SULLA VIA DELLA NORMALITÀ: UNA SVOLTA NEI RAPPORTI TRA ISRAELE E GLI EMIRATI ARABI UNITI

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Lo Stato d’Israele e gli Emirati Arabi Uniti stanno per firmare un accordo di pace dalla portata storica, annuncia la Casa Bianca. L’esito di un’inedita sinergia a livello commerciale, geostrategico e ideologico già in atto da qualche tempo tra i governi di Abu Dhabi e Tel Aviv.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Un accordo di pace tra gli Emirati Arabi Uniti ed Israele sta per vedere la luce sotto l’egida della Casa Bianca. Lo annuncia il 13 agosto 2020 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a seguito di colloqui telefonici con il premier israeliano Binyamin Netanyahu e il principe ereditario degli Emirati Arabi Muhammad bin Zayed, suoi “amici” e partner “più affidabili e capaci” in Medio Oriente. L’intesa raggiunta con la mediazione di Washington prevede il riconoscimento reciproco tra i due paesi e la normalizzazione delle loro relazioni diplomatiche, con scambio di ambasciate e ambasciatori. Secondo i termini dell’accordo, inoltre, Israele si impegnerebbe a sospendere l’implementazione del piano di annessione della Valle del Giordano e degli insediamenti in Cisgiordania propugnato a più riprese dal premier Netanyahu. Il quale, tuttavia, ha già rassicurato il suo elettorato israeliano – una destra nazionalista, laica o religiosa – dichiarando: “Non rinunceremo ai nostri diritti sulle nostre terre”; e precisando che “la questione della sovranità sulla Giudea e la Samaria [la Cisgiordania] rimane sul tavolo”, ed è quindi solo sospesa.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Più di ogni cosa, i nascenti accordi tra Tel Aviv e Abu Dhabi suggellano una stretta cooperazione a livello commerciale, tecnologico, ambientale, turistico, ma anche in materia di sicurezza e di sanità, compreso lo sviluppo di un vaccino per il coronavirus, “per salvare le vite di musulmani, ebrei e cristiani in tutta la regione”.La notizia della sinergia tra i due paesi, tuttavia, non giunge totalmente out of the blue, inaspettata, ma è il risultato di una recente intensificazione nelle relazioni tra lo Stato ebraico e la monarchia del Golfo. Agli occhi di Yousef al-Otaiba, ambasciatore degli Emirati Arabi negli Stati Uniti, l’accordo appare come un progresso significativo per la diplomazia e per le sorti dell’intera regione. Egli stesso, con una lettera pubblicasul noto quotidiano israeliano Yedioth Achronot, lo scorso 12 giugno aveva rivolto un appello accorato agli israeliani, invitandoli ad opporsi al piano di annessione di buona parte della Cisgiordania propugnato da Bibi e il suo governo. Dal titolo “Annessione o normalizzazione”, la lettera scritta in ebraico considerava le nefaste ripercussioni che l’implementazione del piano di annessione avrebbe avuto nei rapporti con i paesi arabi, e in particolare nelle relazioni tra Tel Aviv e Abu Dhabi, da qualche tempo in crescita. Del resto, gli Emirati Arabi Uniti si professano sostenitori e garanti dei diritti di sovranità e di autodeterminazione del popolo palestinese. I cui rappresentanti, però, hanno espresso tutta la loro perplessità circa la “simpatia” che governo di Abu Dhabi non nasconde per lo Stato ebraico.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

All’inizio dello stesso mese, l’ex capo della polizia di Abu Dhabi Dhahi Khalfan in un tweet aveva applaudito lo Stato d’Israele come “un paese fondato sulla scienza, sul sapere, sulla prosperità e sui legami con i paesi sviluppati del mondo”, sostenendo che preferirebbe visitare lo Stato ebraico prima che il Qatar. Benché il controverso tweet di Khalfan abbia incontrato rabbia e disapprovazione nella quasi totalità del mondo arabo, esso disvelava in realtà i legami in atto tra gli Emirati ed Israele, una convergenza di interessi dall’alto valore strategico. Del resto, a novembre 2015 lo Stato ebraico ha ottenuto il permesso di stabilire una propria sede diplomatica ad Abu Dhabi, in ragione della sua adesione all’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), la cui base operativa è proprio nella capitale emiratina. Inoltre, Israele figura tra i partecipanti ufficiali all’Expo 2020 di Dubai, rinviato al prossimo anno a causa della pandemia di Covid-19.