IL CONFLITTO LIBICO SI SPOSTA A EST, IL RISCHIO DI UNA NUOVA ESCALATION?

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Il rinnovato supporto militare offerto in questi giorni da Ankara e Mosca, rispettivamente alle milizie di al-Sarraj e Khalifa Haftar, attraverso l’invio di mercenari stranieri, potrebbe portare ad una nuova escalation dell’imprevedibile conflitto libico in cui, le nuove arene di scontro, sono diventate le città di Sirte e Jufra.

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Nella giornata di ieri, il comandante delle forze militari appartenenti al governo di accordo nazionale di al-Sarraj, Ibrahim Bait al-Mal, ha dichiarato che le truppe del governo di Tripoli, sono pronte a combattere per la liberazione della città di Sirte e Jufra, attualmente sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico di Khalifa Haftar. Qui si stanno concentrando di recente gli aiuti militari e logistici forniti dai due principali attori esterni coinvolti nel conflitto libico – Russia e Turchia – il quale, dal 2014, da guerra civile si è trasformato sempre più in una guerra per procura.

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L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riportato, giovedì scorso, che un nuovo gruppo di 300 mercenari è arrivato in questi giorni in Libia, per mano di Ankara, portando il numero di mercenari siriani, che combattono affianco del governo di Tripoli, tra cui ci sono ex-affiliati dello Stato Islamico, a 17.300 unità. Sul fronte opposto, invece, secondo quanto dichiarato dal generale Abdulhadi Dirah, portavoce del governo di Tripoli, sono arrivati in questi giorni, a Sirte e Jufra, cinque aerei russi carichi di mercenari e munizioni per le milizie di Haftar.

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A partire dal 2014, stati esterni forniscono il proprio supporto economico, militare e diplomatico alle due fazioni coinvolte nel conflitto: il governo di accordo nazionale, con sede a Tripoli, e l’Esercito Nazionale Libico con sede a Benghazi. Il sostegno di Francia, Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto è stato vitale per la sopravvivenza di Haftar, il quale, lo scorso aprile, ha lanciato una campagna militare per conquistare la città di Tripoli. D’altra parte, il sostegno militare offerto dal presidente turco al governo di accordo nazionale, suggellato dai due memorandum d’intesa Ankara-Tripoli firmati lo scorso novembre, si è rivelato fondamentale per arrestare l’avanzata di Haftar verso la Tripolitania.

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Secondo le ultime dichiarazioni del ministro degli esteri turco, si temono nei prossimi giorni nuovi attacchi da parte dell’Esercito Nazionale Libico, forte del rinnovato sostegno russo, anche se Ankara e Mosca sembrano stiano lavorando a un nuovo accordo che prevede la smilitarizzazione di Sirte e Jufra. Pertanto, è molto probabile che, nelle prossime settimane, le due potenze regionali, predispongano una spartizione delle due città in aree di influenza, sotto il controllo dei rispettivi proxy actors, così come fatto a Idlib in Siria. Alla luce di ciò, a prescindere da quali saranno i futuri sviluppi del conflitto libico, che alterna fasi discontinue di escalation e de-escalation, Ankara e Mosca si confermano come i principali attori all’interno delle dinamiche geopolitiche del Mediterraneo orientale, pronte a delineare, nei prossimi mesi, così come fatto di recente in Siria, nuovi equilibri di potere nella macroarea Medio Oriente e Nord Africa nel cui mezzo si trova la Libia, ricca di petrolio e gas naturale.

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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