IL SILENZIOSO GENOCIDIO DELLE DONNE INDIGENE DEL NORD AMERICA

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Le crescenti discriminazioni nel Nord America

I recenti sviluppi socio-culturali nel panorama nord americano ci portano a prestare un’attenzione sempre maggiore al problema dell’intolleranza di matrice razziale. La discriminazione delle minoranze non è un problema nuovo al Nord America, in particolare agli Stati Uniti, luogo che negli ultimi mesi si è reso palcoscenico di incisivi avvenimenti di violenza razzista e di conseguenti reazioni di protesta a quest’ultima, che hanno avuto una forte eco in tutto il mondo occidentale. Molte sono le minoranze presenti in quel grande melting pot che sono gli Stati Uniti e il Canada, ma spesso si tende a relegare nel dimenticatoio quella che è la popolazione che ha visto nascere proprio in questi territori la propria identità culturale: i Nativi Americani, gli Inuit e i Métis. È difficile non rabbrividire al pensiero degli atti di violenza che queste popolazioni hanno dovuto subire negli anni. Avvenimenti che le hanno portate, infine, a restare confinate all’interno delle loro riserve.

 

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Sparizioni e Omicidi di donne native

Negli ultimi anni, tuttavia, queste popolazioni sono state vittime di nuovi tipi di soprusi. Tra questi ci sono gli efferati attacchi contro le donne native, le quali da sempre sono state vittime di estreme violenze, ma che fino agli anni ’90 stentavano a denunciare. A partire dal 2010, però, il numero delle denunce per sparizione è andato via via aumentando sia in Canada che negli Stati Uniti- ciò è dovuto al fatto che fino a quest’anno il Canada non aveva un vero e proprio registro delle sparizioni. Tuttavia, come conferma un report della sezione governativa canadese dedicata alle popolazioni indigene del 2016, nonostante le donne indigene compongano il 4% della popolazione femminile canadese, esse rappresentano il 14% dei casi di femminicidio in Canada tra il 1980 e il 2012. Un altro report del 2011 sottolinea come in Canada, tra il 1997 e il 2000, i tassi di omicidi di donne indigene fosse sette volte superiore a quello delle donne di altre origini.

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Canada: i primi provvedimenti del 2013 e le indagini del 2019

Nel 2013, il commissario della Regia polizia a cavallo canadese diede inizio a degli studi per approfondire cause, motivi e incidenza delle sparizioni e degli omicidi delle donne indigene. Questi studi risultarono in un ulteriore report che analizzava la situazione dal 1951 al 2014, concludendo che l’80% dei casi riguardanti donne canadesi – sia aborigene che no – era prontamente stato risolto dalla polizia canadese. La più grande lacuna di questo studio era, tuttavia, la mancanza di dati completi. Infatti, esso includeva solo i territori sotto il patrocinio della regia polizia a cavallo canadese e soprassedeva all’inclusione dei dati provenienti da altre agenzie del paese. A seguito della sua elezione, il governo liberale ha mantenuto fede alle sue promesse enunciate durante la campagna elettorale del 2015, aprendo un’inchiesta che è andata ad interpellare tutte le persone maggiormente toccate dalla vicenda e principalmente le famiglie delle vittime e le comunità a cui queste appartenevano. Con un budget di oltre 53.8 milioni di dollari, l’inchiesta sarebbe dovuta terminare nel 2017, ma difatti si è conclusa nello scorso 2019, con la stesura di un report in due volumi che ha dimostrato come le violenze trovino le loro radici nelle azioni e nei mancati provvedimenti di uno stato ancora fortemente legato alle ideologie colonialiste, come affermato dal capo dell’inchiesta Marion Buller. L’indagine avviata dal governo di Justin Trudeau concludeva come il fenomeno costituisse un vero e proprio genocidio basato sulla razza, sul sesso e sull’identità delle vittime.

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La situazione Statunitense e i provvedimenti del 2019

Analogamente alla situazione canadese, anche le indagini statunitensi relative alle sparizioni e agli omicidi delle donne native americane sono spesso risultate incomplete. È, infatti, frequentemente accaduto che le forze dell’ordine perdessero o non costudissero le prove in maniera corretta, creando forti lacune nelle indagini, conducendo i casi verso mancate risoluzioni e la conseguente prescrizione. Proprio per questo motivo, sempre più regolarmente, i casi non vengono denunciati, portando anche ad una forte inaccuratezza dei dati pervenuti. Altri gruppi hanno, però, provato a condurre delle ricerche private, come l’Urban Indian Health Institute che nel maggio 2019 pubblicava un report dal titolo “Missing and Murdered Indigenous Women & Girls” andando ad illustrare i drammatici dati relativi al fenomeno osservato. Negli Stati Uniti questa vicenda ha avuto, se possibile, una risonanza anche più tragica che in Canada. Questo è dovuto principalmente all’impossibilità per i nativi americani di procedere ad azioni legali direttamente nelle loro riserve, molte delle quali non hanno tuttora delle forze di polizia al loro interno. Solo nel 2013 si è provveduto a mitigare questo aspetto della vita all’interno delle riserve, permettendo alle tribù indigene, con il Federal Violence Against Women Act, di avere una propria giurisdizione sulle indagini e le azioni legali interne alle riserve relative agli atti di violenza domestica perpetrati dai non-nativi e, nonostante si intendesse fortificare questi diritti negli anni a seguire, il processo si è successivamente arrestato. Ciononostante, molti stati americani hanno provveduto autonomamente a legiferare in merito, allo scopo di aumentare la consapevolezza dei cittadini sul caso e di permettere ai centri statistici di ricostruire dati più approfonditi e attendibili. Nel 2019, il presidente Trump ha emanato un’ordinanza esecutiva con il fine di creare una task force a proposito degli “Indiani d’America e dei Nativi dell’Alaska Scomparsi o Assassinati”, nota con il nome di “Operation Lady Justice” allo scopo di rivolgere l’attenzione verso tutti i casi di donne e ragazze aborigene scomparse fino a quel momento e alle rispettive famiglie. Nonostante le difficoltà che questa task force sta incontrando nel reperire i dati effettivi, essa dovrà sottoporre entro novembre 2020 un documento alla Casa Bianca con gli obbiettivi raggiunti.

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