LA DIGA DI ITAIPÚ: UNA DELLE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO MODERNO

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Itaipú (“la pietra che canta” in lingua Guarani) prende il nome dal suono che emette l’acqua quando passa sulle rocce. L’imponente struttura sorge in America del Sud al confine tra Brasile e Paraguay sul fiume Paraná ed aiuta a soddisfare la richiesta di energia da parte di entrambi i Paesi sudamericani.

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Contesto

La diga di Itaipú è conosciuta come una delle sette meraviglie del mondo moderno grazie alla sua assoluta immensità. È uno dei maggiori impianti produttori di energia idroelettrica operativi al mondo, con una capacità di generazione installata di ben 14 GW. L’impianto è gestito da Itaipu Binacional e sorge sul fiume Paraná, al confine tra Brasile e Paraguay. Itaipu Binacional è leader mondiale nella produzione di energia pulita avendo prodotto oltre 2,6 miliardi di Megawattora (MWh) da quando l’impianto è entrato in funzione nel 1984.

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Un pò di storia

Negli anni ‘60 i governi di Brasile e Paraguay intravidero la possibilità di dar vita ad un progetto che utilizzasse una delle loro risorse condivise al fine di supportare la crescita delle esigenze elettriche dei loro Paesi. Tale risorsa era rappresentata dal fiume Paraná, il settimo fiume più grande del mondo, confine naturale tra le due nazioni. Il progetto prevedeva la costruzione di un’imponente diga che avrebbe sfruttato la risorsa idrica trasformandola in energia elettrica pulita. Il 22 luglio 1966 i Ministri degli Affari esteri di Brasile e Paraguay firmarono un documento (Iguaçu Agreement) che concordava la possibilità di costruire una diga con centrale elettrica annessa. Tuttavia, solo nel 1973 il trattato venne ratificato ed Itaipu Binacional venne creata nel maggio 1974 per intraprendere la costruzione della diga, avviata nel gennaio 1975.

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L’avvio dei lavori

Durante le fasi di pianificazione, gli ingegneri ebbero la necessità di concordare che tipo di diga creare. Una semplice diga posta sul fiume Paraná ne avrebbe bloccato il corso, e non avrebbe neanche prodotto la potenza desiderata. Fu dunque deciso di rendere Itaipú non una singola diga, ma una serie di dighe, in totale quattro, lunghe 7,2 miglia (7,2 km) e alte 738 piedi (225 m). Ciò avrebbe consentito la creazione di un immenso lago in grado di produrre energia idroelettrica più di qualsiasi altra diga al mondo.

 

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Riempimento del serbatoio e produzione di energia pulita

La diga venne completata il 13 ottobre 1982 ed iniziò ad operare il 5 maggio 1984. A causa delle forti piogge verificatesi in quel periodo, furono necessari soltanto quattordici giorni per riempirne il serbatoio lungo 105 miglia (170 km) e largo 4,5 miglia (7 km). È il settimo serbatoio più grande del Brasile, comprendo un’area di 1.350 km². Il lago formatosi contiene 29 miliardi di metri cubi d’acqua. L’impianto è attualmente dotato di 20 turbine, ognuna larga 53 piedi e pesante 800 tonnellate, con una capacità individuale di 700 MW, l’ultima delle quali istallata nel 2007. Nel 2008 Itaipú ha generato la più grande quantità di energia mai prodotta da una singola diga e l’energia prodotta soddisfa la domanda energetica dei due Paesi sudamericani, dove circa il 90% dell’energia prodotta è utilizzata dal Brasile. Se fosse possibile immagazzinare la produzione accumulata dalla diga, si potrebbe sufficientemente rifornire di energia l’intero pianeta per 40 giorni oppure tutto continente europeo per 6 mesi e 12 giorni. Per generare la stessa quantità di energia utilizzando combustibile fossile, occorrerebbero invece 5 miliardi di barili di petrolio, l’equivalente di 51 giorni della sua produzione mondiale (sulla base dei dati del 2006), che porterebbero ad immettere nell’atmosfera 1,7 miliardi di tonnellate di CO2. Itaipú rappresenta l’equivalente di 22 centrali nucleari e con una produzione annuale di oltre 90 milioni di MWh – detenendo un record mondiale nel 2016 di ben 103,1 milioni di MWh prodotti – evita l’emissione in atmosfera di 38 milioni di tonnellate di CO2 all’anno che le centrali a gas produrrebbero per generare lo stesso quantitativo oppure di 85 milioni di tonnellate di CO2 all’anno generate dall’utilizzo di carbone.

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La trasmissione dell’energia prodotta da Itaipú

Furnas Centrais Elétricas del Brasile e Administración Nacional de Electricidad (ANDE) del Paraguay sono le due aziende responsabili della trasmissione di energia prodotta dalla diga. La potenza generata da Itaipú è distribuita attraverso un sistema interconnesso. Il sistema è collegato dalla sottostazione brasiliana Foz do Iguaçu, di proprietà di Furnas, alla sottostazione della riva destra paraguaiana all’interno dell’area dello stabilimento.