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Secondo le stime del rabbino Marc Schneier, presidente della Foundation for Ethnic Understanding e consigliere dei governanti del Golfo, circa tremila ebrei vivono tra Dubai e Abu Dhabi. E, dal 2016, la comunità ebraica residente negli Emirati Arabi è ufficialmente riconosciuta e tutelata a livello istituzionale, grazie alla designazione del Ministero per la Tolleranza, volto a eradicare ogni forma di fanatismo e pregiudizio ideologico, culturale e religioso nella società emiratina. Ad Abu Dhabi, inoltre, sono presenti due sinagoghe, e durante le preghiere dello Shabbat i fedeli recitano alcune benedizioni per il presidente Khalifa bin Zayed Al Nahyan e per i governanti della monarchia. Qualcosa che sembra mettere in discussione la tradizionale narrazione anti-sionista, filo-palestinese, propria della quasi totalità dei governi arabi, compreso quello degli Emirati. E in questa direzione sembrano andare le dichiarazioni private di Muhammad bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi, il quale ha espresso la sua disapprovazione per la leadership palestinese, e considerato Hamas un’organizzazione terroristica.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Ciononostante, lo scorso 19 maggio, in piena pandemia, all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv è atterrato il primo volo commerciale della Etihad, compagnia di bandiera degli Emirati, con 14 tonnellate di aiuti sanitari destinati ai palestinesi. Un secondo carico di aiuti dalla monarchia del Golfo è giunto nello scalo israeliano il 9 giugno, a tutto beneficio degli abitanti di Gaza. La leadership palestinese, tuttavia, ha dichiarato di non esserne al corrente, e ha rifiutato così gli approvvigionamenti provenienti da uno degli storici paesi difensori della causa palestinese. “Se un paese – che sia arabo, europeo o internazionale – vuole aiutarci, è il benvenuto” – ha precisato Muhammad Shtayyeh, primo ministro dell’Autorità palestinese. “Non diciamo di no – a patto che [l’aiuto] non sia condizionato e che sia interamente coordinato con noi”. Il Ministro degli Esteri degli E.A.U. ha tenuto a sottolineare che la logistica della spedizione è stata gestita dalle Nazioni Unite, e che il carico di materiale medico aveva il solo scopo di aiutare i palestinesi a fronteggiare l’arduo periodo di emergenza, in ragione del loro supporto storico al diritto di autodeterminazione del popolo palestinese. La cui leadership, però, è parsa poco convinta di queste affermazioni, e sospettosa dei nuovi legami tra il governo di Abu Dhabi e lo Stato ebraico.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Nelle parole dell’ambasciatore emiratino al-Otaiba, Israele ed Emirati sono le economie più avanzate e diversificate del Medio Oriente, con i due eserciti più capaci nella regione. I due paesi hanno un ampio interesse ad espandere i rispettivi legami commerciali e finanziari, e a collaborare in materia di tecnologie, scienza, approvvigionamento idrico e sicurezza alimentare. Ultimamente, la sinergia è particolarmente intensa nei settori del cyber spionaggio e della big data analysis, per cui imprese israeliane forniscono ai loro partner emiratini competenze di nicchia, anche in vista di una più stretta collaborazione nella regione. Non da ultimo, l’avvicinamento tra i due paesi ha una dichiarata valenza strategica, ossia quella di arginare il più grande competitor e nemico comune di Israele e del mondo sunnita in Medio Oriente, l’Iran. Ciò in risposta anche al crescente disengagement statunitense nell’area MENA, unito all’aspirazione a creare una politica di sicurezza condivisa. Dunque, quello che osservatori ed analisti hanno più volte definito come “matrimonio di convenienza” tra Tel Aviv e Abu Dhabi sembra ora andare al di là di un semplice allineamento di interessi, e prendere la direzione di una piena normalizzazione diplomatica. E a pagarne il prezzo sembrano essere, ancora una volta, i palestinesi.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from DAILY