LEGGE AMBIENTALE MAROCCHINA: UN ESEMPIO DA SEGUIRE

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L’8 luglio scorso, la camera alta del Parlamento marocchino- la Camera dei Consiglieri- ha approvato con una maggioranza schiacciante la bozza normativa per implementare la tutela ambientale. Il Regno, in questo modo, va ad aggiungere una ulteriore tutela al pacchetto normativo già in vigore, e che pone il Marocco in una posizione di leadership sulla tutela ambientale tra i Paesi in via di Sviluppo.

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Il progetto di legge recentemente approvato, infatti, mira a porsi a completamento della Carta Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e Ambientale, approvata nel 2012, a definizione della Strategia per lo sviluppo del Paese. Questa, in estrema sintesi, prevede quattro pilastri:

  1. Conformità internazionale;
  2. Conformità giuridica;
  3. Strategie di engagement;
  4. Operatività

Il fatto sorprendente, è che in meno di dieci anni il Marocco sia riuscito a raggiungere un grado di compliance ambientale sorprendente, piazzandosi tra i primi 30 Paesi in lizza verso il completamento dell’Obiettivo ambientale dell’Agenda ONU per lo Sviluppo 2030, e al primo posto tra i Paesi Africani.

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In sostanza, il nuovo progetto di legge implementa e rafforza le politiche e le strategie ambientali marocchine, delineando alcune nuove attività ad alto impatto ambientale che sono pertanto tenute a standard valutativi più stringenti. Ruolo centrale viene dato anche agli attori Regionali: il disegno normativo istituisce, infatti, una serie di sottocommissioni regionali che possono presentare direttamente al Parlamento le loro istanze e i progetti ambientali, ed hanno inoltre diritto di voto e di consultazione in sede di approvazione delle norme nazionali.

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Ciò consente di perseguire due obiettivi diversi: da un lato consente maggiore partecipazione politica e consultiva tra le varie rappresentanze del potere statale, dall’altro assicura che ciascuna parte del Paese possa accedere a programmi specifichi, studiati per diversificare le porzioni di territorio molto diverse che compongono il regno del Marocco ( si pensi ad esempio alle distese desertiche si affacciano sul Sahel o, a contrario, alle zone costiere che, ovviamente, hanno esigenze molto differenti. Le sottocommissioni, insieme con le Commissioni Regionali possono, inoltre, seguire lo svolgimento di appalti e progetti pubblici, per assicurarsi che rispettino le leggi sull’impatto ambientale.

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È proprio la trasparenza il fil rouge della seconda parte del progetto legislativo approvato dal Parlamento: il legislatore marocchino, infatti, ben sapendo che il problema della corruzione e della percezione del malgoverno è uno dei problemi più diffusi nel continente africano, ha minutamente definito il ruolo di ogni stakeholder, sia a livello nazionale che regionale. Di certo questo impianto normativo andrà a giovamento dell’ambiziosa politica energetica lanciata dal Ministro dell’Energia lo scorso anno. Non è un mistero che proprio sull’energia, ed in particolare sulle fonti rinnovabili. Gran parte della straordinaria performance marocchina è infatti dovuta ai massicci investimenti sulle fonti rinnovabili, in particolare sull’energia solare- con la centrale di pannelli solari di Noor, una delle più vaste al mondo- e sui nuovi parchi eolici.

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Sempre più chiari appaiono quindi gli obiettivi sottesi alla scelta legislativa: una maggiore assertività nel raggiungimento della autosufficienza energetica, e una maggiore competitività all’estero. Da un lato, infatti, il Marocco si sta impegnando per raggiungere entro il 2030, l’obiettivo dell’autoproduzione del 60% del suo fabbisogno energetico (attualmente il Paese si assesta intorno al 42%). Inoltre, I nuovi provvedimenti varati hanno l’obiettivo di facilitare gli investimenti domestici, e attrarre quelli esteri. Sebbene alcuni analisti sostengano che l’epidemia in corso potrebbe avere pesanti ripercussioni su tutti i settori, probabilmente quello ambientale verrà invece graziato: essendo strato dimostrato un collegamento tra ambienti particolarmente inquinati e diffusione del virus, è invece pensabile un futuro in cui l’ambiente verrà posto costantemente al centro del dibattito politico e legislativo non solo delle singole nazioni, ma anche di quello internazionale. Una ulteriore conferma e riprova è l’attenzione che alla materia e all’impatto ambientale sta dando l’Unione Europea anche nell’ambito della sua nuova Strategia per l’Africa, in cui il problema delle risorse ha assunto un ruolo centrale, specialmente con riferimento all’acqua.

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Il Regno del Marocco appare dunque, profondamente consapevole della centralità e dell’urgenza di normatizzare e inserire in un contesto giuridico maturo gli strumenti di tutela ambientale. A livello internazionale, infatti, la tutela del Pianeta terra è ancora molto discontinua e frammentaria. Al di là del piano giuridico che abbiamo testé esaminato, l’iniziativa e la produzione normativa marocchina hanno anche una importante funzione diplomatica: l’Unione Africana- di cui il Regno è un componente- può ancora notevolmente migliorare la sua politica ambientale ed energetica per ora organizzata in capitolati generici volti più che altro alla cooperazione tra gli Stati Membri. La lodevole iniziativa dello Stato costiero non può che, auspicabilmente, far da traino per gli altri componenti, specie per l’Etiopia l’Egitto o il Sudafrica che hanno già dimostrato di voler essere più proattivi sulle tematiche ambientali. È inoltre un segnale di controtendenza per quei Paesi in Via di Sviluppo a cui è ancora tanto caro il principio “ now is our time to pollute”. Piazzandosi al secondo posto al mondo nel  Climate Change Perfomance Index delle Nazioni Unite, nel 2019- appena alle palle della ben più ricca e avanzata Svezia- il Paese ha dimostrato che anche un settore difficile e rischioso come quello ambientale può diventare traino per l’economia ed il prestigio nazionale.

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