LA TURCHIA E I SUOI PUNTI DI FORZA: HAGIA SOPHIA E’ SOLO UNO DEI TANTI

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Alla fine, come da pronostico, Hagia Sophia verrà riaperta al culto e diventerà, per la seconda volta nella sua storia, moschea. La Basilica è però solo uno dei tanti pungoli che Ankara utilizza per stuzzicare la reazione internazionale, soprattutto quella di Bruxelles.

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Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato della Repubblica turca, espressosi il 10 luglio, il Presidente Erdoğan non ha perso tempo a firmare e diffondere il decreto che segna l’atto finale della riconversione ufficiale della Basilica di Santa Sofia in moschea. Nel discorso alla Nazione, il Sultano ha però specificato che Hagia Sophia resterà aperta a tutti, senza esclusioni. Nello stesso discorso, Erdoğan ha però specificato, per l’ennesima volta, che, pur accogliendo tutte le possibili opinioni sulla questione, qualsiasi espressione che vada al di là della decisione espressa dal Consiglio verrà considerata come una violazione dell’indipendenza della Turchia.

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È da mesi che il Sultano e il suo governo pongono la questione di Santa Sofia sotto l’ombrello politico della sovranità nazionale. Così, non fanno altro che sottolineare quanto la decisione, in realtà, sia spudoratamente politica, sia internamente che esternamente. Voci di dissenso non hanno tardato ad esprimersi. Una fra le tante di cui tener nota, però, risulta essere quella dell’Alto Rappresentante europeo per gli Affari esteri, Josep Borrell. Egli infatti, cogliendo l’occasione per condannare la decisione della Turchia circa la sorte di Santa Sofia, che a suo dire “alimenterà la sfiducia, promuoverà rinnovate divisioni nelle comunità religiosi e minerà gli sforzi per il dialogo e la cooperazione”, ha espresso tutte le sue considerazioni politiche circa le ultime avventure intraprese dalla Repubblica anatolica.

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Bruxelles percepisce le mosse turche come chiare provocazioni nei suoi confronti. E non ha tutti i torti. Le “interferenze” della Turchia in Libia e in tutto il Mediterraneo orientale sono un chiaro segnale alle istituzioni europee, forse incapaci, negli ultimi anni, di assorbire, in termini politici, una possibile media-potenza come la Turchia. Erdoğan sta sfruttando tutti i suoi punti di forza per dimostrare all’Europa di avere un peso che non può più essere ignorato: anzitutto utilizza la propria posizione geografica come crocevia di tre continenti, sapendo bene di risultare indispensabile; sfrutta, poi, la propria potenza militare (è 11° nella classifica di Global Fire Power) e i trattati (soprattutto l’adesione alla NATO, di cui possiede il secondo esercito più numeroso) che gli permettono un certo margine di manovra; sfrutta la vicinanza ad altre potenze strategiche in termini di risorge energetiche, come la Russia e il Qatar (con quest’ultimo condivide anche una certa “visione del mondo”, la collaborazione si estende in tanti altri ambiti); sfrutta la questione dei rifugiati siriani e dei foreign fighters, come ricatto politico per l’Unione europea.

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Inoltre, Erdoğan può contare sul fatto che in Europa vi siano milioni di cittadini turchi o di origine turca, che continuando ad avere un certo legame con Ankara: il Sultano ha sempre utilizzato tale variabile, proponendosi come loro protettore e sostenitore (recente è lo scontro tra Turchia e Olanda). Tale forma paternalistica si è poi estesa a tutti i musulmani europei e, più recentemente, a tutti i musulmani della regione che si estende dalla Libia fino al Pakistan e all’Afghanistan (in antagonismo alle petromonarchie, in particolare l’Arabia Saudita).

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Erdoğan spera in questo modo di vincere sia la partita interna, dove la polarizzazione, soprattutto a seguito del fallito golpe del 2016 (e delle amministrative di Istanbul del 2019), è diventata molto più profonda; che quella regionale ed internazionale, utilizzando le variabili di hard e soft power, compresa la Basilica di Santa Sofia. L’obiettivo per la Turchia è dimostrare, più d’ogni altra cosa, di non essere più disposta ad abbassare la testa.

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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