IRAQ: POLITICA ESTERA ALL’INSEGNA DEL NON ALLINEAMENTO

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Con la sua visita a Teheran, il premier iracheno al-Khadimi ha ribadito l’alleanza con la Repubblica Islamica.  Considerando il dialogo strategico intrapreso con gli Stati Uniti, sembra che l’Iraq abbia scelto il ruolo di mediatore.

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Il 21 luglio, il primo ministro iracheno, al-Khadimi, ha effettuato una visita ufficiale a Teheran con il presidente iraniano Rouhani e l’Ayatollah Khamenei, la sua prima visita ufficiale dal suo insediamento.   Questo avviene a pochi giorni di distanza della visita del ministro degli Esteri iraniano, Zarif, a Baghdad. In quell’occasione, è stato annunciato un piano di assistenza per l’Iraq dal valore di 5 miliardi di dollari e un accordo di due anni per la fornitura di un terzo dell’elettricità richiesta dall’Iraq.

 

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La visita segna una distesa nei rapporti tra i due Paesi, dopo che gli Stati Uniti avevano appoggiato l’elezione del primo ministro ed avevano annunciato l’inizio di un “dialogo strategico” a partire da giugno. Questo, unito alle recenti azioni intraprese dal governo contro le milizie irachene pro-iraniane, aveva lasciato presupporre un avvicinamento ad Occidente ed una rinuncia alla strettissima alleanza con Teheran, per usare un eufemismo. In realtà, Teheran, in seguito alla caduta di Saddam Hussein e il conseguente vuoto di potere, è riuscita ad esercitare una forte interferenza negli affari interni del Paese, denunciata dalle proteste anti-governative scoppiate ad ottobre. Uno dei principali slogan ripetuti dai manifestanti era, infatti, “out, out Iran; free, free Baghdad”, ad espressione del sentimento anti-iraniano provato da una cospicua parte della popolazione.

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Si tratta della prima visita di un tour che lo porterà anche negli Stati Uniti. Questo fa pensare che l’Iraq stia agendo da intermediario tra i due acerrimi nemici, Stati Uniti ed Iran, la cui de-escalation costituisce una priorità per l’agenda irachena. L’uccisione del generale Soleimani e dell’iracheno al-Muhandis, vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, rischiava di trasformare l’Iraq in un teatro di scontro tra le potenze rivali, a scapito del già fragile tessuto politico, economico e sociale iracheno.

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Indubbiamente, molteplici sfide attendono il premier al-Khadimi. E la posta in gioco è alta.  L’Iraq non vuole rinunciare all’alleanza con gli Stati Uniti, che ha promesso supporto economico ed investimenti a fronte della crisi economica, esacerbata dalla caduta dei prezzi del petrolio e dalla pandemia.
Inoltre, Washington costituisce un argine al potere iraniano.  Ma non può nemmeno voltare le spalle a Teheran. I due Paesi condividono un confine di più di 1.400 km, abbastanza lungo da non poter essere ignorato, e, inoltre, la Repubblica Islamica esercita un controllo diretto sulla politica irachena attraverso le milizie sparse sul territorio, il cui potere non può essere sottovalutato. L’omicidio del ricercatore Hisham al-Hashimi lo ha dimostrato.

Se non riuscirà a mediare tra le rivalità di Iran e Stati Uniti, il rischio è che ne rimanga schiacciato.
Pertanto, al-Khadimi dovrà essere in grado di muoversi tra fragili giochi di equilibri, in difesa della sovranità irachena.

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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