LA CONVENTION REPUBBLICANA E LE PROTESTE DEL WISCONSIN

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Con il riaccendersi delle proteste in Wisconsin, a seguito del ferimento dell’afroamericano Jacob Blake da parte della polizia, i repubblicani, durante la terza serata della convention, hanno ulteriormente posto l’accento su tematiche già centrali, quali il rispetto della legge e dell’ordine pubblico. Il vicepresidente Mike Pence e altri repubblicani hanno definito i democratici eccessivamente tolleranti nei confronti della violenza e dei disordini avvenuti in Wisconsin negli ultimi giorni. Pence ha quindi attaccato il candidato democratico Joe Biden per non aver categoricamente condannato l’ondata di vandalismo emersa a seguito delle proteste del Black Lives Matter, che pretendono dalle istituzioni più giustizia razziale. Secondo i repubblicani, il paese non sarebbe quindi al sicuro con un Biden fin troppo permissivo al comando.

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L’ampio spazio dedicato alle proteste non ha fatto altro che testimoniare l’ennesimo tentativo da parte dei repubblicani di deviare l’attenzione dedicata all’emergenza coronavirus e spostare il tema centrale delle elezioni sui disordini urbani e sull’esigenza di ristabilire ordine e rispetto della legge. Pence, capo della task force governativa sul coronavirus, ha tendenzialmente sminuito la crisi sanitaria, descrivendo il Presidente Trump come un leader eroico e definendo la risposta del governo come un successo. Evitando di affrontare le questioni più complesse della pandemia, Pence ha definito l’America “la nazione dei miracoli”.

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Nonostante ciò, il signor Pence è stato il primo oratore della convention ad aver menzionato l’impatto devastante del virus, ammettendo che la nazione stia affrontando “un periodo di prova”. L’approccio serio ed a tratti preoccupato del vicepresidente Pence in merito alla pandemia è stato rapidamente superato dai momenti in cui lui, sua moglie, Trump e la first lady hanno scambiato strette di mano ad alcuni sostenitori, senza che né quest’ultimi né le due coppie indossassero le mascherine. [1]

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