ISRAELE VS IRAN: NUOVA GUERRA A COLPI DI COMPUTER?

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Negli ultimi mesi, gli attacchi tra Iran ed Israele sono aumentati al punto da far temere una nuova guerra cibernetica. Questo dimostra il ruolo importante che ricoprirà la cyberwar nel futuro prossimo e la necessità, al tempo stesso, di accrescere le nostre conoscenze in questo settore.

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Le questioni relative alla sicurezza statale continuano ad esercitare una grande importanza nell’ambito delle relazioni internazionali. La comparsa di nuove minacce, sconosciute nel passato e di gran lunga differenti, ha complicato ulteriormente il panorama della sicurezza internazionale. Tra queste, spicca la cyber security e le nuove strategie di cyber warfare, in cui lo spazio cibernetico è considerato, alla stregua dello spazio marittimo o terrestre, uno spazio in cui estendere la propria influenza, combattere e vincere delle guerre.  La cyber warfare è un metodo strategico per implementare una proxy strategy, data la difficoltà di individuare l’origine degli attacchi cyber, riducendo, notevolmente, i costi e i rischi legati ad un attacco. Difatti, questi tipi di attacchi informatici sono più semplici da implementare, meno costosi rispetto alla produzione di armi convenzionali, e meno costosi anche dal punto di vista di perdite umane.

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Cyber warfare o guerra cibernetica è un termine di recente utilizzo e si intende “qualunque azione intrapresa da uno stato-nazione di penetrare nei computer o network di altri stati al fine di provocare un danno.”  In Medio Oriente, assistiamo ad un incremento di attacchi cibernetici, utilizzati da vari attori, per raggiungere determinati obiettivi strategici. Meritano particolare attenzione l’Iran, che si configura come una potenza emergente nell’ambito cibernetico, ed Israele. Recentemente, infatti, sono stati riportati una serie di incidenti nella prossimità di alcune centrali nucleari in Iran e due esplosioni, l’ultima vicino la capitale Teheran, le cui responsabilità sono state attribuite ad Israele.

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Cyber capabilities: Iran VS Israele

La dottrina militare iraniana è un’eredità della guerra di otto anni contro l’Iraq, in cui la maggior parte del mondo arabo prese parte contro la neonata repubblica, nel tentativo di limitare il rivoluzionarismo islamico. A seguito di questo drammatico evento, Teheran ha sviluppato una strategia difensiva, volta a preservare il suo assetto istituzionale e difendere il territorio nazionale. Con le Primavere Arabe e il ridisegnamento degli assetti geopolitici, la strategia iraniana nella regione ha incorporato elementi offensivi, dando vita ad un warfare ibrido, ossia una combinazione di capacità convenzionali e capacità asimmetriche. La deterrenza costituisce un imperativo della dottrina iraniana, i cui strumenti principali sono i missili balistici, i droni, la guerriglia navale e il warfare cibernetico.

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Quest’ultimo appare di notevole interesse. Sebbene la Repubblica di Iran non si posiziona tra le superpotenze nella cyber war, a partire dagli anni duemila, ha sviluppato di gran lunga le sua capacità cyber, in risposta alle sue limitate capacità militari convenzionali.  La Green Revolution del 2009, chiamata anche “Twitter Revolution, per il largo utilizzo dei social media nell’organizzare le proteste, ha portato ad un maggior controllo governativo dello spazio cibernetico e ad un incremento di attacchi contro siti web di opposizione al potere centrale. Inoltre, la scoperta del virus Stuxnet, la prima arma cibernetica, ha reso la cybersecurity una priorità nell’agenda iraniana. Risale al 2012 la creazione del Consiglio Supremo del Cyberspace al fine di coordinare e gestire al meglio le nuove sfide tecnologiche. Ma, oltre a rappresentare una minaccia esistenziale, rappresenta un’incredibile opportunità di controllare, al tempo stesso, le minacce interne ed esterne ed aumentare le sue capacità di warfare asimmetrico.

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Israele è considerato una superpotenza cibernetica.  Israele ha sviluppato avanzate capacità di cyber warfare, sia di tipo offensivo sia di tipo difensivo, posizionandosi tra i primi cinque Paesi al mondo leader nel settore cyber.  La politica di sicurezza israeliana è guidata, fin dalla fondazione dello Stato, dalla necessità di difendere il territorio statale, costantemente posto sotto minaccia da un contesto geopolitico altamente instabile e volatile. In risposta alla sua inferiorità numerica, ha puntato sulla superiorità qualitativa, con enfasi, in particolare, sull’intelligence e sulla tecnologia. Questo ha portato ad ingenti investimenti in ricerca scientifica e tecnologica.

