LA TERRA COME SOGGETTO DI DIRITTO: L’ASSEMBLEA MONDIALE PER L’AMAZZONIA SCEGLIE LA VIA DELL’AUTODETERMINAZIONE

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Si solleva la lotta dei popoli amazzonici, aggrediti nei loro territori, nelle loro memorie e culture.  La prima assemblea di luglio ha ribadito l’autogoverno e l’autodeterminazione dei popoli come punto di partenza di un lungo processo di liberazione; il 5 agosto i rappresentanti delle principali confederazioni di popoli indigeni si sono nuovamente riuniti per lanciare la mobilitazione mondiale a difesa della terra come soggetto di diritto internazionale

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L’assemblea

Sta nascendo qualcosa di nuovo. Riuscite a sentirlo? Cresce il grido assordante della foresta, disboscata, incendiata, saccheggiata dall’estrattivismo che la violenta, obbedendo solo al potere e all’avidità.”

Con queste parole si apre la Dichiarazione della prima Assemblea Mondiale per l’Amazzonia tenutasi in forma virtuale lo scorso luglio. L’evento, che ha accolto più di cinquanta delegazioni indigene dal Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Guyana francese e Suriname, ha denunciato l’avanzare dell“ecocidio, etnocidio e terricidio” che sta devastando l’Amazzonia in maniera peggiore del virus COVID-19. Nella dichiarazione finale si è distaccata l’organizzazione e la lotta dei popoli amazzonici per far fronte agli effetti della “devastazione e della fame che continueranno dopo questa pandemia”. 

Nel pieno momento di dolore” si legge “come se fosse un parto, qualcosa sta nascendo: una tessitura ribelle di molti spiriti del bosco e del cemento, che ricordano che tutti e tutte siamo Amazzonia”.

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I tavoli di lavoro e l’azione tripartita

Le cause del deterioramento dell’Amazzonia sono le imprese agroindustriali, le monocolture, la semina di semi transgenici, gli agrocarburanti, l’industria mineraria legale ed illegale, l’estrazione e lo spandimento di idrocarburi, la biopirateria, i mega-progetti idroelettrici e idroviari, le linee di trasmissione e autostrade mal progettate, le organizzazioni finanziarie internazionali e i loro prestiti ed investimenti, il traffico di droga e la criminalità organizzata.

A questo scopo sono stati istituiti tre gruppi di lavoro su altrettante campagne:

1)  COVID-19: campagna globale per affrontare i gravi impatti dei Covid-19 sulle popolazioni indigene, gli afro-discendenti e l’intera Amazzonia;

2)  BOICOT: campagna globale per boicottare prodotti, aziende, investimenti, politiche governative, accordi commerciali e industrie estrattive che distruggono l’Amazzonia;

3) MOBILITAZIONE: giornate di mobilitazione globale per fermare l’etnocidio, l’ecocidio e l’estrattivismo e per salvare l’Amazzonia, essenziale per affrontare il cambiamento climatico.

In tale ottica l’assemblea ha lanciato la grande mobilitazione di Agosto: il mese che si apre con il giorno della Pachamama

 

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La mobilitazione assume rilievo simbolico e politico visto che, più che un blocco o una serie di azioni dirette, la convocatoria invita a far sentire la propria voce tramite i social network, flash mob e picchetti davanti a sedi del governo del parlamento e delle ambasciate, concerti, spettacoli e arte di strada, pressione mediatica e boicottaggio dei prodotti che lucrano e/o investono nell’estrattivismo a danno dell’amazzonia e dei popoli residenti.

In ciò il movimento sudamericano presenta moltissime affinità con le aspirazioni e le modalità di azione di altrettanti movimenti politici del mondo che tramite il boicottaggio, l’azione mediatica e la richiesta di intervento internazionale, mirano a ridefinire i pesi e le misure dei diritti umani; uno tra tutti  il palestinese BDS Movement.

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La terra come soggetto di diritto internazionale

Dall’ecologia all’etica, passando per la biologia, la filosofia e la religione, in centinaia tra accademici, studiosi e pensatori di ogni risma si sono interrogati sul ruolo della terra e sulla sua “personalità”. Da ciò non potevano ovviamente rimanere esclusi i giusinternazionalisti che già dalla scoperta delle Americhe, da parte di Cristoforo Colombo, normativizzarono per mano della scolastica spagnola di Francisco de Vitoria la presa violenta della terra, riconoscendole appunto una centralità giuridica fondamentale nelle dinamiche internazionali.

