GLI STATI UNITI SONO SEMPRE PIÙ UN PAESE ARTICO: AL VIA IL DIALOGO CON LE ALTRE POTENZE

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Gli Stati Uniti a colloquio con la Danimarca: al centro del dialogo, la strategia americana

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Con il passare del tempo, l’inversione di tendenza operato da Trump, rispetto alle precedenti amministrazioni, sembra sempre più palese: gli Stati Uniti sono un paese artico. Un’affermazione presente sulla carta già da giugno 2019, quando fu introdotto il piano per la strategia artica; piano che sta vedendo gradualmente la sua conferma nella messa a punto dei progetti previsti per la sicurezza nazionale che, nell’ottica statunitense è minacciata dalle ingerenze russe e cinesi. Gli Stati Uniti basano la propria strategia su tre diversi obiettivi: difesa del territorio nazionale; competere, qualora fosse necessario; garantire il bilanciamento del potere nell’Artico, affinchè lo stesso resti libero e accessibile a tutti. Tuttavia è da tempo che Trump si sta muovendo sul piano del dialogo e del soft power. Infatti, dopo il suo tristemente famoso exploit in merito all’acquisto della Groenlandia, molto è stato fatto per ricucire i rapporti con l’offesa Danimarca.

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In questo ambito rientra quindi, la visita in Europa di Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, con obiettivo primario l’incontro a Copenaghen con la premier danese Mette Frederiksen ed il ministro degli esteri Jeppe Kofod. Al centro dell’incontro sicuramente l’Artico. La visita di Pompeo e l’incontro con le autorità danesi segna sicuramente un cambio di rotta in quelli che sono i rapporti diplomatici tra Washington e Copenaghen, i quali sembravano essersi incrinati dopo l’offerta di Trump di acquistare la Groenlandia. In quell’occasione, le autorità danesi si mostrarono indispettite, tanto da costringere il presidente americano a cancellare una visita in programma nel paese scandinavo. La presenza di Pompeo a Copenaghen quindi, rappresenta una nuova possibilità di riapertura dei rapporti, nell’ambito di un discorso di cooperazione di più ampio raggio.

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Tra gli argomenti caldi, oggetto della conversazione, sicuramente la Groenlandia, che ha tenuto banco anche in funzione della recente riapertura di un consolato americano a Nuuk, ma non solo. Tra le mire statunitensi ci sono anche le Isole Faroe, arcipelago ritenuto di vitale importanza dalla nuova strategia americana. Sembra infatti che, gli Stati Uniti stiano tastando il territorio per valutare la possibilità di aprire un consolato nell’arcipelago e conseguentemente lavorare per ottenere la possibilità di utilizzo dei porti locali per le operazioni nell’Artico. La questione sicuramente entrerà nel novero delle future discussioni con la Danimarca, anche se la prospettiva di divenire punto d’approdo militare, non entusiasma particolarmente le autorità faroesi, le quali si sono dichiarate molto preoccupate per quanto possa avvenire nel lungo termine ed il ruolo, che l’arcipelago potrebbe assumere.

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La “missione” di Mike Pompeo in Danimarca, lascia quindi intendere che gli Stati Uniti sono pronti a serrare i ranghi. L’intento principale resta quello di reggere il confronto con Russia e Cina, dando innanzitutto l’impressione di aver riguadagnato il terreno perso nell’Artico, in tanti anni di interesse marginale. Inoltre da Washington sembra palesarsi anche la volontà di mantenere l’intesa basata su quanto previsto dal Consiglio Artico. Su questa concezione quindi, gli Stati Uniti farebbero pressione sull’intento cooperativo posto alla base del Consiglio, per lavorare diplomaticamente con gli stati che ne fanno parte, onde contrastare Russia e Cina. A questo però si affianca la già citata intenzione di piazzare la propria flotta in punti strategici dell’Artico, con la motivazione di difendere il proprio territorio, ma anche per ribadire soprattutto la propria affermazione di potenza artica.

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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