IN MALI PER FRENARE LA CRISI SI INTERVIENE CON LA MEDIAZIONE REGIONALE

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La crisi politica in Mali sta continuando e l’intervento dell’ECOWAS è ben determinato. Cinque mediatori regionali sono stati nominati ed indirizzati nel Paese per individuare le modalità per riequilibrare la situazione che, negli ultimi giorni, sembra essere decisamente sfuggita di mano.

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Cinque leaders politici dal Senegal, Costa d’Avorio, Niger e Ghana agiranno in qualità di mediatori regionali e, in virtù della cooperazione interregionale che è uno principi cardine della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, risolvere la crisi sociopolitica e restaurare la pace interna.

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In un’area in cui è presente la missione delle Nazioni Unite (MINUSMA) e la potenza francese con l’operazione Barkhane, l’ECOWAS si mostra capace di organizzare operazioni ed interventi mirati ed inter partes. Soprattutto in Mali, l’organizzazione subregionale sembra essersi mostrata molto efficiente e persino capace di colmare le lacune delle altre organizzazioni operanti nel Paese. Tutte lezioni imparante dopo la crisi secessionista iniziata nel 2012.

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Ai primi tentativi di mediazione, provati dall’ex leader nigeriano Jonathan Goodluck, si sono subito contrapposti gli interessi dell’opposizione (Mouvement du 5 Juin-Rassemblement des Forces Patriotiques – M5-RFP) che non accettano la presa di posizione dell’attuale presidente di restare in carica a tutti i costi. Su questo punto, nessun compromesso politico.

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Il presidente Ibrahim Boubacar Keïta sostiene la sua elezione del 2013 che si è svolta con elezioni apparentemente democratiche. Intanto le manifestazioni dei civili d’opposizione continuano nella capitale per rivendicare alcune decisioni poco garantiste. Pare che dal 10 luglio, i più importanti social network e social media della rete digitale (tra gli altri: Facebook, Twitter, Messenger) sono stati censuratiper evitare la diffusione di informazioni da parte dell’opposizione. La decisione governativa è stata giustificata con la volontà di prevenire e contrastare l’estremismo violento.

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