LA TURCHIA PRONTA AD AGIRE NEL MEDITERRANEO… E A BEIRUT

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

La prima settimana di agosto si è dimostrata più calda che mai: molti gli eventi accaduti che hanno importanza cruciale per la capacità di modificare in maniera sostanziale le strategie future dei vari Paesi del Mediterraneo: dall’accordo greco-egiziano alla tragedia di Beirut. La Turchia è pronta ad agire.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

Era già nell’aria da tempo la possibilità di un accordo bilaterale sulle rispettive zone economiche esclusive (ZEE) fra Grecia ed Egitto. La Turchia ha chiaramente “denunciato” l’illegittimità degli accordi fra i due Paesi.

Il nuovo accordo, secondo chi scrive e al pari del memoradum d’intesa turco-libico, non può essere analizzato a partire da questioni giuridiche: esso ha l’intento di rallentare e contenere l’avanzata di Ankara nelle acque del Mar Mediterraneo e vuole fungere da ombrello sotto il quale proteggere gli interessi delle isole greche, da una parte, e i privilegi acquisiti fino a questo momento dal Cairo (non dimentichiamo che l’Egitto è stato incluso nell’EastMed Gas Forum).

Per tutta risposta, Ankara, come annunciato in precedenza, ha avviato proprio lunedì 10 agosto delle esercitazioni militari a poca distanza dalle isole greche di Rodi e Kastellorizo ed inviato la Oruç Reis, scortata da navi militari, per delle prime esplorazioni.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

Angela Merkel si è detta di nuovo pronta a fungere da intermediaria per le possibili contrattazioni fra Atene ed Ankara, ma non è ancora chiaro verso quale direzione si vuole procedere. Ciò che è certo è che la Merkel, ormai al tramonto della sua carriera politica, vuole lasciare il segno in tutta Europa e per farlo deve risolvere i nodi ancora ingarbugliati della politica europea. Uno di questi è proprio il ruolo della Turchia, che preme così pesantemente ai confini dell’Unione.

A complicare ulteriormente la situazione è la questione libanese, riportata alla ribalta dopo la violenta esplosione del 4 agosto. Il concorrente di Ankara, su questo territorio, è la Francia, che si è aggiudicato il Paese dei cedri dall’Impero Ottomano dopo la Prima Guerra mondiale.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

La Turchia è stato uno dei primi Paesi ad approdare sulle coste libanesi dopo l’esplosione ed ha subito dimostrato grande vicinanza. La sua generosità è quasi di concorrenza alla Conferenza di aiuti, condotta da Francia e Nazioni Unite il 9 agosto. Ankara si è infatti resa disponibile anzitutto per la ricostruzione del porto, che, come sappiamo, è indispensabile per la sopravvivenza del Libano ed ha anche messo a disposizione il porto di Mersin. Con molta probabilità, gli aiuti turchi avranno molte meno condizionalità(che riguardano soprattutto la trasparenza) rispetto quelli che arriveranno dalla Conferenza di Macron e dunque, ora come ora, torneranno più utili per un Paese ormai al collasso.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

Il Libano apre una nuova partita per la Turchia, ma non è ancora chiaro come Ankara intenderà sfruttare la sua influenza, che, nonostante la sbandierata amicizia, è comunque più scarsa rispetto quella francese.La prossimità territoriale le tornerà sicuramente utile. Se Ankara, però, vuole avere qualche chance in più deve necessariamente schierarsi al fianco di qualche attore geopolitico più grande: a Beirut, infatti, si gioca anche una partita internazionale. La scelta non cadrà con molta probabilità sull’Europa. V’è da chiedersi, dunque, se la preferenza andrà alla Russia o alla Cina (quest’ultima famosa per e nei porti nel Mediterraneo), entrambe da sempre interessate al Mare caldo.

Anche in questo caso, c’è chi in Unione Europea ha chiesto un’azione chiara, congiunta, lineare e precisa per aiutare il Paese dei cedri, per provare innanzitutto la coerenza dell’Unione ma anche, probabilmente, per limitare, anche qui, dopo la Siria e la Libia, l’avanzata turca.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

Latest from DAILY