ARABIA SAUDITA: LE MILLE TRAME DI PALAZZO DELLA FAMIGLIA REALE

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Si arricchisce di una nuova puntata la saga di trame e intrecci che abita la famiglia reale saudita. Sotterfugi che solo apparentemente sono frutto di immaginazione hollywoodiana, ma anzi sono specchio nitido dei giochi di potere interni alla monarchia, e proiezione rilevante per le relazioni internazionali di Riad.L’ultima novità vedrebbe Mohammed bin Salman – figlio dell’attuale Re Salman e principe ereditario del regno – preparare accuse e incriminazioni formali nei confronti di Mohammed bin Nayef. Quest’ultimo, che del Re Salman è nipote, è stato erede designato al trono dell’Arabia Saudita da quando Salman è succeduto al suo predecessore Re Abdullah nel 2015. Solo due anni dopo, nel giugno del 2017, bin Salman si fa nominare dal padre principe ereditario,  di fatto attuando un golpe bianco nei confronti di bin Nayef, che viene costretto a giurare fedeltà al nuovo impulsivo rampollo.

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Una rivalità – quella fra MbS e MbN – che non è solo una matassa di sigle e parentele, ma anche simbolo di una differente visione del futuro del regno, della sua granitica impostazione religiosa, del suo ingresso in salsa saudita nella modernizzazione. Nell’ultima settimana il figlio di Salman, per mano del comitato anticorruzione da lui fortemente voluto, si sta avvicinando al completamento dell’indagine che accuserebbe il nipote del Re di aver indebitamente deviato diversi miliardi di dollari (circa 15) dalle casse della monarchia in conti privati attraverso una rete di società di facciata che gestivano per il Ministero dell’Interno, guidato da bin Nayef dal 2012 al 2015, i più delicati programmi antiterrorismo.  Un poderoso giro di vite, nel caso, che stringerebbero ulteriormente la cerchia dei fedelissimi di MbS. Già a novembre 2017, dopo poco che l’attuale principe ereditario era stato nominato, le forze di sicurezza saudite – nottetempo – avevano arrestato più di 350 fra principi e personaggi di spicco dell’imprenditoria del regno.

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Sequestrati per giorni nella prigione d’oro del Ritz-Carlton Hotel, erano stati rilasciati solo dopo aver firmato libertà su cauzione miliardarie.
Un avvenimento che oltre a rimpinguare le casse dello Stato, ha indubbiamente ridimensionato e scalfito l’opposizione interna alla classe dirigente nei confronti di Mohammed bin Salman. Il principe sa che al momento può permettersi audaci forzature sulla politica interna perché ha nell’attuale amministrazione americana un alleato forte nello scacchiere internazionale. Anche bin Nayef, da sempre nelle grazie dell’intelligence a stelle e strisce per la sua lotta ad al-Qaeda, non è stato risparmiato dai calcoli di MbS. Il Presidente Trump ha cementato un legame forte con Arabia Saudita e Israele per la sua strategia mediorientale, in particolare con il deus ex machina di Riad, a cui ha lasciato ampi spazi di manovra sia dentro che fuori dalla penisola arabica.
Le prossime elezioni presidenziali di novembre, al momento strada in salita per il tycoon newyorkese, saranno una cartina di tornasole anche per decifrare e prevedere i prossimi intrighi della famiglia reale saudita.

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