STATI UNITI – QATAR – IRAN: IL DIFFICILE EQUILIBRIO DI DOHA

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L’incontro tra Al-Thani e Brian Hook tenutosi domenica 26 luglio garantisce il mantenimento di relazioni di cooperazione bilaterale tra Washington e Doha. Tuttavia, potrebbero esserci ripercussioni nei rapporti tra l’emirato e la Repubblica Islamica.

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Domenica 26 luglio si è tenuto un incontro tra il Primo Ministro e Ministro degli affari esteri qatarino, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, e il rappresentate speciale per gli Stati Uniti in Iran, Brian Hook. I due hanno trattato di questioni di “interesse mutuo” sottolineando l’importanza delle relazioni di cooperazione bilaterale tra i due paesi affinché sia possibile garantire stabilità e sicurezza alla regione.

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Per poter ben comprendere le possibili conseguenze dell’avvicinamento Doha – Washington è necessario tenere in considerazione il quadro contemporaneo regionale caratterizzato dal perdurare della crisi del Golfo, in corso dal 5 giugno 2017, e una crescita delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

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In particolare, la dinastia Al-Thani ha a lungo fatto affidamento sulla vicinanza militare e strategica di Washington per garantire sicurezza al paese e rompere l’isolamento imposto dal “Quartetto arabo” – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto. Tuttavia, si temeva che le crescenti tensioni nella regione, il recente disimpegno americano e le strette relazioni Doha-Teheran ponessero il Qatar al di fuori della sfera protettiva americana, un pericolo che le elezioni presidenziali statunitensi con l’eventuale vittoria di Trump e il possibile mantenimento di un atteggiamento di ostilità nei rapporti americani con la Repubblica Islamica rischiava di concretizzarsi.

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In quest’ottica, il rinnovato appoggio da parte dell’amministrazione americana dimostrato durante l’incontro può essere considerato una vittoria per il piccolo emirato. Quest’ultimo, forte del ruolo di rilievo occupato nel mercato petrolifero e vista la progressiva limitazione del potenziale di commercio iraniano, potrebbe infatti rivelarsi un prezioso alleato per gli Stati Uniti.  

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Tuttavia, ciò che di primo acchito sembra un traguardo potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Le tensioni intra-Golfo, frutto della politica “indipendentista” della dinastia al potere che nel 1995 ha posto fine al tradizionale allineamento con l’Arabia Saudita, hanno indotto il Qatar a rafforzare i rapporti con gli attori non allineati nella contesa, come l’Oman e la Turchia, o a stringere alleanze in chiave anti-coalizione – è questo il caso dell’Iran e degli Stati Uniti.

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Proprio nelle relazioni con Teheran e Washington, la posizione qatarina risulta alquanto delicata. Se da un lato il rinnovato avvicinamento americano garantisce sicurezza nazionale al paese, d’altro canto, potrebbe inasprire i rapporti con l’Iran che, forte delle relazioni commerciali con Oman, India e Cina, non esiterebbe a sfruttare la dipendenza strategica ed economica dell’emirato qualora dovesse percepire un impegno da parte di Doha a favore degli US.

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Pertanto, il soft e hard power qatarino hanno senza dubbio garantito al paese un ruolo di primo piano nella comunità regionale e internazionale, spingendo i paesi del “Quartetto” a imporre un embargo economico, logistico e diplomatico per ostacolarne l’influenza nella regione; malgrado ciò, la lotta alla leadership regionale e le manovre strategiche attuate per limitare le possibili conseguenze negative della “crisi del Golfo” hanno avuto un effetto di bandwagon limitando l’indipendenza del paese.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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