TATAOUINE: L'OCCHIO DEL CICLONE

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Solo sette giorni fa, un giovane che transitava per sbaglio nella zona interdetta ai civili è stato colpito a morte dalle forze tunisine, che cercavano di fermare quattro convogli provenienti dalla Libia. È logico infatti che gli sviluppi del conflitto libico abbiano ripercussioni sui Paesi confinanti. La Tunisia poi è un caso peculiare: è difficile, infatti, immaginare due sviluppi più diversi per il fenomeno delle Primavere Arabe. Mentre la Tunisia ha, come sappiamo, vissuto un lento percorso verso la democrazia, la Libia ha visto il disfarsi del suo tessuto statuale. Ma è nel fenomeno della lotta al terrorismo che le tensioni tra i due vicini si fanno più accese. Dopo l’approvazione della nuova strategia antiterrorismo tunisina, negli ultimi mesi del 2018, i controlli nelle regioni di confine si sono intensificati.

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Proprio quello con la Libia diventa quindi punto di estremo interesse per Tunisi. È risaputo infatti che le bande armate a scopo terroristico abbiano gioco facile in Libia, utilizzando l’estrema porosità dei confini per farsi strada verso l’ Africa Sub- Sahariana ed i Paesi confinanti. Nella regione di Tataouine , la prevenzione al terrorismo è messa a repentaglio dalla complessa situazione politica tunisina, caratterizzata da un atteggiamento di sfiducia delle periferie nei confronti del potere centrale, nonostante Ennahda, membro della Fratellanza musulmana, sia riuscito a mostrare una via lungo la quale conciliare democrazia e islamismo politico. Punctum dolens della zona, causa di vasto scontento nella popolazione della regione è la mancata implementazione dell’accordo di “ El Kamour” del 2017,volto a favorire lo sviluppo dell’ area di Tataouine.

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Da queste debite premesse, va mossa la considerazione che tutto il Nord Africa si trova in una congiuntura storica particolarmente delicata, in cui le perduranti necessità politiche si intrecciano con la necessità, egualmente avvertita, di contrastare l’emergenza sanitaria e quindi controllare ancora più meticolosamente i confini. È dunque corretto aspettarsi che la regione a Sud- Est del Paese resterà ancora per qualche tempo l’occhio del ciclone tra i due vicini. Allo stesso tempo non è da escludere che la Francia, come già in Algeria, si dimostri pronta e sollecita ad approfittare di questo nuovo spazio per rinsaldare la nuova strategia d’azione del Quai d’Orsay nel continente.

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