LE LEVE DIPLOMATICHE DEGLI USA CONTRO PECHINO: UNO SGUARDO D’INSIEME

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Nelle ultime settimane, la diplomazia statunitense sta intensificando gli sforzi per indebolire la posizione internazionale della Cina, così come l’affidabilità del Partito Comunista Centrale, da cui dipende la solidità e la prosperità del Paese. In particolare, si nota un certo attivismo da parte del Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, al fine di mettere in imbarazzo Pechino di fronte ai partner internazionali su dossier decisivi e sensibili. Oltre alle responsabilità cinesi per il ritardo di comunicazione e la mancanza di trasparenza durante le prime fasi di diffusione del Coronavirus, Washington sta utilizzando numerose leve diplomatiche per gettare discredito sulla Cina e allargare la schiera degli alleati in funzione anticinese. Vediamo quali.

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  1. Su Hong Kong e l’imposizione della controversa legge sulla sicurezza nazionale che limiterebbe le libertà dei cittadini dell’ex colonia britannica, gli Stati Uniti hanno trovato la sponda dei Paesi occidentali. Dapprima da parte degli storici alleati dei Five Eyes, poi anche dall’Unione Europea, il cui Alto Rappresentante per gli Affari esteri, Josep Borrell, si è detto preoccupato poiché la legge in esame potrebbe seriamente minare il grado di autonomia di Hong Kong e l’indipendenza del suo sistema giudiziario.
  2. Sul trattamento della minoranza turco-islamica degli Uiguri nella provincia cinese dello Xinjiang, il Dipartimento di Stato americano ha alzato il tiro, accusando la Cina di abusi di diritti umani per motivazioni etniche. Nell’indifferenza generale sul tema, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche su quattro importanti funzionari del Partito Comunista nello Xinjiang, tra cui Chen Quanguo (陈全国), Segretario della provincia e membro del Politburo del PCC (Partito Comunista Centrale).
  3. Su Huawei, tema ampiamente trattato nell’analisi di seguito https://iari.site/i-five-eyes-guardano-la-cina-in-cagnesco/, il Regno Unito ha ufficializzato il ban nei confronti della compagnia di Shenzen per partecipare alla costruzione delle reti 5G. La sfida decisiva per gli Stati Uniti, adesso, è convincere i partner europeipiù riluttanti ad emulare le decisioni dei Paesi anglofoni, nella direzione di escludere Huawei dalla costruzione delle reti 5G.
  4. Di straordinaria rilevanza è anche il confronto geopolitico nel Mar Cinese meridionale, che vede da anni la Cina contrapposta ad alcuni Paesi per la rivendicazione di alcuni territori insulari. Anche tale questione, per gli USA, potrebbe diventare un’opportunità per cementare le alleanze con i Paesi del Pacifico, preoccupati dall’esuberanza militare cinese nel rivendicare le isole contese. Ancora una volta, il Dipartimento di Stato statunitense ha diffuso un comunicato molto netto, ribadendo la sua contrarietà alle velleità espansionistiche cinesi nel Mar Cinese meridionale e, contestualmente, la vicinanza agli alleati del Sud-Est asiatico nel proteggere i loro diritti sovrani sulle risorse offshore, “così come sancisce il diritto internazionale”.

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Dall’esito di tali azioni diplomatiche e dall’assertività statunitense dipenderà il futuro ruolo globale della Superpotenza cinese, la cui economia– ricordiamolo- potrebbe entro i prossimi cinque anni superare quella statunitense.

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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