QUALE RUOLO PER L’ ITALIA NELLA CRISI MALIANA?

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Il Mali, è attualmente sotto i riflettori della politica internazionale, a  causa del recente colpo di Stato che ha deposto il presidente Keita. Stante la situazione molto fluida ed in costante mutamento, uno degli aspetti maggiormente interessanti è il ruolo che Roma può , o potrebbe, giocare nella crisi di Bamako, e con quale spazio di azione per la sua politica estera.

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Giova premettere, che il partner europeo privilegiato del Mali, è senz’altro la Francia, prima di tutto per ragioni di dipendenza storica del Mali dalla madrepatria. Ciò non toglie tuttavia che l’ Italia abbia, già dal 2012, abbia assunto un ruolo maggiormente proattivo nella regione. Sintesi di questa ritrovata energia di Roma è l’entusiastica partecipazione alla Task Force Takuba, che sostituisce la precedente Barkhane. L’ingresso delle truppe nostrane è stato deciso alla metà di luglio un’occasione del voto sul rinnovo delle missione all’estero. Infatti, i soldati italiani parteciperanno a partire dall’inizio del 2021.  La Task Force avrà compiti mentoring e capacity building. Non è però ancora chiaro se i soldati italiani saranno impegnati in operazioni combat o saranno utilizzati in ruoli di addestramento, come i soldati belga, già assoldati come forze non combattenti.

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Tuttavia, ci sono altri spazi in cui l’Italia potrebbe rivelarsi essenziale per la Regione: innanzitutto in questo momento sarà fondamentale il ruolo degli attori regionali e internazionali in funzione stabilizzatrice del Paese e del territorio circostante. Mentre infatti la situazione evolve rapidamente ed i militari hanno già annunciato la volontà di aprire un processo di transizione della durata di tre anni, ed i leader africani esprimono in vario modo dissenso, Roma potrebbe ergersi, efficacemente, a mediatore, in quanto percepita come meno coinvolta di Parigi.

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Inoltre, potrebbe spingere altri Paesi dell’ Unione, prima tra tutti la Germania che finora mostra un disinteresse quasi totale negli avvenimenti del Sahel, ad interessarsi alla regione, creando così una presenza maggiormente diversificata nel territorio ma con una efficace leadership italiana. Ciò consentirebbe di promuovere anche un più rapido procedimento di pace, foriero di innumerevoli benefici sia per la regione che per l’Unione stessa.

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