CONFINE CINA-INDIA: STALLO O PROGRESSI?

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Due mesi dopo gli scontri al confine, seguiamo gli sviluppi della vicenda e le misure implementate da entrambe le parti

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Circa 2 mesi fa, a giugno, il confine Cina-India si era infuocato a causa di alcuni incidenti mortali nella valle del Galwan. ( qui le analisi di IARI sul tema). Ad oggi, i due paesi hanno mostrato poca concretezza nel voler risolvere il conflitto; infatti Delhi ha applicato sanzioni economiche ad aziende cinesi, mentre Pechino enfatizza l’importanza di un Tibet stabile e sviluppato.

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Il governo guidato da Modi ha deciso, a luglio, citando minacce alla sicurezza nazionale, di bandire le aziende cinesi dalla partecipazione in gare di appalto per progetti infrastrutturali, vietando anche le importazioni di componenti energetiche, gli investimenti in piccole e medie imprese e infine imponendo un ban su 59 app cinesi tra cui WeChat, TikTok e Weibo. Più recente invece la notizia che Huawei e ZTE saranno, molto probabilmente, escluse dalla gare di appalto per l’installazione del 5G sul territorio indiano. Alle misure esecutive si accompagna il lancio dell’hashtag#BoycottChina, pensato per diminuire gli acquisti di prodotti provenienti dalla RPC, e stimolare invece l’economia domestica.

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Il Global Times, quotidiano del Partito Comunista Cinese, giudica le sanzioni come insensate e dannose per la stessa economia indiana, considerando in particolare la competitività sul mercato dei manufatti cinesi e il volume di investimenti diretto verso Delhi da parte di aziende sottoposte a sanzioni come Alibaba, Tencent e Huawei. Il giornale interpreta le sanzioni economiche come un segnale chiaro della volontà indiana di procedere verso un conflitto, invece che verso soluzioni pacifiche. Pechino al momento ha scelto di non applicare sanzioni alle aziende indiane, sottolineando così il suo carattere di super potenza che non necessita di reciprocare misure economiche.

 

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Da Pechino, venerdì 14 agosto è invece partito in direzione Lhasa (capitale del Tibet), il ministro degli esteri Wang Yi. Questa missione inusuale è probabilmente servita come un segnale per Delhi, reiterando la ferma volontà cinese di mantenere sovranità sulla regione. Wang ha infatti sottolineato come la stabilità del Tibet sia centrale per lo sviluppo dell’intero paese e che la costruzione di un solido sistema di sicurezza regionale sia quantomai importante nell’era post-Covid19. Il ministro ha ribadito, in maniera implicita, uno dei pilastri delle operazioni del governo centrale nelle regioni autonome della RPC, ossia che lo sviluppo economico di queste regioni sarà sufficiente per guadagnare la lealtà della minoranza tibetana, storicamente e culturalmente più vicina a Delhi che a Pechino, nello scenario di un eventuale scontro miliare.

 

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In conclusione, due mesi dopo le tensioni sul confine, le due potenze non sono attivamente impegnate in negoziazioni volte alla risoluzione del conflitto. Al contrario, entrambe si preparano ad un possibile, anche se improbabile, ricorso alle armi attraverso misure economiche e politiche e, per quanto riguarda Delhi, una relazione sempre più completa con gli Stati Uniti, dai quali ha appena ordinato armi militari. Resterà da vedere se terminata la crisi covid-19 in India, e ristabilito un percorso di crescita economica a Pechino, i vicini torneranno al tavolo delle negoziazioni con proposte concrete per una soluzione pacifica.

 

 

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Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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