UGANDA: CAMBIARE IL PAESE SENZA CAMBIARE LA STORIA

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In Uganda, un gruppo di attivisti politici guidati dall’ Avvocato per i Diritti Civili Apollo Makubuya, prendendo spunto dalle proteste diffusesi in tutto il mondo con il movimento Black Lives Matter, ha formalmente presentato istanza al Parlamento per ottenere che i nomi delle principali arterie cittadine- che derivano da coloni inglesi- tornino a celebrare eroi ed eventi nazionali. Al contrario di quanto accaduto in altre parti del mondo, le manifestazioni si sono svolte in modo pacifico e nelle moratorie del distanziamento sociale. Il risultato più importante è stato raggiunto infatti tramite una petizione, ampiamente pubblicata in ogni angolo del Paese, che ha permesso di raggiungere anche La Stampa locale ed internazionale, ottenendo l’attenzione dei governanti.

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“ Non siamo interessati ad abbattere statue o a modificare la nostra Storia. Chiediamo solo che alcuni personaggi che rappresentano pagine buie del nostro passato, vengano sostituita da eroi nazionali” ha affermato Makubuya, riferendosi in particolare ai crimini commessi dai soldati inglesi durante la guerra civile del 1893, nonché ad alcuni episodi di sfruttamento della popolazione durante il protettorato britannico. Una prospettiva opposta, per certi versi, a quella a cui ci ha recentemente abituato BLM, ed in parte giustificata dal relativo stato di agiatezza di cui il Paese ha sempre goduto, anche durante la dominazione britannica. L’ Uganda, infatti, si trova da anni stabilmente nella lista dei 10 Paesi Africani che meglio hanno saputo sconfiggere la povertà. Inoltre, agendo per le vie dell’azione legislativa e cercando dialogo, i protestanti Ugandesi hanno ottenuto notevoli risultati in appena tre settimane.

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 Il loro esempio è stato presto seguito dalla Nigeria: a Lagos infatti, un movimento gemello di quello ugandese ha chiesto la sostituzione dei nomi delle vie cittadine fulcro dell’antico mercato di schiavi. La Nigeria è stata infatti, per lungo tempo, protagonista delle rotte schiavisti, complice una società classista e para feudale. Ancora oggi, a dire il vero, il mercato dei “ nuovi” schiavi è molto florido nel Paese. L’iniziativa servirebbe quindi anche in chiave politica, come forma di consenso.È probabile che nel futuro assisteremo al moltiplicarsi di iniziative come queste. Sarà però interessante osservare il diverso svilupparsi dei movimenti per i diritti civili, specie in un continente di norma abituato alle proteste violente.

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