GEOPOLITICA DEL MARE AL LARGO DELLE GALAPAGOS

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Nelle acque delle Galapagos, l’Ecuador cerca strumenti internazionali per difendere la biodiversità dell’arcipelago dalla pesca intensiva cinese.

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Un vuoto legislativo in materia di pesca in regime di alto mare permette lo sfruttamento e la messa in pericolo della biodiversità marina nel luogo che ha ispirato la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, e primo posto al mondo ad entrare nella lista UNESCO quale patrimonio naturale dell’umanità, nel 1978.

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Nelle acque delle Galapagos, seconda riserva marina più grande al mondo nonché area di riproduzione, ripopolamento e alimentazione del Pacifico, si trova la più grande biomassa di squali nel mondo, ed il corridoio di acqua tra l’arcipelago e l’Ecuador è una rotta migratoria per molte specie in via di estinzione.

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Da più di una settimana, la marina militare di Quito ha rilevato la presenza di una flotta di circa 260 pescherecci industriali battenti bandiera straniera, principalmente cinese, a ridosso della zona economica esclusiva (ZEE) delle Galapagos, precisamente nel corridoio di acque internazionali che separa le due zone sotto giurisdizione ecuadoriana: tra le 200 miglia circa di Oceano Pacifico a largo dell’arcipelago e le 200 miglia circa di Pacifico al largo del continente sudamericano.

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Secondo quanto sostiene la Difesa ecuadoriana, questa situazione si ripete ogni anno, nonostante le navi straniere prestino sempre molta attenzione a non entrare in acque territoriali. Unico caso di violazione, nel 2017, quando un’imbarcazione cinese entrò nel mare territoriale ecuadoriano, e le autorità del Paese poterono intervenire, trovando a bordo più di 300 tonnellate di pescato vietato, in gran parte pinne di squalo, e sequestrando la nave.

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Secondo il diritto del mare, e in particolare la Convenzione di Montego Bay, in alto mare (41% del pianeta e 60% degli oceani) vige libertà di pesca. Tuttavia, le specie protette si spostano, senza barriere artificiali, tra la ZEE dell’arcipelago e le adiacenti acque internazionali, dove la flotta cinese sta decimando la biodiversità da anni, stessa cosa che fa al largo delle coste argentine, dove lo scorso maggio è stata perseguita dalla Marina di Buenos Aires. L’ingente volume della pesca cinese, che pesca prevalentemente a strascico, non solo sta minacciando l’ecosistema delle Galapagos, ma sta inficiando anche fortemente la pesca e il turismo locali

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Nonostante la flotta sia stata avvistata a metà luglio, solo la scorsa settimana le tensioni sono passate al livello diplomatico. L’Ecuador si riunirà nei prossimi giorni con Perù, Cile, Colombia e Panama, nell’ambito della Comisión del Pacífico Sur, per discutere con gli altri Paesi rivieraschi toccati dalla questione e sviluppare una strategia regionale. Il Presidente Moreno ha sostenuto che utilizzerà tutti gli strumenti del diritto internazionale, in primis la diplomazia e le pressioni della comunità internazionale, in quanto non vi sono per ora mezzi coercitivi contro la Cina. Sicuramente farà una grande parte nella soluzione di controversie di questo tipo la futura Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità oltre i confini nazionali, quel Global Ocean Treaty le cui negoziazioni vanno avanti da un decennio.

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Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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