LA PARTENZA DEL RE EMERITO JUAN CARLOS I DI SPAGNA RISCHIA DI PROVOCARE UNA CRISI ISTITUZIONALE NEL PAESE IBERICO

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Due settimane fa, il re emerito Juan Carlos I di Spagna ha reso pubblica, attraverso una dichiarazione della famiglia reale spagnola, la sua decisione di lasciare il Paese, dopo aver appreso che le sue finanze sono sotto indagine sia in Spagna che in Svizzera per presunta irregolarità.

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In un primo momento, il luogo in cui si trovava l’ex monarca era sconosciuto alla popolazione, nonostante il fatto che la sicurezza del re emerito debba essere sostenuta dallo Stato spagnolo, poiché  Juan Carlos detiene ancora il titolo di re. Solo pochi giorni fa si è scoperto che si trovava ad Abu Dhabi.

Inoltre, il comunicato, effettuato dall’avvocato del re emerito, dove costui si dichiara a disposizione della giustizia, ha sollevato critiche, poiché è stato percepito come il tentativo di smarcare la Corona dal precedente re. In questo senso, il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha affermato che “si giudicano solo le persone, non le istituzioni”.

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La figura del monarca, agli inizi della democrazia, godette di grande popolarità, tra la popolazione. A tal punto che molte persone non si sono semplicemente dichiarate monarchiche, ma “juancarlistas”. Ciò è dovuto all’importante ruolo svolto dal re durante   il colpo di Stato del 23F (23 di Febbraio 1981), quando un gruppo di soldati sequestrò il Congreso de Los Diputadosi, gridando “se sienten, coño” (si siedano, cazzo) e sparando in aria colpi di pistola.  Il re Juan Carlos fermò il tentativo di colpo di Stato, attraverso un discorso televisivo, in cui sosteneva la Magna Carta del ‘78 come simbolo di convivenza tra gli spagnoli.

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Ma questa non è l’unica immagine che predomina in tutti i settori della popolazione spagnola, poiché sono in molti a ritenere che il colpo di Stato sia stato organizzato dal re stesso, per presentarsi come salvatore della democrazia, per lasciarsi alle spalle l’immagine di successore del dittatore Franco.

Il regno di Juan Carlos non è stato, negli ultimi tempi tranquillo, poiché ha dovuto affrontare altri scandali legati alla famiglia reale come il caso Noòs, per cui il marito di sua figlia, La infanta Cristina, è stato accusato di un reato di malversazione ed appropriazione indebita. A questo scandalo si aggiunsero più tardi le fotografie dello stesso monarca a caccia di elefanti a Botswana, durante i drammatici mesi della crisi economica del 2012, e per le quali chiese scusa a tutti gli spagnoli. Questo scandalo è ciò che ha causato l’improvvisa abdicazione del re a favore di suo figlio, Felipe VI, nel 2014.

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In questo senso, il regno di Felipe VI si è caratterizzato dal tentativo di rendere più trasparente la Casa Reale e dall’imposizione di misure di allontanamento da quei membri della sua famiglia, legati a casi di corruzione. Misura che ha preso all’inizio del suo regno nei confronti di sua sorella e che, questa volta, ha preso nei confronti di suo padre, al quale, però, non ha tolto il titolo di re.

Ma queste misure non sono servite a recuperare in pieno la buona immagine che aveva un tempo l’istituzione monarchica. Ciò è dovuto, al di là degli scandali di corruzione, allo scenario politico spagnolo, sempre più complesso; in cui Podemos, forza politica repubblicana, forma parte attualmente del governo di coalizione con il Partito Socialista, il quale, invece, difende  l’istituzione monarchica insieme al campo del centro-destra. Allo stesso tempo bisogna tener presente l’importanza che i partiti indipendentisti stanno avendo nella formazione di governo in Spagna.

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Inoltre, come affermato pochi giorni fa, il presidente della Generalitat, Quim Torra, vuole concentrare il dibattito elettorale in Catalogna sulla scelta tra una repubblicana catalana indipendente oppure la monarchia e, quindi, la dipendenza dalla Spagna.

Questo complesso scenario politico rende quasi impossibile, nonostante la crescente disaffezione dell’opinione pubblica nei confronti dell’istituzione monarchica, attuare una riforma della Costituzione spagnola attraverso una procedura agrabada, finora mai fatta e che implica la convocazione di nuove elezioni. Allo stesso tempo, lo scandalo di corruzione in cui è coinvolto don Juan Carlos apre il dibattito sull’immunità della figura di un re in una monarchia parlamentare.

 

 

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