LE PROTESTE IN MALI PREOCCUPANO LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE: DIMISSIONI O DIALOGO?

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Le proteste in Mali preoccupano la comunità internazionale. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea e i rappresentati dell’ECOWAS invitano ad aprire immediatamente un dialogo politico tra il governo e l’opposizione. L’ex Presidente della Nigeria è stato scelto dall’ECOWAS per mediare e risolvere la crisi politica del Paese.

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Nuove violenze nella capitale maliana contro il partito presidenziale del Capo dello Stato Ibrahim Boubacar Keïta destabilizzano il Paese e le forze governative speciali antiterrorismo (FORSAT), dispiegate nel Paese, hanno reagito con un attacco armato provocando la morte e l’arresto di alcuni civili. Su questa reazione governativa è stato subito ordinato di svolgere indagini e di fornire precisazioni. Il direttore del gabinetto del primo ministro, nonché comandante dell’ordine nazionale Amadou Ousmane Touré ha dichiarato: “Sono tornato a notare che la forza speciale antiterroristica collegata al Ministero della Sicurezza e della Protezione Civile è stata dispiegata durante le operazioni del 10 luglio 2020 e dei giorni seguenti per sostenere le unità delle forze di sicurezza governative finalizzate a contrastare le manifestazioni di disobbedienza civile da parte dell’M5-RFP”. I dubbi sull’accaduto sono sollevati perché nel Paese sono già presenti forze militari della missione delle Nazioni Unite e forze militari francesi.

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Data la situazione, il Presidente ha reagito arrestando alcuni leader politici dell’opposizione guidata dall’Imam Mahmoud Dicko e sciogliendo la Corte Costituzionale. Accusato di non aver realizzato i programmi promessi ai tempi delle elezioni legislative del marzo 2020, che hanno decretato la vittoria del partito presidenziale ‘Raggruppamento per il Mali (RPM)’, il Presidente è stato accusato di non saper guidare un Paese colpito dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dalla povertà e dal terrorismo jihadista. Realtà che hanno prodotto una frustrazione tra la popolazione maliana tale da determinare inevitabilmente una profonda instabilità politica. Le forze di Al-Quaeda e dello Stato islamico sono radicalmente presenti in Mali soprattutto tra i gruppi etnici locali fulani traendo vantaggio da queste debolezze dello Stato e dalla perdita di controllo del governo rispetto alla situazione interna catastrofica.

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L’ECOWAS propone di tornare a nuove elezioni ma nell’attesa di una decisione in questo senso, la priorità è di porre fine al caos che le manifestazioni stanno creando. Per questa ragione, pare che l’ex Presidente nigeriano Jonathan Goodluck sia stato inviato dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale in Mali per mediare e risolvere questa crisi.  Tutta la comunità internazionale è preoccupata e per niente favorevole a come il Paese sta gestendo la situazione interna. Con un comunicato ufficiale del 12 luglio 2020, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e i rappresentanti dell’ECOWAS, hanno criticato aspramente la risposta governativa ed invitano ad un dialogo con i leader del ‘Movimento 5 giugno’ finalizzato a porre fine alle proteste. Le prossime mosse saranno decisive per la democrazia del Paese.

 

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