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Impatti sociali e ambientali

Itaipú offre un contributo importante alla partecipazione delle fonti rinnovabili alla rete energetica di entrambi i Paesi. In Brasile l’energia rinnovabile rappresenta oltre il 66% della produzione di elettricità e in Paraguay è quasi il 100%. Tuttavia, il contributo di Itaipú non si limita solo a produrre energia idroelettrica. La diga, infatti, intraprende anche una serie di azioni correlate a numerosi impegni espressi nell’accordo di Parigi del 2015, senza dimenticare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, in modo particolare il 6 ed il 7, incentrati su acqua ed energia. Tali azioni mirano a garantire la sicurezza idrica del serbatoio (utilizzato anche per attività legate al turismo, all’agricotura e alla pesca), con particolare riguardo al preservare gli oltre 100 mila ettari di foresta che, nel solo 2016, ha sottratto 5,6 milioni di tonnellate di CO2 dall’atmosfera. Nonostante ciò, gli effetti a seguito della costruzione della diga sull’ambiente circostante e sulle comunità locali sono tanto positivi quanto negativi. Quasi 10.000 famiglie sono state trasferite prima che le loro case fossero inondate dal bacino idrico in costruzione. 

 

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La costruzione della diga ha richiesto l’impiego di 40.000 lavoratori, di cui 149 hanno perso la vita durante le fasi di costruzione. Per ospitarli, è stata costruita una comunità completamente nuova che comprende ospedali, scuole, parchi e chiese. Inoltre, le spettacolari cascate di Guairà (o di Sete Quedas) sono state sommerse dal lago della diga e dinamizzate per consentire una navigazione sicura. Erano per volume d’acqua le cascate più grandi del mondo, avendo il doppio della portata di quelle del Niagara. Il poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade a tal proposito scrisse: Here seven visions, seven liquid sculptures vanished through the computerized calculations of a country ceasing to be human in order to become a chilly corporation, nothing more. A movement becomes a dam – (“Farewell to Seven Falls”). Un altro impatto altamente negativo si è verificato sulla natura circostante. È stato pianificato, infatti, un grande progetto per la messa in sicurezza della flora e della fauna selvatiche che potevano essere potenzialmente distrutte dalla creazione della diga, salvando in questo modo all’circa 400 specie.

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Conclusioni

Sia il Paraguay che il Brasile hanno guadagnato molto dallo sviluppo e dal funzionamento della diga di Itaipú . Tuttavia, questa occasione non si è presentata senza il sopraggiungere di costi, dal momento che lo spostamento forzato di un notevole numero di persone e la distruzione di un monumento naturale, come le cascate di Guairà, non furono decisioni prese alla leggera dai due governi. La diga, con la sua produzione di energia idroelettrica, ha certamente contribuito a ridurre la dipendenza da carbone e petrolio in entrambi i Paesi, portandoli anche a stabilire relazioni più salde grazie alla partnership relativa alla gestione dell’impianto. Al di là dei costi dunque, la diga di Itaipú si presenta come un vero e proprio successo ambientale, fiscale e politico. La sua capacità nel generare un così grande quantitativo di energia idroelettrica ha permesso di compiere per i due Paesi sudamericani un primo passo nella riduzione di combustibili fossili, primo tra tutti il petrolio.

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FONTI:

https://www.power-technology.com/projects/itaipu-hydroelectric/

Mina T., The Itaipu Dam, 9 December 2011.

Amaral H.G., Brazil and Paraguay’s Itaipu dam works to combine climate and sustainability action, in International Hydropower Association, 25 November 2017.

http://www.unmuseum.org/7wonders/megadam.htm

Initiatives for the future of great rivers, 4th Session 13-17 March 2017 – Itaipu

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Chiara Ferro

Attualmente ricopro il ruolo di Junior Political Researcher presso la Parliamentary Assembly of the Mediterranean. Sono laureata in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario con menzione alla carriera presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Politica ed Economia dell’Ambiente e correlazione in Geopolitica Economica sul futuro delle risorse idriche legate al caso studio della Grand Ethiopian Renaissance Dam. Con IARI, collaboro con l’associazione inglese “Cop26 and beyond” analizzando nelle mie analisi gli impatti del cambiamento climatico su ambiente e società. La curiosità e la ricerca scientifica sono state determinanti nello sviluppo del mio forte interesse per la geopolitica dell’ambiente e delle risorse energetiche. Tra le mie passioni rientrano la geografia, lo studio delle civiltà antiche, prime su tutte l’antico Egitto e l’antica Grecia, e la degustazione di birre artigianali in giro per il mondo.

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