LA CINA E LA BATTAGLIA PARALLELA AL COVID: LA TUTELA DELL’AMBIENTE

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

 La battaglia contro il COVID non è l’unica che impegna Pechino: la lotta all’inquinamento è un altro fronte su cui il Dragone non demorde. Di seguito un’analisi dell’importanza dell’ambiente nella politica interna cinese.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Mentre l’attenzione degli analisti e del mondo politico cinese e internazionale si focalizza sulla battaglia alla pandemia di COVID-19, i leader di Pechino non dimenticano la lotta all’inquinamento. Questa analisi vuole mostrare come, malgrado l’impatto economico della pandemia e i tagli al budget stanziato per la tutela ambientale, il governo cinese resti risoluto nella lotta all’inquinamento e non sarà declassata a priorità secondaria, come affermato da alcuni analisti.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Lo scorso 24 maggio si sono svolte le “due sessioni”, ossia la sessione plenaria della Conferenza politica consultiva del popolo cinese e dell’Assemblea nazionale del popolo. Anche quest’anno, benché si siano svolte in versione ridotta (3 giorni anziché 7, come di consuetudine) a causa dell’epidemia di COVID-19, le due sessioni si sono confermate quale forum essenziale per tracciare un bilancio delle politiche condotte negli ultimi 12 mesi, nonché discutere e annunciare le politiche da implementare nel prossimo anno. Tra le politiche di cui si è discusso non sono mancate quelle ambientali.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

A differenza del report precedente, nel report presentato dal governo quest’anno, alla tematica ambientale non è stata dedicata una sezione esclusiva, ma si è preferito includerla nel capitolo dedicato alla “crescita della domanda interna e alla promozione di un nuovo modello di crescita”. Inoltre, secondo il budget preventivo del ministero dell’ambiente e dell’ecologia del 2020, la quota destinata alla lotta all’inquinamento si è ridotta dai 517.542.500 renminbi del budget del 2019 a 289.476.400 renminbi. Le spese per la prevenzione e diminuzione dell’inquinamento atmosferico hanno subito un taglio del 37% circa (da 38.290.100 a 25.583.300 renminbi), mentre la spesa per l’inquinamento delle acque è passata da 74.910.400 a 122.612.100 renminbi.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Dalla diminuzione del budget e dalla mancanza di una sezione apposita riservata alla tutela dell’ambiente nel report del governo, alcuni commentatori, tra cui Charles Parton, già Primo Consigliere presso la delegazione dell’UE in Cina e ora analista presso il Royal United Services Institute, concludono che l’ambiente non figuri tra le priorità attuali di Pechino. Tuttavia, sebbene la pandemia di COVID-19 e la crisi economica abbiano messo alla prova il bilancio del governo cinese, è innegabile che la protezione ambientale resta una tematica di lungo termine cui il governo cinese dimostra grande attaccamento e ci sono innumerevoli segnali in tal senso.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Che la lotta all’inquinamento sia ancora una priorità risulta chiaro sia dalle misure di politica ambientale intraprese recentemente e negli ultimi anni, sia dal discorso interno al partito comunista cinese. È infatti opinione comune tra gli studiosi che la legittimità del PC riposi sull’efficienza del sistema politico, mancando meccanismi procedurali per ascendere al potere (ad esempio libere elezioni) o leader riconosciuti tali per il loro elevato carisma (ad esempio Mao Zedong, leader della fondazione della Repubblica popolare). Spesso “efficienza” è intesa come mero sinonimo di crescita economica, ma in realtà il suo significato è ben più ampio. Infatti, oltre alla crescita e alla prosperità economica, essa comprende anche altri elementi quali la garanzia di un sistema sanitario efficiente, di scuole all’avanguardia, di un sistema di trasporti di prim’ordine e, non da ultimo, un ambiente pulito.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Conscio di ciò, Xi Jinping ha dichiarato la lotta all’inquinamento ambientale una delle “3 grandi battaglie” (三大攻坚战, sān dà gōngjiānzhàn) insieme alla stabilità del sistema finanziario e alla lotta alla povertà. Le 3 battaglie sono state identificate per la prima volta nel report del XIX Congresso del Partito comunista cinesedel 2017, l’evento più importante per il mondo politico cinese, benché l’attenzione su questi elementi risalga già a un periodo antecedente.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

La leadership cinese non ha mancato occasione per ribadire il proprio impegno ambientale. Ad esempio, in occasione della prima ispezione fuori da Pechino dallo scoppio della pandemia, Xi Jinping si è recato nello Zhenjiang, ricca provincia costiera, allo scopo di promuovere la ripresa delle attività produttive, ma senza dimenticare di sottolineare l’importanza dell’ambiente, elemento imprescindibile per una sana crescita economica. Allo stesso modo, negli ultimi tre mesi Xi Jinping ha ribadito in tre diverse occasioni che “acque blu e montagne verdi sono montagne d’oro e d’argento”(绿水青山就是金山, Lǜ shuǐ qīngshān jiùshì jīnshān yín shān), ossia che l’ambiente è altrettanto importante della crescita economica. Tali occasioni sono state la visita nello Shaanxi (20-23 aprile 2020), nello Shanxi (11-12 maggio 2020) e a Ningxia (8-10 giugno 2020).

