IL PAESE DEI CEDRI AL CENTRO DEGLI INTERESSI GEOPOLITICI REGIONALI

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Lunedì 10 agosto cade il governo libanese. Oltre ad un vuoto di potere, il paese dei cedri affronta una crisi economica, politica e sociale senza precedenti. Tuttavia, la sua posizione geografica gli conferisce un ruolo di primo piano tra gli obiettivi geopolitici delle potenze regionali.

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Martedì 4 agosto si è verificata una duplice esplosione presso il porto di Beirut. Nonostante le dinamiche e i responsabili dell’accaduto siano ancora poco chiari, si tende ad escludere il coinvolgimento di attori esterni. Sembra sempre più plausibile che l’esplosione delle 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio custodito nell’hangar 12 del porto sia frutto della negligenza delle autorità.

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In ogni caso, l’avvenimento esacerba le problematiche di natura economica, politica e sociale alle quali tanto l’attuale esecutivo, quanto i precedenti, non hanno saputo dar risposta e che hanno condotto il paese sull’orlo del collasso. Un alto tasso di disoccupazione, un’alta percentuale di popolazione al di sotto della soglia della povertà, un ridotto accesso ai beni di prima necessità – problematica acuita dalla distruzione del porto di Beirut che costituiva il principale accesso dell’80% delle derrate alimentari nel paese –, un sistema elettrico che riesce a soddisfare solo il 60% del fabbisogno nazionale, una democrazia a carattere settario e, di conseguenza, una classe dirigente che si fa espressione di interessi di parte. Sono queste alcune delle problematiche che hanno spinto i cittadini libanesi nelle strade da ottobre 2019 dando inizio a un’ondata di proteste che – salvo il blocco forzato dal lockdown volto ad ostacolare la diffusione del COVID-19 – proseguono ininterrotte diventando espressione di richieste di miglioramento socio-economico e desiderio di cambiamento e svolta politica.

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A complicare il quadro libanese post-esplosione è, infatti, la sfiducia popolare nella classe dirigente che rischia di deteriorarsi ancor più qualora l’ipotesi di cattiva gestione del carico custodito nel porto di Beirut venisse confermata. Il collasso verso cui il paese sembra essere diretto aveva spinto il Ministro degli esteri alle dimissioni già prima dell’esplosione dello scorso martedì. A seguire, dopo martedì 4 agosto, le dimissioni di altri quattro ministri e, infine, la caduta del governo annunciata da Hassan Diab lunedì 10 agosto.

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Tuttavia, nonostante la critica situazione nella quale riversa il Libano, quest’ultimo continua ad essere al centro degli obiettivi geopolitici della regione, attraendo interessi stranieri in virtù della sua posizione geografica. In particolare, a trarne vantaggio potrebbe essere l’Iran. A tal proposito, non va sottovalutata la vicinanza di Hassan Diab alla Repubblica Islamica e il ruolo svolto nel paese da Hezbollah, partito politico al governo dal 2005, che hanno favorito l’influenza ideologica, culturale e politica iraniana sul paese dei cedri.

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La richiesta iraniana agli Stati Uniti di sollevare le sanzioni imposte al Libano e l’offerta di Teheran di vendere petrolio e gas al governo libanese in valuta locale, nonostante la dura crisi economica che la stessa Repubblica Islamica affronta, lasciano trasparire gli interessi di Teheran.

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D’altro canto, seppure le proteste popolari abbiano un carattere a-partitico, chiedendo la fine del sistema confessionale che caratterizza il sistema libanese, non è possibile sottovalutare il peso e la presenza di Hezbollah che nel sud del paese costituisce un vero e proprio stato nello stato.

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Dunque, il Libano, instabile e fragile, si ritrova non solo nel mezzo di una crisi senza precedenti ma anche al centro degli interessi delle potenze regionali, in particolare dell’Iran che, forte della vicinanza politica e dei rapporti diplomatici tra Teheran e Beirut, potrebbe sfruttare il vuoto di potere che caratterizza adesso il paese per rafforzare il proprio ruolo geopolitico nella regione.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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