100 ANNI DAI TRATTATI DI SÈVRES

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Il Trattato di Sèvres venne firmato il 10 Agosto 1920 e designò il futuro del Medio Oriente. A 100 anni dall’entrata in vigore, è importante sottolineare come le sorti di un’intera regione venne decisa dai vincitori della Prima guerra mondiale, e come le conseguenze di questo Trattato siano visibili ancora oggi. Il Trattato durò solamente tre anni, dato che ne seguì il Trattato di Losanna, ma molte scelte intraprese negli anni dai paesi coinvolti possono essere considerate come un effetto collaterale del trattato. Molti storici hanno coniato il termine “sindrome di Sèvres” per descrivere questi postumi, questo studio vuole infatti mettere luce proprio sui punti principali del Trattato di Sèvres e analizzare le conseguenze visibili nella politica moderna.

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Il Trattato di Sèvres

Con la fine della Prima guerra mondiale, le sorti dell’Impero Ottomano vennero decise dalla Francia, il Regno Unito, l’Italia e la Grecia. Insieme i paesi europei sotto-scrissero il Trattato di Sèvres che aveva l’obbiettivo di imporre sanzioni e nuovi termini ai nemici dell’Europa, come fatto poco prima per la Germania con il Trattato di Versailles. Nonostante le misure punitive di Versailles, il Trattato di Sèvres venne considerato molto più severo dato che obbligò l’Impero Ottomano a rinunciare a tutti i propri territori in Medio Oriente e Nord Africa. È importante sottolineare come il Trattato di Sèvres non venne deciso nel 1920 durante una conferenza con tutti i leader europei, bensì aveva radici molto più profonde. Durante la grande guerra, nel 1916 un diplomatico britannico e un diplomatico francese, Mark Sykes e François Georges-Picot, avevano già segretamente deciso le sorti dell’Impero Ottomano concordando le zone di controllo inglese e francese e come questi sarebbe stati amministrati. Conseguentemente, il Trattato di Sèvres fu semplicemente una formalità con l’aggiunta dell’Italia e della Grecia.

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Il Regno Unito e la Francia si suddivisero i territori dai deserti arabi al Mar Nero, imponendo un’amministrazione coloniale più o meno ferrea a secondo del territorio. Ad esempio, il controllo inglese in Iraq era molto più rigoroso di quello francese in Siria. L’Italia e la Grecia si assicurarono il potere sulle Isole Egee e sui territori oggi noti come Turchia occidentale e meridionale. Alla popolazione Curda e Armena venne riconosciuta la propria autonomia territoriale, dando così la possibilità di amministrazione e auto-determinazione. Infine, alla popolazione Ottomana venne lasciata solamente una porzione di territorio montagnosa dell’Anatolia e senza sbocchi sul mare.

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Le conseguenze

Il Trattato di Sèvres ebbe una durata estremamente breve, tanto che già poco dopo la sua entrata in vigore iniziarono sanguinosi scontri contro chiunque vivesse nei territori ritenuti come ottomani. L’Anatolia aveva infatti rifiutato di riconoscere il Trattato di Sèvres ritenendolo un affronto alla popolazione, e, diretta da Mustafa Kemal detto “Atatürk”, iniziò una guerra contro la Grecia, il Kurdistan, la Siria e tutti gli altri paesi “occupanti”. Per porre fine alla guerra, il 24 Luglio 1923 venne stracciato il Trattato di Sèvres e firmato quello di Losanna. Venne riconosciuta la Repubblica della Turchia e con questa approvazione vennero ridefiniti i confini dello Stato turco odierno. La Turchia prese il controllo delle coste mediterranee, delle zone precedentemente in mano alla Grecia, dell’intero Kurdistan (cessando così la sua esistenza) e di alcuni territori facenti parte della Siria, Iraq e Cipro.

