YEMEN: TRA I RISCHI DI UNA CATASTROFE AMBIENTALE ED UN POSSIBILE AUMENTO DELLE TENSIONI

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

La corrosione della petroliera FSO SAFER è oggetto di grandi preoccupazioni per le Nazioni Unite. Oltre i danni economici e ambientali, da non sottovalutare sono le possibili ricadute sul conflitto civile yemenita.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Mercoledì 15 luglio è stata indetta una conferenza dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere dei rischi sollevati dal deterioramento della FSO (Floating Storage and Offload Unit) SAFER. Si tratta di una petroliera costruita nel 1976 in Giappone e ancorata a circa 4,8 miglia dalla costa yemenita nei pressi di Al-Ḥudayda a partire dal 1987 quando è stata convertita in una cisterna di deposito fissa. La corrosione e mancata manutenzione della petroliera da parte del gruppo Houthi che ne ha il controllo dal 2015, seppure formalmente sia posseduta dal governo ufficiale yemenita, fa sì che la più grande crisi umanitaria degli ultimi tempi, ossia la guerra civile in Yemen, rischi di produrre un’ulteriore vittima: l’ambiente.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Al giorno d’oggi, il progressivo ma rapido deterioramento della cisterna rende elevata la probabilità che ci siano nel prossimo futuro perdite di petrolio in mare. Gli alti rischi di una esplosione, inoltre, preoccupano particolarmente gli esperti che progettano scenari catastrofici. Essa avrebbe, in primo luogo, ricadute negative a livello economico. A risentirne sarebbero il 100% delle attività di pesca sulla costa yemenita bagnata dal Mar Rosso e almeno 500km2 di territori agricoli, con la conseguente perdita di circa 70 milioni di dollari. Inoltre, la chiusura del porto di Al-Ḥudaydarisulterebbe in un ingente aumento dei costi del petrolio e dei beni alimentari, oltre a determinare problemi logisticidovuti allo spostamento delle attività commerciali al porto di Aden, non adeguatamente equipaggiato. In secondo luogo, sono in gioco rischi ambientali di grande rilievo con danni agli ecosistemi e alla biodiversità degli stessi.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Bisogna inoltre tener presente che, nonostante la costa occidentale dello Yemen sarebbe senza dubbio l’area geografica maggiormente colpita da una tale catastrofe, le conseguenze di una eventuale esplosione coinvolgerebbero tutti i paesi bagnati dalle acque del Mar Rosso, tra cui Djibouti, Eritrea, Sudan, Egitto e Arabia Saudita.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Alla luce dello scenario fin qui delineato, risulta di fondamentale importanza agire in maniera preventiva, così come auspicato dalle Nazioni Unite. Queste ultime prevedono, in primo luogo, il recupero e la vendita dell’intera quantità di petrolio immagazzinata nella cisterna. Tuttavia, i contrasti esistenti tra il governo yemenita e gli Houthi possono giocare un ruolo di grande rilievo nelle trattative per la divisione dei ricavi rischiando di peggiorare la già tesissima e delicata situazione in Yemen.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

Latest from DAILY