ALASKA: LO STATO ARTICO FA I CONTI CON LA CRISI ECONOMICA DOVUTA AL CORONAVIRUS

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Gli strascichi di un virus ancora attivo. Crisi economica e disoccupazione alle stelle.

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Negli Stati Uniti, l’emergenza Covid-19 è tutt’altro che passata. Gli stati cominciano a fare i conti con le conseguenze economiche e sociali, ed a quanto pare, tra le realtà maggiormente colpite c’è L’Alaska. Per lo stato artico americano infatti, la pandemia è stata un duro colpo. Un colpo che in breve tempo ha frantumato i risultati ottenuti in molti anni, sul piano del recupero economico. Solo nel 2019 l’economia dell’Alaska sembrava tornare sulla buona strada. Dopo un brusco calo dovuto ai bassi prezzi del petrolio, le cose stavano andando per il verso giusto. Almeno così sembrava. Ad avvalorare questa convinzione poi, anche un tasso di disoccupazione al 5,2%, riscontrato ad inizio marzo 2020. Un  risultato storico per uno stato come l’Alaska, costretto spesso a “rincorrere” gli altri stati americani sul piano della crescita.

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Poi è arrivato il virus. Già ad aprile, lo storico dato della disoccupazione al minimo lasciava spazio ad un preoccupante 13,5%, leggermente migliorato a giugno con un 12,4%, dato altrettanto storico, ma in negativo.Le autorità locali stimano in circa 37.700 i posti di lavoro andati perduti dall’inizio della pandemia e nella sola Anchorage, la più grande città dell’Alaska con 300.000 abitanti, si riscontrano 18.100 posti di lavoro in meno rispetto a giugno 2019. La motivazione di queste grandi perdite sono da riscontrare nel fatto che la crisi, successiva alla pandemia, ha intaccato i due principali settori dell’economia locale: petrolio e turismo. Alberghi, ristoranti e strutture ricettive in genere, fanno registrare una perdita di circa 14.000 posti di lavoro, un calo del 32%. Per le attività legate all’estrazione del petrolio, il calo è invece assestato intorno al 14%.

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Dal Canada, solitamente arrivavano molti turisti. Il confine tra i due paesi però, è attualmente regolamentato in base agli accordi presi dai primi giorni della pandemia: ingressi regolamentati, monitoraggio dei transiti e, sono preferiti gli spostamenti per giustificati motivi. Tali disposizioni limitano parecchio la libertà di spostamento di turisti e pendolari, facendo cadere a picco la vendita di ticket per il trasporto pubblico.  L’ennesima problematica Inoltre,  deriva da quanto disposto dalle autorità sanitarie locali. Sulla base di quanto previsto, è aperto il transito solo a piccole imbarcazioni turistiche, con un massimo di 250 passeggeri; ragion per cui, molte grandi compagnie hanno preferito annullare il loro passaggio lungo le coste dell’Alaska.

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La situazione dell’Alaska, rientra a pieno titolo in quello che è un contesto generalizzato, quello americano appunto. Gli Stati Uniti, in questo momento pagano in termini di vite umane e di danno economico, lo scotto di aver preso in ritardo le dovute contromisure, contro un virus dalle conseguenze così gravi. L’amministrazione Trump ha fatto registrare un notevole incremento nelle politiche artiche, specie sul fronte diplomatico e strategico. Sarebbe pertanto auspicabile che l’orientamento delle autorità statunitensi si adoperino anche per far fronte alle problematiche interne, specie sul fronte Alaska, unica realtà artica del gigante americano. Sicuramente affascina la possibilità di avere avamposti strategici in pieno Mar Glaciale Artico, ma la stabilità economica e sociale dell’Alaska, potrebbero essere obiettivi concreti per avere un buon punto di partenza.

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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