OXFAM LANCIA UN APPELLO: “NECESSARIO CANCELLARE IL DEBITO AFRICANO”

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L’Organizzazione OXFAM (Oxford Committee for Famine Relief) ha esortato i leader politici  a provvedere, durante il prossimo G20, a rendere giuridicamente vincolante l’iniziativa di sospensione del sistema del debito per cancellare tutti i pagamenti del debito per i paesi a basso reddito ammissibili entro la fine del 2022. Jaime Atienza, responsabile delle politiche del debito di Oxfam International, ha dichiarato all’emittente Al Jazeera che i Paesi a basso reddito “pagano fino a $ 2,8 miliardi al mese per coprire i debiti, mentre le vite e i mezzi di sussistenza di milioni di persone sono sempre più a rischio” Inoltre Chema Vera, direttore esecutivo ad interim di Oxfam International, ha aggiunto che in uno status di pandemia i creditori privati non dovrebbero “saccheggiare” i Paesi in difficoltà e che  “Stati Uniti e il Regno Unito, soprattutto, dovrebbero approvare con urgenza nuove leggi per impedire ai loro finanziatori privati ​​e ai fondi di ingannare i Paesi in via di sviluppo e denunciarli per inadempienza sui loro debiti”.

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L’appello degli esponenti di OXFAM, nei fatti si aggrappa all’iniziativa, approvata ad aprile dalla Banca mondiale, di sospendere i pagamenti del debito per evitare un impatto ancora più traumatico sulla parte più vulnerabile del mondo. L’iniziativa prevede la possibilità per 73 Stati a basso reddito di sospendere i pagamenti nei confronti dei paesi del G20 dal 1 ° maggio alla fine del 2020. Tuttavia una ricerca condotta da Oxfam, Christian Aid e Global Justice Now, dal nome “Passing the Buck on Debt Relief “ha evidenziato che i 73 paesi dovranno ancora pagare fino a $ 33,7 miliardi di rimborsi del debito nel 2020. Una cifra particolarmente significativa se si considera che corrisponde al doppio del totale che Uganda, Malawi e Zambia spendono per i loro bilanci sanitari durante l’intero anno.

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La questione della cancellazione del debito, in realtà, non è nuova nel dibattito della comunità internazionale. Ridurre e permettere di investire le risorse nelle infrastrutture e nelle politiche sociali, erano gli obiettivi centrali della comunità internazionale già negli anni novanta, basta ricordare infatti sia il programma Hipc (Paesi poveri altamente indebitati), del 1996, che il programma Mdri (Iniziativa multilaterale d’aiuto del debito), del 2005. Entrambi hanno contribuito, in un primo momento, a ridurre l’indebitamento dei Paesi africani, tuttavia, secondo uno rapporto del Fondo monetario internazionale del 2018, il debito, rispetto al 2013, era più che raddoppiato.

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Oltre alle cause esterne, dovute alle pressioni dei debitori, la causa va ricercata anche in dinamiche del tutto endogene, come nell’aumento del costo delle materie prime e la mancanza di entrate fiscali. Già in quell’occasione era stato evidenziato quanto fosse importante una vera e propria cooperazione tra i creditori e i debitori. Questi ultimi dovrebbero impegnarsi a garantire una maggiore trasparenza nella gestione del debito, attraverso una lotta decisa della corruzione. I creditori, invece, dovrebbero garantire maggiore flessibilità evitando atteggiamenti predatori che mettono in serie difficoltà le casse degli Stati più poveri. È chiaro che in seguito all’emergenza coronavirus, la situazione è destinata a peggiorare, mettendo a repentaglio la stabilità economica globale e dell’intera comunità internazionale che deve già fronteggiare lo shock simmetrico da covid-19.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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