NUOVA PERDITA DI PETROLIO, ORA TOCCA ALL’ALASKA

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Un nuovo sversamento di petrolio nel cuore dell’Alaska mette in pericolo fonti di sussitenza per la popolazione locale

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Lo scorso 20 Giugno è stata registrata una perdita di petrolio di circa 15 mila galloni[1] nel piccolo villaggio di Shungnak, nella profonda Alaska. L’incidente sembra dovuto ad un overfilling durante un rifornimento di routine da una chiatta. Si stima che i residenti abbiano notato la perdita circa mezz’ora dopo l’inizio dello sversamento e prontamente abbiano avvisato le auorità che sono intervenute tempestivamente pompando la sostanza inquinante in diversi container. Sembra non ci siano stati feriti e nessun danno alla fauna locale, tuttavia l’attenzione resta alta data la vicinanza dal luogo dell’incidente al fiume Kobuk e alla fonte di acqua potabile del paese. Infatti il fiume Kobuk, che si estende per 380 miglia, è un’importante fonte di sussistenza per alcune comunità native dell’Alaska oltre che habitat per il salmone chum, la trota di lago, il lavarello e il salmerino artico. La limitazione degli spostamenti dovuti all’emergenza Coronavirus ha peraltro compromesso l’intervento dei membri dell’Alaskan Department of Environmental Conservation (ADEC) e dell’Environmental Protection Agency, che comunque sono in continuo contatto con le auorità locali.

 

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Questo incidente, come lo sversamento accaduto a Noril’sk a fine Maggio, porta l’attenzione sul pericolo di inquinamento derivante da idrocarburi in zone estremamente fragili. Se l’incidente avvenuto in Siberia sembra esser stato dovuto ad un cedimento di una cisterna a causa dello scioglimento  del permafrost, questo incidente, di proporzioni e risonanza estremamente minori, pone l’accento sulla fragilità del territorio, sulla difficoltà, amplificata dalla crisi coronavirus, di poter intervenire tempestivamente ed adeguatamente e sulla dipendenza di piccole comunità native dall’ambiente naturale circostante. Salvaguardare le fonti di sussistenza per le comunità locali, a prescindere dal numero dei membri che ne fa parte, deve essere la prima preoccupazione delle istituzioni soprattutto in ambienti remoti in cui il rapporto, o spesso dipendenza, natura-uomo è ancora estremamente forte.    

Note

[1] Un gallone americano corrisponde a 3,7854 litri.

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Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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