OPERAZIONE NANOOK: ESERCITAZIONI MILITARI NELL’ARTICO MA MANCA LA RUSSIA

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Nel Mar Glaciale Artico, aumentano le correnti e le possibilità di navigare, ciò consente maggiore libertà di movimento alle imbarcazioni che vi transitano. Ancora una volta è la Groenlandia ad essere luogo di grande fermento.  Questa volta in chiave militare. È infatti partita l’Operazione Nanook: manovre ed esercitazioni militari che coinvolgono la Guardia Costiera statunitense, la Marina, ed altre imbarcazioni provenienti da Canada, Danimarca e Francia. Le operazioni sono iniziate già dalla scorsa settimana e, tutte le forze interessate, convenute in Groenlandia, hanno l’intento di svolgere delle esercitazioni di carattere militare, con finalità strategiche e di esercizio. 

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Le esercitazioni in questione, serviranno principalmente ad effettuare il tracciamento di navi con interesse di carattere strategico, mentre non si esclude l’utilizzo di artiglieria e l’individuazione delle criticità su questioni già note come, ad esempio, gli interventi lungo le zone Sar dei rispettivi paesi. Tra gli stati rivieraschi, assidui frequentatori dell’Operazione Nanook vi è il Canada, che vi partecipa dal 2007, collaborando per l’area di sua competenza. Anche quest’anno, la componente canadese sarà cospicua, ed anche se non sono previste operazioni di terra, per le misure di sicurezza imposte dal Covid-19, le navi canadesi stanno partecipando alle operazioni. Le esercitazioni stanno svolgendosi nei dintorni dello stretto di Davis, a largo della costa Ovest della Groenlandia. In quel punto convergono le imbarcazioni canadesi, assieme alle americane, francesi e danesi per dare luogo ai lavori.

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Da una prima disamina, ciò che si evince nell’immediato è la mancanza di due attori artici, che solitamente ritroviamo in qualsivoglia contesto o dinamica artica: Cina e Russia. Un secondo elemento che va sottolineato è che la partecipazione degli Stati Uniti all’Operazione Nanook è solo l’ennesimo passo in avanti, nell’orbita di una ritrovata attenzione alle dinamiche artiche. Le dinamiche, ampiamente pubblicizzate, con cui le autorità americane annunciavano una maggiore attività su questi territori, sembrano ormai essere in atto. Nanook, è solo una delle dimostrazioni. A ciò bisogna aggiungere, come già detto, che Russia e Cina non sono incluse nelle esercitazioni, ragion per cui, è possibile individuare nella matrice di Nanook, anche una mal celata chiave strategica contro i due giganti artici.

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D’altronde, gli argomenti che tengono banco durante questa settimana di confronto tra forze militari pongono anche la necessità di far fronte alla cospicua presenza di Mosca e Pechino nella regione. Le ingerenze dei due paesi, specie sul fronte economico, non vanno fanno per nulla piacere ad un player “in rimonta” come gli Stati Uniti, i quali stanno impegnando tantissime risorse per perseguire lo scopo. Per questi motivi, l’Operazione Nanook risulta importante, anche come momento di confronto per gli stati interessati, anche in vista di un futuro acuirsi delle tensioni nell’area. Molto interessante, invece, è l’interrogativo su una possibile collaborazione di medio-lungo termine tra i paesi che hanno preso parte a Nanook. La possibilità di un fronte comune,solido e stabile che si espliciti in chiave anti-Russia e anti-Cina, non sembra in programma e, almeno per il momento, non avrebbe legittimazioni sufficienti per l’opinione pubblica internazionale. Inoltre, troppe sono le dinamiche interne e gli interessi dei paesi interessati, alcuni di essi, talmente radicati, da rendere complicata un’intesa che abbia una possibilità di lunga durata nel tempo. 

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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