ACCORDO TRA EMIRATI ED ISRAELE: NON PACE MA INTERESSI POLITICI ED ECONOMICI NEL MEDIO ORIENTE

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Il 13 agosto scorso gli EAU ed Israele hanno raggiunto un accordo che apre alla normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, agli investimenti, allo sviluppo del turismo e del settore delle telecomunicazioni e che, principalmente, conduce alla sospensione temporanea dell’annessione di ampie porzioni della Cisgiordania secondo il piano dello Stato ebraico. L’accordo, che ha lo scopo di approfondire la cooperazione e di irrobustire il processo di pace e di amicizia tra i due Stati, deve essere letto anche come tentativo di fronteggiare l’avanzata in Medio Oriente dell’Iran e della Turchia e di quest’ultima anche in Libia, dove gli Emirati sostengono il generale Haftar, nemico del governo di accordo nazionale guidato da Al-Serraj e sostenuto da Ankara.

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L’accordo tra Gerusalemme ed Abu Dhabi rientra nell’iter di normalizzazione dei rapporti tra i Paesi arabi e Israele, avviata già da diverso tempo, con l’intento di stabilizzare la regione mediorientale, ma si pone come obiettivo quello di rafforzare il blocco dei Paesi del Golfo contro l’espansione di Teheran. Da più parti, in Israele, si premeva affinché venisse portato avanti il piano di annessione della Cisgiordania, sostenuto dal premier Netanyahu, che aveva come data d’inizio il primo di luglio. Ma pare che questo percorso sia stato momentaneamente congelato. L’accordo tra le due parti non può essere considerato adesso e forse neanche nel futuro un piano di pace, non prevede nessun cambiamento radicale negli assetti geopolitici dell’area e rafforza l’ostilità nei confronti di Teheran e neanche si pone come tentativo di frenare l’attivismo cinese o russo nella regione. Ciò che esso stimola è il raggiungimento nei nuovi accordi di normalizzazione tra Israele, Oman, Bahrein e Marocco, con Gerusalemme che vuole non avere più Paesi arabi come nemici

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Se Netanyahu può vantarsi di aver consolidato il rafforzamento del dialogo e della pace con i Paesi del Golfo, Abu Dhabi, invece, può per lo meno dare l’idea di non aver tradito la volontà della piazza araba sulla causa palestinese.Sarà importante notare fino a che punto tale accordo varrà per aumentare l’ostilità nei confronti di Teheran e di bloccare l’avanzata nell’area e se lo stesso Iran e la Turchia reagiranno in qualche modo rispetto a tale novità sul piano geopolitico.Chiaramente gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse nel supportare un accordo che possa avere come obiettivo quello di promuovere la pace e la cooperazione, con il rischio che si possano acutizzare gli scontri tra gli attori regionali.

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