SULL’APERTURA DEI VALICHI IN SIRIA NON LA SPUNTA L’ONU

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Nella giornata di sabato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha votato sulla questione dei valichi nel nord della Siria. Si è deciso di chiudere così un’altra area di frontiera dopo settimane di disaccordi tra Russia e Cina e altri stati membri da una parte e alcune organizzazioni umanitarie dall’altra. La risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza che lasciava aperti due aree chiave che dalla Turchia arrivano verso il nord-ovest siriano è scaduta venerdì. La nuova risoluzione approvata consente l’invio di aiuti umanitari nel nord-ovest della Siria, area controllata ancora da gruppi dell’opposizione, attraverso un punto di passaggio dalla Turchia, quello di Bab Al-Hawa, per finire nella città turca di Iskenderun, che si collega alla provincia di Idlib. La stessa risoluzione ha la validità di un anno.

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Mentre l’attenzione degli analisti e del mondo politico cinese e internazionale si focalizza sulla battaglia alla pandemia di COVID-19, i leader di Pechino non dimenticano la lotta all’inquinamento. Questa analisi vuole mostrare come, malgrado l’impatto economico della pandemia e i tagli al budget stanziato per la tutela ambientale, il governo cinese resti risoluto nella lotta all’inquinamento e non sarà declassata a priorità secondaria, come affermato da alcuni analisti.

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In tutto questo la Russia si è astenuta dal voto per l’approvazione della risoluzione, così come Pechino che avrebbe voluto che venisse istituito un punto di rifornimento degli aiuti umanitari dalla Turchia, quello di Bab Al-Hawa, valido per la durata di sei mesi. Gli stessi verrebbero distribuiti dalle aree interne del Paese nelle zone di conflitto. Durante la votazione è emersa anche la proposta di tredici stati che volevano, invece, mantenere due punti di accesso per un anno nella città turca di Kilis che si collega a quella siriana di Aleppo.

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Ciò che emerge innanzitutto è la volontà dell’ONU di voler istituire due punti di accesso per consegnare gli aiuti a 2,8 milioni di persone bisognose, specialmente nella provincia di Idlib, e la posizione statunitense. L’ambasciatrice statunitense all’ONU, Kelly Craft, ha affermato che Russia e Cina stanno usando il loro peso politico per sostenere il regime di Assad senza preoccuparsi della sorte dei civili. L’ambasciatrice optava affinché si chiudesse il valico di Bab-Al Salaam per il quale transita il 30% degli aiuti UNICEF verso la Siria.

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Al di là delle discordanti posizioni tra la Russia e i Paesi occidentali emerge il fatto che ormai, anche sull’apertura di valichi strategici, a determinare le sorti è Mosca, padrona indiscussa del nord-ovest siriano dal punto di vista diplomatico. Sulla riapertura dei valichi in questione la posizione contraria mostrata da Mosca rispetto alle Nazioni Unite si spiega anche in virtù del fatto che tali valichi verrebbero usati anche, presumibilmente, come mezzo per far passare armi ai gruppi ribelli e ai terroristi di HTS (Haya’t Tahrir Al-Sham).

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