LA “GIOVANE” THAILANDIA VUOLE CAMBIARE

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Nell’ultimo mese le proteste degli studenti thailandesi si sono intensificate, sempre più persone manifestano nelle piazze del Paese per chiedere una nuova costituzione e un cambiamento nel Governo.

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Nonostante le misure anti-Covid19 e le norme di distanziamento sociale introdotte in Thailandia, nel mese di luglio e agosto sempre più persone hanno preso parte alle manifestazioni contro il Governo thailandese. Sulla scia del modello Hong Kong, migliaia di giovani si sono ritrovati lungo le strade e nelle piazze per protestare in maniera pacifica contro il Governo, colpevole di non aver attuato efficaci politiche per la ripresa economica del Paese e soprattutto per aver intensificato negli ultimi anni una forte repressione nei confronti della libertà di espressione. Le proteste non si sono sviluppate in tempi recenti, ma sono iniziate già nel 2014, l’anno in cui vi fu il colpo di Stato dell’esercito con l’insediamento del generale Prayut Chan – o cha divenuto Primo Ministro.

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La legge di lesa maestà e gli arresti

Le proteste hanno cominciato a diventare più pressanti nel periodo di febbraio in seguito alla decisione della Corte Costituzionale di sciogliere il Partito del Nuovo Futuro. Considerato come una possibile minaccia nei confronti della monarchia, il Partito del Nuovo Futuro è stato sciolto e la popolazione ha reagito, trovandosi di fronte all’ennesimo atto di autoritarismo. Nell’ultimo mese le proteste si sono ampliate e i protagonisti sono diventati proprio gli studenti thailandesi, stanchi di vedere il proprio Paese soggiogato da una politica che sempre più mette a repentaglio i diritti e la libertà di espressione dei propri abitanti. Numerosi sono infatti gli arresti avvenuti in questi anni a causa della “Lese Majeste Law” ovvero della legge di lesa maestà. Tale legge prevede dai 3 ai 15 anni di carcere qualora venga offesa o aspramente criticata la figura del Re di Thailandia Vajiralongkorn, succeduto nel 2016 al padre Bhumibol Adulyadej divenuto famoso non solo per essere stato uno dei più longevi regnanti della storia ma anche per l’immensa ricchezza accumulata in oltre 60 anni di potere.

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Come tristemente stiamo osservando ad Hong Kong con la National Security Law, la legge di lesa maestà è anch’essa un tipo di legge che condanna la “critica” nei confronti del Governo e più volte è stata utilizzata come strumento per reprimere la libertà di pensiero degli attivisti, contrari alla monarchia thailandese. Secondo un articolo del Bangokok Post, dal 2014 ad oggi oltre 90 persone sono state accusate di violare tale legge e 43 di esse sono state condannate. A questo si sommano le proteste per la sparizione negli ultimi anni di alcuni attivisti politici pro-democrazia, l’ultimo dei quali è Wanchalearm Satsaksit, attivista rifugiatosi in Cambogia e attualmente scomparso: dal video che riprende il momento del rapimento di Wanchalearm, secondo lo UN Group on Enforced and Involuntary Disappearances, i rapitori sembrerebbero ben addestrati e ciò ha portato a pensare ad un coinvolgimento del Governo thailandese nell’accaduto.  

 

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Le richieste dei giovani e la “Milk Tea Alliance”

I giovani thailandesi, unitisi per formare il gruppo Free Youth Group, hanno richiesto lo scioglimento del Parlamento, le dimissioni del Primo Ministro, una modifica della vigente Costituzione e che la monarchia la rispetti. Oltre a queste richieste vi è anche la fine della censura nei confronti degli attivisti che criticano il Governo e il rilascio degli attivisti pro-democrazia precedentemente arrestati. Per espandere la notizia e coinvolgere tutto il Paese, gli attivisti stanno utilizzando molto i social network specialmente Twitter, dove numerosi slogan pro-democrazia sono finiti in tendenza e dove inoltre sono state diffuse le immagini dei primi arresti come nel caso di quello avvenuto il 14 agosto ai danni di Parit Chiwarak, studente ritenuto essere uno dei principali leader del gruppo Free Youth e arrestato con l’accusa di sedizione. Le proteste, che tuttora proseguono e stanno diventando sempre più numerose,  preoccupano il Primo Ministro Prayut Chan – o cha che però ancora non ha commentato i recenti sviluppi mentre la portavoce del Governo Rachada Dhanadirek ha confermato che non ci saranno repressioni violente e che il Governo è pronto ad ascoltare le richieste dei manifestanti.

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Poiché la tematica “More Democracy” è divenuto il fulcro di una serie di manifestazioni non solo in Thailandia ma anche a Taiwan ed Hong Kong, in segno di solidarietà è nata la “Milk Tea Alliance”. Il nome deriva dalla passione per il tè da parte degli abitanti delle tre Nazioni e sotto questa alleanza viene espresso sia sui social network  sia nelle piazze solidarietà tra i manifestanti accumunati dalla richiesta di maggiore democrazia e più libertà per quanto riguarda il diritto di stampa e parola che i rispettivi governi al momento non stanno concedendo. Tale alleanza cela anche una critica nei confronti di Pechino: se infatti per Taiwan e Hong Kong la minaccia cinese è l’argomento principale delle manifestazioni, anche il governo thailandese possiede forti legami con Pechino e il rischio di essere influenzata dal Dragone Rosso, principale partner commerciale e diplomatico della Thailandia, è sempre dietro l’angolo (nel 2003 un sondaggio rivelò che il 76% della popolazione considerava la Cina il primo e più importante alleato della Thailandia).

 

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La crisi come spinta per un cambiamento

Non è semplice prefigurare cosa accadrà nell’immediato futuro in Thailandia ma certamente una delle possibili armi dei manifestanti è cercare di coinvolgere la popolazione ad unirsi nelle manifestazioni, dato che per il momento la maggior parte delle proteste provengono dalla parte più giovane della popolazione mentre la parte di popolazione più anziana ancora rimane legata alla figura del sovrano e alla monarchia. Verosimilmente un’altra arma degli attivisti potrebbe essere la crisi economica scatenata dal Covid19 che potrebbe spingere sempre più persone a partecipare ai cortei degli studenti. La Thailandia infatti è il paese che subirà a causa del Covid19 il maggior calo della propria economia con una perdita dell’8.1% del PIL, e proprio i problemi economici che affronterà il Paese potrebbero portare il Governo a trovarsi nella situazione di una vera e propria rivolta della Nazione. In caso contrario, il timore è che possano iniziare le prime repressioni oltre all’incremento degli arresti di attivisti colpevoli di sedizione o di aver infranto la legge di lesa maestà, portando uno dei Paesi del Sud Est asiatico che negli anni 90 veniva considerato “democratico” verso il baratro dell’autoritarismo.

 

 

 

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