantasia”.

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Secondo Capriles, è necessario concentrarsi nel risolvere i problemi dei cittadini sui quali gravano le conseguenze di una lunga e dura crisi economica. Ma ciò che più allontana il leader di PJ da Guaidò è la rispettiva posizione riguardo le sanzioni economiche statunitensi imposte al governo venezuelano e la partecipazione dei partiti di opposizione alle elezioni. Riguardo la prima frattura, l’ex Governatore dello stato Miranda chiede di avere una visione più realistica della situazione presente nel Paese: le sanzioni USA non colpiscono tanto la cupola chavista bensì i cittadini. È il caso della benzina. Le sanzioni, dirette a strangolare l’economia venezuelana hanno paralizzato la società statale PDVSA- fonte principale di entrate statali e di rifornimento di benzina. Il carburante ha iniziato a scarseggiare e costare molto di più (prima era quasi gratis). Sebbene in soccorso di Maduro sia arrivato il combustibile iraniano, questo è stato sequestrato dagli Stati Uniti in violazione delle sanzioni, lasciando i venezuelani senza rifornimento. Risulta inaccettabile che la strada per giungere ad un cambio politico implichi, ancora una volta, maggiori sacrifici per la popolazione. Per ciò che concerne le consultazioni elettorali Capriles, al contrario di Guaidò, crede che queste possano mobilitare la cittadinanza – nonostante non sia chiaro se il leader di PJ sia favorevole o meno ad andare a votare seguendo le attuali “regole di gioco”.  

 

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L’OPPOSIZIONE IN VENEZUELA

Perché è essenziale che l’opposizione venezuelana non si divida? Per comprendere l’importanza di un fronte unito bisogna fare un passo indietro. Durante i periodi di governo di Hugo Chávez (1999 – 2013), l’opposizione fu caratterizzata da una concezione antipolitica: infatti, furono attori non appartenenti ad alcun partito politico ad assumere un ruolo da protagonista. L’opposizione propriamente detta, quasi scomparve[2]. La sua rinascita si ebbe nel 2008 grazie alla formazione della Mesa de la Unidad Democratica (MUD), ovvero una coalizione di partiti i quali condividevano il rifiuto verso la Rivoluzione Bolivariana. Essa nacque poiché, risultando nella pratica impossibile sconfiggere elettoralmente il Chavismo attraverso la candidatura di una moltitudine di singoli partiti, si rese necessaria la creazione di una coalizione avente come obiettivo comune conquistare (minimi) spazi di potere. La strategia politica seguita dalla MUD di mantenere una forte coesione – nonostante condizioni avverse (in termini istituzionali ed economici) – aumentò le possibilità di vittoria. Questo accadde poiché negli autoritarismi competitivi l’incertezza elettorale si riduce quando l’opposizione si presenta frammentata. Dunque, meno coordinazione ci sarà tra le forze avverse al Governo, maggiori saranno le possibilità di quest’ultimo di restare al potere[3.

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Nonostante nel caso venezuelano la coesione dell’opposizione sia una condizione necessaria ma non sufficiente al trionfo elettorale essa è comunque un presupposto da non dimenticare. Cosciente di ciò, nelle ultime settimane, il presidente ad interim Juan Guaidó si è appellato all’unità, rivolgendo ai suoi seguaci – così come ai suoi detrattori – un invito ad incontrarsi per migliorare insieme la road map dell’opposizione, affinché si riesca a realizzare un percorso comune e definitivo da presentare ai venezuelani e agli alleati della comunità internazionale ed evitare ulteriori scissioni, come successo negli anni passati. Infatti, con l’arrivo di Nicolás Maduro alla presidenza l’opposizione venezuelana si divise tra chi, come Leopoldo López di Voluntad Popular (VP), Antonio Ledezma di Aleanza Bravo Pueblo (ABP) e María Corina Machado di Vente Venezuela, esortava per “La Salida” – ovvero l’attivazione di meccanismi costituzionali volti a sostituire il Governo il prima possibile –  e chi, come Henrique Capriles e Julio Borges di Primero Justicia (PJ) proponeva la formazione di una maggioranza capace di battere il Chavismo per via elettorale. Anche su questo punto Capriles si schiera contro Guaidò. Secondo il leader di PJ, è ora di pensare ai problemi presenti “en las calles del País”, si dice contrario a prendere parte a convegni che hanno come unico obiettivo la legittimazione ed il mantenimento dello status quo e, coerentemente con quanto detto negli anni precedenti, si dice favorevole ad andare al voto contro il PSUV di Maduro.   

 

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CONCLUSIONI

In un solo anno Nicolás Maduro è passato dal ricoprire una posizione incerta e traballante – pressato dall’interno e dall’esterno del Paese – ad una di forza (seppur relativa). Il risultato delle elezioni legislative potrebbe rafforzare ancor di più̀ il regime autoritario madurista o, al contrario, dar inizio ad un lento processo di transizione democratica. Dall’altra parte della barricata, l’anno appena trascorso si è dimostrato altrettanto difficile ed impegnativo, forse più di quanto ci si aspettasse. Il leader dell’opposizione Juan Guaidó, una volta assunta la nomina di Presidente pro tempore, avrebbe dovuto passare all’azione e portare a termine (nel più breve lasso di tempo possibile) il suo mantra: fine dell’usurpazione, governo di transizione ed elezioni trasparenti e libere. Il disgregarsi dell’opposizione è dovuto anche al ritardo nel portare avanti questa road map. L’obiettivo iniziale dell’autoproclamazione rappresentava la condizione necessaria per dare vita ad un mandato parallelo, il quale, avrebbe dovuto durare giusto il tempo di accumulare sufficiente peso politico per spodestare Maduro. Il fallimento di questo progetto ha eroso la popolarità di Guaidó che ora deve prestare attenzione non solo ai suoi nemici ma anche ai suoi alleati. Henrique Capriles, forte dei risultati positivi ottenuti nelle passate votazioni (nel 2013 ottenne 7.271.403 voti contro i 7.505.338 di Maduro), potrebbe ora voler approfittare dell’unico vero obiettivo realizzato da Guadò, ovvero il riconoscimento da parte della Comunità Internazionale della particolare situazione politica presente in Venezuela. Questo successo potrebbe essere d’aiuto al leader di PJ nel caso in cui il PSUV tentasse di truccare i voti dei cittadini o ricorresse alla violenza e alla repressione degli avversari e dei dissidenti politici. 

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Note

[1] BARRERA TYSZKA A. (2019) El saboteo suicida de la oposición venezolana, in ‘New York Times’, 8 dicembre

[2] KAISER A., ÁLVAREZ G. (2016) El engaño populista, Planeta Pub Corp

[3] TRAK J.M. (2018) Venezuela: elecciones y sistema de partidos en la era pos.Chavez, Madrid, Centro de Investigaciones Sociologicas

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Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

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