IL VALORE STRATEGICO DEL NUCLEARE NEL TESO EQUILIBRIO GEOPOLITICO MEDIO-ORIENTALE

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Gli Emirati Arabi Uniti diventano il primo stato arabo a produrre energia nucleare. Quali le motivazioni e quali le conseguenze?

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Sabato 1 agosto la Emirates Nuclear Energy Corporation ha annunciato l’avvio delle attività della prima unità, su quattro totali previste dal progetto, della centrale nucleare Barakah, dall’arabo “benedetta”. Così, gli Emirati Arabi Uniti diventano il primo stato arabo a produrre energia nucleare, il terzo, dopo Israele e Iran, nella regione medio-orientale.

Tuttavia, la diminuzione del costo delle energie rinnovabili tra il 2009 e il 2019, un aumento pari al 26% di quello dell’energia nucleare e la presenza di ingenti risorse petrolifere nel paese pongono un quesito fondamentale: cosa motiva l’avvio di un programma di produzione del nucleare negli Emirati Arabi Uniti?

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Le risposte sono di natura economica e politica. Da un lato, il crescente consumo di energia elettrica, determinato dall’espansione economica del paese negli ultimi anni e dal conseguente aumento della popolazione, ha dato il via ad una necessaria ricerca di nuove fonti energetiche. Dall’altro, la centrale nucleare Barakah si presenta come una soluzione per diminuire la dipendenza degli Emirati dall’importazione di gas naturale, per lo più da Qatar e Arabia Saudita, favorendo una maggiore diversificazione nella produzione energetica del paese.

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Ad ogni modo, le ambizioni nucleari di Abu Dhabi generano non pochi timori.

A preoccupare sono, in primo luogo, i rischi ambientali. La presenza di eventuali rifiuti radioattivi nelle acque del mare potrebbe causare gravi danni per l’ambiente e le risorse idriche disponibili in una regione, caratterizzata da scarsità d’acqua, in cui si sfruttano intensi processi di desalinizzazione. D’altro canto, si considera che la costruzione della centrale nucleare lungo le coste occidentali del paese la rendano molto vulnerabile al cambiamento climatico e all’innalzamento del livello del mare.

Ulteriore fonte di preoccupazione è la mancanza delle misure di sicurezza necessarie per contenere eventuali problemi nel funzionamento della centrale. Le accuse di corruzione riguardo la produzione di documenti di sicurezza ad opera della South Korean Electric Power Corporation (KEPCO), attualmente impegnata nella costruzione della centrale emiratina, non distendono la situazione.

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Ultimo ma non meno importante, si teme ci possano essere spillover di grande rilievo provenienti dai tesi equilibri geopolitici della regione. Per quanto le autorità emiratine abbiano più volte ribadito gli obiettivi “pacifici” del programma di produzione del nucleare, non è possibile sottovalutare l’importanza strategica che quest’ultimo ricopre. La produzione di energia nucleare, infatti, non solo fornisce ad Abu Dhabi una marcia in più durante le negoziazioni con i paesi dell’OPEC ma gli consente di fare da contraltare all’Iran, fonte di grandi timori per le potenze della regione.

Inoltre, per quanto al momento il nucleare costituisca unicamente uno strumento di soft power, si teme che, a causa delle tensioni in Medio oriente, possa trasformarsi in un’arma di hard power favorendo una vera e propria corsa al nucleare. La centrale Barakah, infatti, potrebbe essere la prima di tante altre (sono già stati annuncianti progetti a riguardo in Egittoe in Arabia Saudita).

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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