TEHERAN CONTRO GLI USA: GIUSTIZIANO UNA SPIA

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In questi giorni in Iran è stata giustiziata una spia della CIA, Mayid, e sono stati effettuati numerosi arresti contro i manifestanti che sono stati ritenuti gli organizzatori delle proteste che si sono verificate nella città di Behbahan, in Khuzestan, provincia sud-occidentale iraniana. Le autorità iraniane hanno agito in questa maniera per evitare che avessero luogo manifestazioni simili a quelle che si sono verificate nel novembre 2019, durante le quali la popolazione lamentava la debolezza delle misure attuate dal governo per far fronte alle difficoltà economiche. In questo caso le proteste che si sono svolte in Khuzestan hanno la caratteristica di avere come menti la popolazione a maggioranza sunnita che costituisce di fatto l’opposizione al governo. Lo scopo delle proteste è quello di spingere fino alla caduta del regime che ha condotto il Paese al deterioramento delle condizioni di vita e del sistema economico e sanitario.

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Inoltre, elemento che sottolinea la rigidità del regime iraniano, è l’impiego di gas lacrimogeni per disperdere la folla dei manifestanti, molti dei quali sono stati arrestati. Per completare tale azione il governo ha deciso di interrompere la linea internet che sarebbe stata usata come strumento per fomentare la mobilitazione popolare, tornando alla situazione di novembre 2019.

Amnesty International ha affermato che nelle proteste attuali avrebbero trovato la morte ben 304 persone.

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Ad essere stata giustiziata è una spia della CIA, nonché un ex traduttore arrestato nel 2018 per aver ricevuto ingenti somme di denaro sempre dalla CIA e dai servizi segreti israeliani del Mossad per ottenere informazioni sull’ex comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) Soleimani, ucciso a gennaio dagli Stati Uniti. Il soggetto in questione sarebbe stato in grado di venire a contatto con info su equipaggiamenti militari, sistemi di comunicazione e contatti di figure di alto spicco iraniane, tra cui Soleimani.

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L’esecuzione di Mayid avviene nel momento in cui è stata effettuata anche una campagna online in cui gruppi dell’opposizione hanno espresso la propria contrarietà rispetto alla sentenza di condanna a morte di tre uomini che avevano partecipato alle manifestazioni avvenute a novembre 2018.

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