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Passando dal discorso ideologico alle misure politiche concrete per vincere la battaglia ambientale, è bene distinguere tra il piano puramente politico e l’aspetto economico-finanziario. Per quanto riguarda il primo, stupisce la nomina di Huang Runqiu () alla carica di Ministro dell’ambiente e dell’ecologia a fine aprile 2020. Infatti, si tratta di uno dei pochi casi (ma non l’unico) di ministri che non appartengono ai ranghi del Partito comunista. Il segnale sembra chiaro: la leadership cinese vuole assicurarsi che le cariche apicali siano ricoperte da personale competente, indipendentemente dall’appartenenza al Partito comunista. Anzi, proprio la non appartenenza al partito potrebbe garantire una maggiore concentrazione del ministro sugli affari ambientali, non dovendo egli dedicarsi ad incombenze di partito.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

A sottolineare la determinazione del governo centrale nel perseguire la lotta all’inquinamento anche dopo la pandemia di COVID-19, a maggio è stato annunciato un nuovo sistema di valutazione dell’operato dei governi provinciali in tema di protezione ambientale, che avrà ad oggetto le politiche intraprese dalle autorità provinciali e sub-provinciali nel 2019 e nel 2020. Tale sistema sarà basato su 5 criteri: adempimento delle responsabilità di protezione ambientale; adozione a livello provinciale di leggi e regolamenti sulla protezione ambientale; raggiungimento dei target fissati, riduzione delle emissioni e prevenzione dei rischi ambientali; allocazione efficiente dei fondi del governo centrale e incremento dei budget locali dedicati alla protezione ambientale; livello di soddisfazione dei cittadini. Questo meccanismo fornisce un forte incentivo alle leadership politiche locali: un fallimento nell’adempimento dei loro compiti comprometterebbe la loro carriera futura.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Dal punto di vista economico e finanziario, la Cina ha indubbiamente un potenziale molto elevato. Di conseguenza, anche l’ambiente costituisce l’oggetto di una politica industriale volta a garantire la sostenibilità di lungo termine del sistema economico e a creare giganti nazionali che possano ritagliarsi spazi esclusivi nei mercati mondiali.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

L’esempio dei veicoli elettrici è forse il più stupefacente. In soli 10 anni, grazie agli elevati sussidi governativi, a programmi pilota e all’erezione di alcune barriere non tariffarie, il governo ha avuto successo nel trasformare il Paese nel campione del settore. Nel 2019, nel Celeste Impero è stato venduto il 53% del totale mondiale delle auto elettriche, e a dicembre il Ministro dell’industria e delle tecnologie dell’informazione Miao Wei ha annunciato un ambizioso target: un quarto delle auto vendute nel Paese nel 2025 sarà ad alimentazione elettrica, a fronte del 5% del 2019.  L’ulteriore sviluppo di tale settore consentirà di coniugare due esigenze fondamentali: concorrere con i produttori di automobili europei, giapponesi e americani e garantire una riduzione delle emissioni di smog in atmosfera.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Allo scopo di finanziare i programmi e le politiche volte alla riduzione dell’inquinamento, una delle preoccupazioni del governo e del partito è che i fondi siano allocati laddove è necessario. Non sorprende quindi che entro la fine dell’anno le autorità cinesi lanceranno una borsa per lo scambio dei futures sulle emissioni di anidride carbonica a Canton. Tale piattaforma si aggiunge alle altre sette già create dal governo cinese dopo la firma degli accordi di Parigi nel 2015. Esse permettono alle aziende più inquinanti di acquistare diritti d’emissione di gas inquinanti e alle aziende più green di vendere tali diritti, ricavando ulteriori introiti. Tale sistema funge quindi da incentivo a ridurre l’inquinamento e promuove una più efficiente allocazione di risorse in favore dell’ambiente.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Quelli sopra elencati sono solo alcuni degli elementi che mostrano la determinazione di Pechino nel ridurre l’inquinamento e garantire alla popolazione un miglior tenore di vita associato allo sviluppo sostenibile. Alla luce di essi, non si possono che rifiutare le analisi di chi ritiene che l’ambiente potrebbe diventare la nuova vittima del COVID-19: se è vero che al momento l’attenzione della leadership cinese è orientata verso il contenimento della pandemia e la ripresa economica, ciò non implica assolutamente il rilassamento delle politiche ambientali o la loro caduta nell’oblio. Al contrario, il governo di Pechino sembra essere pienamente cosciente che la crescita economica e la tutela ambientale non si autoescludono ma si integrano a vicenda, in una dinamica virtuosa che permette di realizzare e rafforzare l’obiettivo di una società moderatamente prospera (小康社会, Xiǎokāng shèhuì).

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

Allo stesso tempo, Pechino è altrettanto conscia del fatto che l’attenzione alla tutela ambientale sia una fonte di prestigio e di soft power sul piano internazionale. Dimostrare il proprio attaccamento a tematiche quali il cambiamento climatico o la riduzione dell’inquinamento è un vero e proprio strumento di politica estera, che consente a Pechino di presentarsi quale attore responsabile capace di fornire beni pubblici internazionali. Ciò è tanto più vero dal 2017, quando l’amministrazione Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.1″ hover_enabled=”0″]

In conclusione, se il COVID-19 ha certamente impattato sulla capacità a breve termine del governo di finanziare politiche green e ha costretto a un’ulteriore razionalizzazione nell’allocazione delle risorse, è razionale aspettarsi che la quota di budget del ministero dell’ambiente e dell’economia dedicata allo scopo tornerà presto a crescere. I segnali della leadership cinese si dimostrano infatti coerenti nel mostrare risolutezza nella lotta all’inquinamento e nel rassicurare gli investitori del settore. 

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from ASIA E OCEANIA