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Secondo l’Israel National Cyber Bureau, Tel Aviv è stato il maggior esportatore di software di cybersecurity, dopo gli Stati Uniti, e più di 200 start-up operano in Israele.  Nel 2010, il governo di Netanyahu ha lanciato la National Cyber Initiative, una taskforce volta a definire la strategia cibernetica di Israele, ad incentivare le sue tecnologie e ad esplorare le opportunità nel settore cyber. Dalla suddetta iniziativa, prende forma la National Cybersecurity Strategy del 2011, con lo scopo di salvaguardare la posizione israeliana tra le cinque prime cyber-power mondiali. Due obiettivi principali guidano la sua cybersecurity: minimizzare i rischi legati alla sicurezza, in questo senso la deterrenza è di fondamentale importanza, e cogliere le opportunità offerte dallo spazio cibernetico.
Il caso Stuxnet è esplicativo degli alti sviluppi raggiunti da Israele nel settore. 

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STUXNET


Il primo e significativo esempio di proxywar strategy è fornito dal virus Stuxnet del 2010.  Sebbene non ci sia stata nessuna rivendicazione ufficiale, il New York Times fu il primo a dichiarare che l’attacco era parte di una più ampia operazione congiunta chiamata “Olympic Games, organizzata da dall’intelligence statunitense ed israeliana, con l’obiettivo di rallentare il programma nucleare iraniano. L’acquisizione del nucleare da parte iraniana, infatti, costituiva una minaccia esistenziale per Israele, oltre che un elemento di instabilità per l’intera regione.Questo rappresenta il prototipo di un nuovo tipo di attacco, poiché è stato il malware più importante per sistemi cyber fisici, ossia sistemi che utilizzano una parte informatica per controllare sistemi fisici. Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno utilizzato un’arma cibernetica per colpire le infrastrutture di un’altra nazione, distruggendo circa mille centrifughe e provocando ingenti danni economici.  Nello specifico, una combinazione di un worm e un virus è stata utilizzata per intaccare in maniera pesante delle infrastrutture nazionali. L’Agenzia dell’unione europea per la cibersicurezza (ENISA) ha definito Stuxnet “un cambiamento di paradigma perché rappresenta una novità in termini di categoria e dimensione del malware, e non solo per la sua complessità, ma anche perché ha sfruttato, in maniera combinata, differenti vulnerabilità del sistema informatico dell’impianto.

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Negli ultimi mesi, Iran ed Israele sono i protagonisti di una sfida cyber nella regione.  A metà maggio circa, è stato riportato un attacco cibernetico contro le infrastrutture dei computer nel porto iraniano di Shahid Rajaeed. Ciò rappresenta, probabilmente, una controffensiva israeliana ad un attacco iraniano contro il sistema idrico di Israele, che non ha causato danni se non delle interruzioni limitate nella distribuzione dell’acqua.  Naturalmente, entrambi i paesi non hanno rivendicato gli attacchi, in maniera ufficiale. Difatti, uno dei maggiori vantaggi degli attacchi cyber risiede nella cosiddetta deniability, derivata dalla difficoltà di identificare l’origine di un attacco informatico. Il 2 luglio l’Organizzazione dell’Energia Atomica in Iran ha annunciato un incidente avvenuto nell’impianto nucleare di Natanz. Il portavoce dell’Organizzazione per l’Energia Atomica in Iran ha riferito che non ci sono state vittime, ma le perdite economiche sono significative. In base a quanto riferito, le autorità iraniane conoscono la causa e la modalità dell’incidente, che, tuttavia, verranno rese note a tempo debito, per ragioni di sicurezza.

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Questo, però, è il terzo incidente avvenuto in una settimana, ed altrettanti numerosi sono gli attacchi denunciati negli ultimi mesi, il che esclude la loro casualità.  Stiamo assistendo ad una guerra cibernetica tra Iran e Israele? Difficile dare delle risposte certe, difficile stabilire i responsabili degli attacchi. Quello che non è difficile da prevedere è che le nuove guerre saranno sempre più cyber e meno cinetiche. Lo sviluppo di un’arma cibernetica richiede meno risorse, condurre attacchi è più semplice e meno rischioso, anche in termini di vite umane e, per ultimo, l’assenza di un’idonea difesa alla cyber war rende gli Stati particolarmente vulnerabili.

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Ampio spazio merita lo studio della cybersecurity, un settore nuovo ed ancora largamente inesplorato, a causa, anche, delle rapide trasformazioni e della volatilità del sistema stesso.  Il vantaggio maggiore degli attacchi cyber è anche il suo rischio maggiore, poiché è alto il rischio di incertezza e errori di calcolo. Non esistono ancora delle regole per lo spazio cibernetico, i confini tra ciò che è lecito e ciò che non lo è sono ancora molto labili. Questa incertezza aumenta il rischio di una nuova escalation in una regione già molto instabile.

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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