E se all’epoca la terra serviva a legittimare azioni coloniali e successivamente interventismo occidentale ed il più vasto Sistema dei Mandati della Società delle nazioni, oggi la dinamica si è ribaltata, trovando nuova linfa nelle risoluzioni internazionali e sentenze costituzionali a tutela della terra e dei popoli ivi residenti.

Il processo di riconoscimento della personalità della natura si avvia nel 2008 con l’Ecuador , il primo Stato a introdurre costituzionalmente il diritto della “natura o Pacha Mama, dove si riproduce e si realizza la vita, (…) al mantenimento e alla rigenerazione dei suoi cicli vitali, strutture, funzioni e processi evolutivi”.  Due anni dopo, anche la Bolivia ha riconosciuto “diritti della Madre Terra” attribuendo alle risorse naturali un diritto alla rigenerazione, alla vita ed alla diversità. Nel 2017 il parlamento della Nuova Zelanda ha deciso di accordare al fiume Whanganui (sacro al popolo Maori) ed ai suoi affluenti lo status di «persona giuridica», riconoscendolo come ecosistema integrato, composto da tutti gli esseri viventi che lo popolano. Un ulteriore sviluppo si è avuto in India, dove i fiumi Gange e Yamuna sono stati definiti come “entità viventi con lo statuto di persone morali” dall’alta Corte dello Stato himalayano dell’Uttarakhand.

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Tutti questi provvedimenti hanno riconosciuto un nuovo principio nel diritto ambientale contemporaneo, permettendo agli abitanti di un territorio di poter concretamente adire un tribunale a nome di fiumi e laghi e difenderne gli interessi nel caso in cui questi ultimi fossero messi in pericolo dalle attività umane.

La giurisprudenza si è più volte espressa, dunque, in materia di terra, identità e diritti umani, riconoscendo gradualmente sempre più soggettività giuridica e giungendo alla nota sentenza n. 4360/2018 della Corte Suprema di Giustizia della Colombia ma se la dottrina ha, dunque, formalmente riconosciuto la terra e nello specifico l’Amazzonia come soggetto di diritto e -in quanto tale- titolare di diritti, la realtà della regione sudamericana è tutt’altra storia: è del 27 luglio scorso, infatti, la notizia della denuncia del presidente Jair Bolsonaro alla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini contro l’umanità e genocidio. Sessantaquattro pagine in cui l’unione sindacale Unisaude invoca una procedura investigativa dell’Aja per l’aver deliberatamente ignorato le direttive sanitarie del WHO, nonchè per non essere intervenuto al fine di contenere il contagio tra le fasce sociali più povere e maggiormente esposte, ma non solo.

Nel documento incriminatorio si legge anche che le politiche estrattiviste, di sfruttamento intensivo della terra e delle riserve protette nonchè lo smantellamento delle aree rurali amazzoniche a favore di multinazionali e grandi compagnie petrolifere e minerarie, ha indubbiamente favorito non solo il contagio tra le minoranze etniche ivi residenti -le quali ovviamente, non avendo regolari contatti con le grandi capitali, sono state decimate dalla pandemia per assenza di immunoresistenze- ma anche una evidente deforestazione e danno del territorio in piena violazione dei vincoli internazionali e delle sentenze dei tribunali domestici.

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In tutto il Sudamerica, poi, si registrano casi di attività predatorie da parte di grandi compagnie estere in aree protette a danno del territorio e del diritto dei lavoratori, come i casi estrattivisti del Giappone in Bolivia ed Ecuador o il più celebre caso Chevron-Texaco.

In tal senso, dunque, l’assemblea mondiale panamazzonica ha inteso ribadire con forza il diritto alla propria esistenza e resistenza, invocando con forza il diritto all’autodeterminazione interna dei popoli e ad una vita dignitosa in armonia con il ciclo naturale della vita e della terra, e promettendo di portare la contestazione “pacifica ma conflittuale” fino ai più alti livelli giuridici per far si che finalmente l’operato dell’uomo cessi di arrecare morte e distruzione a specie animali, vegetali, uomini donne e bambini che della terra hanno fatto la propria ragione di vita.

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