L’AMERICA LATINA DEI PAESI “MINORI”: UNO SGUARDO ALL’URUGUAY

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Incastrato come un acino d’uva tra i due “giganti” latini del Brasile e dell’Argentina, l’Uruguay è sempre stato considerato sfavorito per la sua dimensione contenuta; eppure, dopo due secoli vissuti all’ombra dei vicini, il Paese più piccolo del Sud America sta finalmente ottenendo un meritato riconoscimento, aprendosi  sempre di più allo scenario internazionale.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

La sua posizione geografica, le sue caratteristiche naturali e un sistema infrastrutturale rapido ed esteso, infatti, consentono al Paese di essere un facile e naturale punto di accesso ai principali centri economici ed industriali della Regione,  mentre i porti sono posizionati strategicamente lungo le coste dell’Oceano Atlantico e del bacino fluviale del Paraguay – Paranà, permettendo  un accesso sia oltreoceano sia all’interno del continente.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Nonostante la ridotta dimensione territoriale, soprattutto rispetto ai Paesi confinanti, l’Uruguay ha visto crescere, negli ultimi anni, il proprio ruolo nel quadro dei processi di integrazione e nelle dinamiche politiche regionali, guadagnando un certo grado di autorevolezza grazie anche al notevole attivismo espresso dalla propria diplomazia. La politica estera del Paese degli ultimi 15 anni, infatti,  si e’ mossa su due binari: da un lato sono state curate le relazioni commerciali con il resto della comunità internazionale, attraverso la continua ricerca di nuovi mercati per le proprie merci e il consolidamento di quelli già esistenti; dall’altro, sotto un punto di vista più politico, è stata approfondita sempre più la vicinanza a Governi ideologicamente affini, tra cui Cuba, Venezuela e Bolivia. Estendendo l’analisi delle relazioni fuori dal continente, oltre al consolidato rapporto con la Russia, si e’ assistito ad un certo dinamismo verso i Paesi arabi produttori di petrolio ed alcuni Paesi dell’Asia, con particolare riferimento alla Cina, divenuta il primo partner commerciale del Paese; infine, anche i rapporti con l’Unione Europea, a seguito della storica approvazione del Trattato di Libero Scambio UE-MERCOSUR a giugno del 2019, godono di un clima ottimista e prospettive di nuove opportunità di business. A livello continentale, invece, rimangono fondamentali le relazioni con i due grandi vicini, Argentina e Brasile, ed il processo di integrazione regionale in ambito MERCOSUR e ALADI (Associazione Latino Americana D’Integrazione), che rappresentano i due principali blocchi commerciali di tutta l’America del Sud ed hanno entrambi la sede amministrativa a Montevideo.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Il MERCOSUR nasce, infatti, nel 1991 per creare uno spazio di cooperazione e integrazione economica nella regione latinoamericana; già dal 1909 si ipotizzava la costituzione di un’unione doganale del Cono Sud del Continente americano, ma per 70 anni si susseguirono una serie di accordi non riusciti o dai risultati molto limitati come l’ALALC (Associazione latino-americana di libero commercio) creata nel 1960 da 11 Paesi o, appunto, l’ALADI, sorta nel 1980 come proseguimento della precedente esperienza. Solo negli anni ’80, dopo la restaurazione dei regimi democratici in Argentina e Brasile, riprende forza l’idea dell’unione economica e viene proposto un piano di specializzazione della produzione in grado di sfruttare al meglio le economie di scala, i vantaggi naturali e le risorse di ciascun Paese, con l’obiettivo di sviluppare in particolare i settori dell’allevamento e dell’industria. Furono, poi, istituite nel continente, per un periodo di quattro anni,  una zona di libero scambio e un’unione doganalecon gli obiettivi principali di garantire la libera circolazione di beni, servizi e fattori produttivi tra Stati membri, adottare una politica commerciale comune con una tariffa doganale esterna comune e coordinare le politiche macroeconomiche e settoriali relative a commercio estero, agricoltura, industria, sistema monetario, politiche valutarie e fiscali, servizi, dogane, trasporti e comunicazioni.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Il governo di Montevideo, in particolare, si caratterizza non solo per una buona stabilità politica, uno stato di diritto compiuto, un sistema istituzionale altamente sviluppato e una lunga tradizione democratica ma anche per un’economia che ha sperimentato un trend ininterrotto di crescita del PIL negli ultimi quindici anni, dell’1.6% nel 2018 e dello +0,9% nel periodo gennaio-settembre 2019, grazie anche all’attuazione di stabili politiche macroeconomiche e al favorevole contesto del mercato delle materie prime, che costituiscono la base della struttura produttiva dello Stato.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Sebbene i punti di forza uruguayani siano rappresentati dall’agricoltura e da un settore industriale in continua espansione, ponendo l’accento sui segmenti tessili e alimentari, oltre allo sviluppo dell’industria tecnologica, è, tuttavia, altrettanto innegabile anche la dipendenza dell’economia del Paese da quella dei suoi vicini: ad esempio, nel 2019 il tasso di crescita della Celeste è stato debole (circa lo o.4%) a causa della recessione in Argentina e del rallentamento dell’economia in Brasile, così come dei mercati finanziari internazionali poco brillanti e della situazione fiscale interna. Ciò nonostante, la crescita dovrebbe migliorare nel 2020 e nel 2021, trainata dai solidi consumi privati e dalla crescita degli investimenti fissi.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Per quanto riguarda più da vicino i rapporti tra il nostro Paese e “la Celeste” è interessante scoprire che la storia delle nostre relazioni diplomatiche affonda le proprie radici in un periodo addirittura antecedente all’unificazione italiana: nel 1834, infatti, il Regno di Sardegna aveva già un proprio rappresentante diplomatico a Montevideo; nel corso degli anni, poi, la storia coloniale uruguayana  non è stata caratterizzata solo dall’influenza di spagnoli e portoghesi ma, per secoli, anche  l’Italia ha giocato un ruolo chiave nella storia del Paese:  fu italiano il colonizzatore dell’odierna Montevideo, Giorgio Borghese e migliaia di immigrati italiani giunsero in Uruguay tra la seconda metà del XIX e gli inizi del XX secolo, tanto che le scuole di Montevideo inserirono presto lo studio dell’italiano e oggi quasi 1 uruguaiano su 2 vanta origini italiane. La presenza di nostri investitori e operatori economici, poi, è in crescita negli ultimi anni, grazie anche alla complementarietà delle economie uruguaiana e italiana: l’Uruguay è, infatti, un esportatore di materie prime verso il nostro Paese, soprattutto cellulosa, carne, soia e lana, mentre l’Italia esporta principalmente macchinari destinati alla produzione agro-industriale. Ancora non è possibile dire con certezza quale sarà il futuro uruguayano ma, sicuramente, ci sono tutte le carte per aspettarsi una sua presenza prepotente e sicura sullo scenario internazionale.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from AMERICA LATINA