 

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Nacque così la Turchia di Atatûrk, che come descrive lo storico Nicholas Danfort, iniziò a soffrire della “sindrome di Sèvres”. Danfort sottolinea come Sèvres abbia lasciato un’eredità molto potente in Turchia, sia perché ha spinto l’idea del nazionalismo turco di Atatürk, sia perché ha portato ad una forte paranoia nazionalista, di protezione e di controllo sui propri territori, definita per l’appunto “sindrome di Sèvres”. Sindrome che ha causato, e in parte ancora oggi, il timore di perdere i propri territori e l’obbligo di proteggerli ad ogni costo. Inoltre, Danfort continua sottolineando come Sèvres abbia giocato un importante ruolo nella creazione del sentimento di paura verso i movimenti autonomi curdi, e che il trattato abbia portato al pensiero che il genocidio armeno fu un atto cospiratorio antiturco e non un fatto storicamente riconosciuto.

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Un’analisi contemporanea

Si può sottolineare come molti fattori riconducibili alla “sindrome di Sèvres”, e al trattato, stesso siano visibili ancora oggi, specialmente per la Turchia. La popolazione Curda, ormai dal 1923 senza uno stato o territorio, è stata vittima di molteplici persecuzioni in Turchia, ma anche in Iraq e Siria. La Turchia ha sempre portato avanti spedizioni militari in Iraq contro la popolazione curda, ma recentemente ha iniziato una nuova campagna militare contro la popolazione sia in Iraq sia in Siria. Riprendendo il tema della “sindrome di Sèvres”, l’interesse turco verso i curdi può essere riconducibile a questa stessa sindrome, dato che la popolazione curda rappresenta una minaccia allo stato turco perché oltre a causare frazionamenti interni culturali e politici, incita movimenti di separazione ed autonomia. A questo fattore si interseca l’idea che bisogna proteggere il proprio territorio e non si può perdere il suo controllo come accadde con il Trattato di Sèvres.

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Il Washington Post ha recentemente enfatizzato come la “sindrome di Sèvres” sia molto più visibile nelle politiche del Presidente Erdoğan rispetto a quelle di Atatürk. Oltre ad avere una forte inclinazione verso la simbologia legata alla storia della Turchia, nel 2019 Erdoğan ha intrapreso i negoziati con la Libia in un palazzo Ottomano legato all’ultimo Sultano dell’Impero. Alla fine di questo incontro egli ha dichiaratopubblicamente che è solamente grazie alla forza militare e alla cooperazione che la Turchia aveva annullato il Trattato di Sèvres e che è ancora grazie a questa potenza acquisita, che i negoziati con la Libia si siano conclusi positivamente. Infatti, questo incontro a portato al controllo turco su alcuni porti libici in scambio di aiuti militari e logistici. Questo dimostra come ancora oggi la Turchia si senta in dovere di porre il proprio controllo sul Mediterraneo e come un evento simile al Trattato di Sèvres non possa accadere ancora. Legato agli eventi di Tripoli vi è anche la continua manifestazione di potere turco sul suo territorio di Cipro. Oltre ad essere ancora una “sindrome di Sèvres”, questo atto di forza è anche estremamente connesso al fatto che, escludendo la Libia, la Turchia non ha dei veri alleati nel Mediterraneo, tanto che è rimasta esclusa anche dalla prima organizzazione mediterranea per l’energia, il East Mediterranean Gas Forum.

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Per concludere, si sottolinea che gli esempi sovra-citati, legati alle azioni turche nel Mediterraneo e alla “sindrome di Sèvres”, non sono eventi nuovi e non dimostrano un cambiamento nella politica estera turca. Anzi, mostrano un rafforzamento di queste politiche storicamente sempre sulla stessa linea e sempre affette dalla “sindrome di Sèvres”. Come ha sottolineato il giornalista Ibrahim Karagul (strettamente legato al Presidente Erdoğan), la politica estera turca odierna è in procinto di aprire le porte al nuovo secolo, rinnovando il proprio disappunto verso lo stesso Trattato di Sèvres e rafforzando il proprio controllo territoriale interno ed esterno. Ed infine, per apertura si intende anche la supervisione dei territori confinanti e non (ex: Libia) e l’attivazione di una nuova politica turca nota come “mavi vatan” (patria blu).

 

 

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