COSTA D’AVORIO: “NON C’È DUE SENZA TRE”

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Il partito democratico della Costa d’avorio- raggruppamento democratico (RHDP), ha annunciato che il proprio candidato per le prossime elezioni sarà il Presidente Alassane Ouattara, che correrà per il suo terzo mandato. Alassane Ouattara ha dichiarato che annuncerà la sua decisione attraverso un discorso alla nazione che si terrà il 6 agosto, chiedendo “tempo per una riflessione e una ripresa prima di dare una risposta”.

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Inoltre in un post su Facebook si legge: “Ho ascoltato i messaggi delle varie strutture del partito, dei funzionari eletti e degli organi di Rhdp, nonché di quelli dei presidenti e dei ministri istituzionali che mi hanno contattato direttamente. Prendo atto delle risoluzioni del comitato politico e della sua richiesta”. Alla notizia è seguita la netta contrapposizione da parte degli altri partiti che premono per un rinnovamento politico.

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Tuttavia la questione è molto più complessa. Lo stesso Presidente, a marzo, aveva dichiarato di non essere interessato ad un nuovo mandato e che avrebbe rinunciato alle elezioni di ottobre, a favore di una nuova generazione politica. Il cambio di rotta potrebbe essere spiegato dalla crescente incertezza per il futuro, che genera non poche paure nella classe politica del Paese. Questo, in parte, è dovuto all’importanza cruciale che le elezioni rappresentano per la stabilità del Paese. Basta ricordare, infatti, gli scontri e le violenze post-elettorali di dieci anni fa, che portarono alla morte di oltre 3000 persone, quando l’ex presidente, Laurent Gbagbo, rifiutò di dimettersi nonostante avesse perso le elezioni proprio contro Ouattara.

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In questi anni, il governo ha sicuramente compiuto dei progressi, soprattutto nella lotta alla criminalità. Tuttavia non è riuscito ad estirpare le radici velenose del sistema politico ivoriano: un esercito che viola continuamente i diritti umani e un sistema giudiziario politicizzato e, di conseguenza, non indipendente. I crimini della crisi post-elettorale del 2010 sono rimasti pressoché impuniti, nonostante le indagini portate avanti nei confronti dell’ex presidente Laurent Gbagbo, e di Charle Blé Goudé, leader della milizia sostenitrice di Gbagob. Ad aggravare il peso di questa ferita, ha contribuito proprio la decisione recente del Presidente Outtara di concedere un’amnistia che nei fatti ha permesso la liberazione di buona parte dei prigionieri coinvolti nelle gravi violazioni dei diritti umani del 2010.

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La Costa d’avorio si trova quindi di fronte ad un bivio cruciale. Da un lato sente l’esigenza di ricominciare e voltare pagina, una volta ancora, dall’altra è evidente il peso dell’incertezza. La paura che un cambio di rotta possa gettare il Paese nell’instabilità potrebbe portare Outtara a vincere il suo terzo mandato. Del resto in politica, come nella vita, una brutta abitudine è sempre meglio di una terribile incertezza.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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