OBIETTIVO MOZAMBICO: LA RINASCITA DELL’ISIS

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Fino a pochi giorni, l’Africa subsahariana sembrava essersi messa relativamente al riparo dalle minacce terroristiche di stampo jihadista. Infatti, nonostante alcuni sporadici attacchi in territorio somalo, le milizie islamiste sembravano aver perso interesse nel territorio, per concentrare il loro riassetto in altri quadranti di crisi. Quanto accaduto il 12 agosto scorso, tuttavia, ribalta drasticamente la situazione: in quella data, soldati appartenenti al gruppo Stato Islamico – conosciuti sotto il nome di Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, grossomodo traducibile in “seguaci della tradizione e dell’unità sunnita”, si sono impadroniti della città costiera di Mocimboa da Praia, capoluogo dell’omonimo distretto mozambicano, e situata nella provincia di Cabo Delgado. Il gruppo estremista ha in particolare ottenuto il controllo del porto.

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Ciò pone delicate questioni rispetto agli equilibri geopolitici interni e internazionali. L’occupazione del territorio da parte dell’Isis non rappresenta solo una grave sconfitta per la lotta al terrorismo ma interessa anche la ben più delicata questione energetica e rischia di compromettere l’intero scacchiere regionale. Prima di tutto ciò accade perché il Mozambico ha un altissimo indice di corruzione: ciò vuol dire che risulterebbe estremamente per gli estremisti infiltrarsi tra le sfere governative, portando ad un risultato – nello scenario peggiore – simile a quello della Somalia.

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Tuttavia, a preoccupare gli attori internazionali, è soprattutto la questione energetica. Mocimboa da Praia, con il suo porto, sono infatti il punto di partenza e di sbocco di una imponente struttura di gasdotti che conduce poi ad un sito di estrazione poco lontano, gestito tra gli altri anche dalla francese Total, e su cui insistono anche interessi britannici. La Corona, infatti, ha cofinanziato, emettendo un prestito al governo centrale d Maputo per un miliardo di sterline. La caduta della zona costiera pone in sommo disequilibrio i giochi di potere, a favore del gruppo Ahl-e-Sunnat wal Jamaat che potrebbe ora, strategicamente, controllare tutto il territorio circostante, e danneggiare gravemente la già provata economia francese, interrompendo le forniture di gas. Anche gli interessi italiani nella regione risultano compromessi dall’attacco della milizia: a circa 60 km da Mocimboa, infatti, anche l’Eni è impegnata con Saipem nella costruzione di un sito di estrazione. La società italiana è stata tra le prime a investire sul territorio, e adesso anche Roma potrebbe subire gravi danni.

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Non è ancora chiaro come le milizie islamiche intendano utilizzare Mocimboa. Ciò che è certo è che le cancellerie internazionali debbano quanto mai cooperare per affrontare efficacemente la minaccia di matrice estremista.

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