UN NUOVO CAPITOLO DELLA PRIMAVERA ARABA

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La diffusione del Coronavirus non ha fermato le proteste nel mondo arabo. Al contrario, ha esacerbato le storture presenti. Se sfruttata in maniera adeguata, potrebbe essere la giusta occasione per un cambiamento.

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È passato quasi un decennio dalle intense rivolte popolari che hanno coinvolto numerosi Paesi del Mondo arabo. L’entusiasmo che aveva accompagnato le proteste e la speranza in una transizione democratica sono miseramente infranti. Tre Paesi, Siria, Libia e Yemen sono coinvolti in una guerra civile di cui è difficile vederne la fine. In Egitto, l’esperienza democratica di Morsi ha avuto vita breve, sostituita dal governo repressivo ed autoritario di al-Sisi.

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Il Libano sta vivendo una delle crisi economiche piú gravi della sua storia, l’Iraq è instabile sotto vari aspetti. Anche la Tunisia, unico esempio di successo, deve fare i conti con alti tassi di disoccupazione, elevati costi di vista e problemi di corruzione.

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A partire dall’ ottobre dello scorso anno, è scoppiata una nuova ondata di proteste, descritta anche come Primavera Araba 2.0, connotata da una nuova consapevolezza ed l’esperienza dagli errori del passato. Le proteste sono rimaste pacifiche, nonostante la repressione del governo sia stata violenta, come nel caso iracheno e iraniano, e trans-confessionali, esemplare il caso libanese.

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La pandemia, unita al crollo dei prezzi del petrolio, ha costituito la “tempesta perfetta” per una regione già instabile ed affetta da un alto tasso di disoccupazione. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’impatto sull’economia sarà significativo, con una contrazione economica di circa il 3,1%, previsione che si aggrava per i Paesi esportatori di petrolio, le cui esportazioni diminuiranno di più di 250 miliardi di dollari.

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La diffusione del Covid-19 ha ulteriormente evidenziato le storture economiche, dovute, in particolare, all’implementazione di politiche neo-liberali. Pertanto, l’insoddisfazione non si rivolge ad un particolare partito politico, ma all’intera classe politica, unito all’esigenza di ristrutturare il sistema  sociale ed economico.

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Il Medio Oriente sta attraversando dei grandi cambiamenti, accelerati dalla diffusione del Covid-19.

I governi autoritari hanno approfittato della situazione di crisi per accrescere il proprio potere e reprimere l’opposizione, come avvenuto in Algeria, dove il governo ha arrestato molti attivisti del movimento Hirak. Nonostante questo, i movimenti di protesta non sono cessati, anche grazie a nuove forme di attivismo. La società civile è più consapevole perché sembra aver imparato dagli errori del passato.

Al di là delle molteplici difficoltà a cui è sottoposta la popolazione, quella attuale potrebbe essere una buona occasione per ridisegnare una nuova realtà. Tuttavia, il  processo di cambiamento non sarà breve ed indolore.

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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