GLI ACCORDI DI ABRAMO: SUCCESSO DIPLOMATICO O TRADIMENTO PERICOLOSO?

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In seguito all’annuncio della normalizzazione dei rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Israele, avvenuto giovedì scorso alla Casa Bianca, Ankara valuta la possibilità di sospendere i rapporti diplomatici con Abu Dhabi e Teheran dichiara che il ricco paese del golfo è diventato un obiettivo legittimo del fronte di resistenza. Quali nuovi equilibri di potere si stanno delineando e quali fragili equilibri si stanno spezzando, all’interno della regione più calda del mondo?

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Gli Emirati Arabi Uniti sono il primo paese del golfo persico ad aver normalizzato i rapporti con Israele e il terzo paese arabo, dopo l’Egitto nel 1979 e la Giordania nel 1994, ad averlo farlo. Gli ultimi due paesi, insieme a Oman e Bahrein, hanno ben accolto l’apertura diplomatica Israele-Emirati Arabi Uniti – scambio di ambasciatori, cooperazione in diversi settori – dichiarando che questo accordo storico, che attende solo di essere ratificato, contribuirà a rafforzare la stabilità e la pace nella regione medio-orientale. Di avviso contrario sono Turchia e Iran, che hanno condannato l’avvicinamento degli Emirati a Israele come un grande tradimento nei confronti del popolo palestinese.

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Il giorno dopo l’annuncio dei cosiddetti ‘’Accordi di Abramo’’, il ministro degli esteri turco ha dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti hanno giustificato il loro avvicinamento a Tel Aviv come funzionale alla causa palestinese, in quanto l’accordo avrebbe frenato l’annessione di parti della Cisgiordania allo stato israeliano. L’abbandono di tale progetto, tuttavia, è stato ben presto smentito da Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, che si mostra deciso ad annettere questi territori.. Dal suo canto, invece, il presidente turco Erdogan ha minacciato di sospendere le sue relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti e di ritirare il suo ambasciatore da Abu Dhabi.  

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D’altra parte, sul fronte iraniano, il ministro degli esteri della Repubblica Islamica ha denunciato l’accordo come un atto di “stupidità strategica da parte Abu Dhabi e Tel Aviv’’ che rafforzerà l’unità regionale contro il regime sionista. Il presidente Rouhani, invece, ha parlato dell’accordo come un enorme errore, il cui scopo è uno solo ovvero aiutare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a vincere le elezioni presidenziali che si terranno questo novembre. Insomma, come ha riportato lo scorso venerdì la prima pagina del quotidiano iraniano Kayhan, vicino alla massima carica religiosa iraniana l’Ayatollah Ali Khamenei, Abu Dhabi è diventato ”un obiettivo legittimo per la resistenza’’, ovvero per quegli stati, come la Siria, e quei gruppi para-militari filo-iraniani, come Hezbollah, apertamente anti-americani e anti-israeliani.

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Alla luce delle dichiarazioni di Ankara e Teheran, appare che l’avvicinamento tra Israele ed Emirati Arabi Uniti abbia accelerato alcuni processi in corso da tempo: il deterioramento delle relazioni Ankara-Washington e l’acuirsi delle tensioni Teheran-Washington. Pertanto, è probabile che nei prossimi mesi assisteremmo a nuovi attacchi da parte del fronte di resistenza iraniano alla presenza militare e commerciale americana in Medio Oriente, piuttosto che ad attacchi diretti contro Abu Dhabi. Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che gli altri stati del golfo, in primis Oman e Bahrein, potrebbero seguire, nei prossimi mesi, l’esempio degli Emirati, ponendosi così in contrasto con la Repubblica islamica iraniana e acuendo ancor di più le spaccature presenti nella regione tra stati filo-islamisti, in primis Turchia e Qatar, e stati anti-islamisti, Emirati Arabi Uniti e l’Egitto. Pertanto, piuttosto che una futura stabilizzazione della regione, gli accordi di Abramo sembrano aver ravvivato dei focolai di tensione accesi da tempo, ponendo l’alleanza Israele-USA-Emirati sotto il mirino di Ankara e Teheran.

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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