ISTRUZIONE E CORONAVIRUS: QUALE FUTURO PER IL MAROCCO?

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Agli sgoccioli dell’estate tornano le paure, le ansie e i dubbi legati al mondo dell’istruzione durante l’emergenza coronavirus. Il Marocco, che dall’inizio della pandemia ha attuato un atteggiamento il più delle volte risoluto, si pone anche in questa occasione con determinazione. Il ministro dell’Educazione e della Ricerca, Said Amzazi, ha dichiarato che in previsione dell’inizio dell’anno scolastico 2020-2021, stabilito per il 7 settembre, il governo si sta muovendo per dare priorità alla tutela della salute, nonostante l’importanza di garantire il diritto allo studio. Gli scenari possibili, chiariti da Amzazi, durante diversi interventi televisivi, potrebbero essere tre:

  • Nel caso in cui la situazione del Coronavirus migliori, la strada da seguire sarà quella di un rientro degli studenti in classe, anche se graduale e con massima prudenza.
  • La seconda opzione, in caso di un’evoluzione incerta, si sceglierà l’alternanza tra la presenza in classe, nel rispetto del distanziamento sociale e delle misure di prevenzione per il contagio, e la didattica online.
  • La terza ipotesi, ovvero quella della sola didattica a distanza, verrà presa in considerazione solo nel caso in cui l’emergenza sanitaria dovesse protrarsi più del previsto.

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Dall’inizio dell’emergenza coronavirus il problema dell’istruzione, del resto, è stato uno dei temi più complessi da trattare. Se da un lato la didattica a distanza può apparire come una delle soluzioni migliori e facilmente perseguibili, si scontra in realtà con molteplici aspetti, tra cui le differenze economico-sociali della popolazione e l’arretratezza strutturale del Paese. Le difficoltà nella gestione della didattica online potrebbero quindi mettere a repentaglio quello che finora era stato per il Paese un trend positivo. Secondo uno studio pubblicato nel 2019, dalla Direzione di lotta contro l’analfabetismo (DLCA), in 8 anni l’analfabetismo in Marocco (prendendo a riferimento il periodo 2004-2012) si era ridotto in modo considerevole passando da 43% al 28%.

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In particolare, i risultati positivi sarebbero dovuti all’impegno delle ONG uniti agli sforzi delle forze politiche. Un dato indicativo è quello dei beneficiari dei programmi di alfabetizzazione che sono passati da 286mila a quasi 763mila del 2012. Un aspetto interessante è che proprio le donne erano risultate addirittura l’88% del totale dei beneficiari, di cui il 48% delle realtà rurali. Tuttavia nonostante i progressi, la strada da fare è ancora molto lunga. Secondo il rapporto annuale della Central Intelligence Agency (CIA) del 2019, il tasso di alfabetizzazione attuale nel Paese è pari al 52,3% di cui il 65% sono uomini e il 39% donne. In particolare su 10 bambini, 6 concludono la scuola elementare, 3 o 4 raggiungono la scuola superiore, 2 ottengono la maturità e solo 1 si iscrive all’ università. Nelle zone rurali, invece, nonostante gli sforzi, ci troviamo di fronte ad uno scenario molto diverso con una partecipazione scolastica che resta particolarmente scarsa.

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Nonostante il governo continui a tranquillizzare la popolazione con la promessa di mettere a disposizione gli strumenti necessari per il corretto svolgimento delle lezioni, come piattaforme web e canali TV dedicati, restano molte le preoccupazioni. Il Marocco, infatti, ha scelto la didattica a distanza in un momento in cui non aveva altra scelta, scontrandosi con la diffusione territoriale non omogena delle tecnologie avanzate e la mancanza di preparazione del corpo docente che deve affrontare una situazione mai vissuta prima. Il rischio è che di fronte alla crisi, e alla costante incertezza, il Paese possa disperdere gli obiettivi ottenuti con non pochi sforzi.

 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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