DIPLOMAZIA CON CARATTERISTICHE CINESI

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La Cina si difende dalle critiche per aver occultato informazioni circa la presenza del nuovo virus con una diplomazia volta alla cooperazione e al dialogo tra i paesi, trovando nel multilateralismo la chiave per sanare l’economia globale.

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Una Cina benevola, aperta alla cooperazione e al dialogo: è questa la Cina di Xi Jinping nell’era post-COVID. Nel momento in cui gli Stati Uniti hanno formalizzato la loro uscita dal OMS accusando l’organizzazione di essere fortemente influenzata da Pechino e di aver gestito male l’emergenza coronavirus, la Cina assume un approccio diplomatico più aperto, ponendo enfasi sull’importanza del multilateralismo come mezzo per superare la crisi globale a seguito della pandemia da coronavirus. Secondo l’agenzia di stampa Xinhua, il Premier cinese Xi Jinping si sta adoperando nell’organizzazione dei summit con i vari leader stranieri, seppur in modalità virtuale, per trovare soluzioni comuni al post-coronavirus. All’apertura della video conferenza sulla Cooperazione Internazionale della Via della Seta del 18 giugno, Xi Jinpiing ha sottolineato che il contenimento del virus e la ripresa dell’economia non possono essere raggiunti senza solidarietà, cooperazione e multilateralismo.

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Solidarietà e cooperazione infatti sono le armi più potenti contro il COVID-19, e solo tramite uno sforzo comune si può pensare ad un piano globale per sanare l’economia mondiale. Con questa premessa si è svolto il meeting tra Cina e Unione Europea lo scorso giugno. Xi Jinping ha infatti ribadito che entrambe le potenze dovranno assolvere un ruolo fondamentale nell’assicurare stabilità e mantenere la pace a livello globale. Inoltre, il leader cinese ha ribadito che entrambe le potenze devono assolvere il ruolo di motori portanti dell’economia globale, entrambe devono guidare la ripresa dell’economia globale, supportare la ricerca scientifica e incoraggiare la ripresa del lavoro e della produzione, rafforzando le politiche macroeconomiche di entrambi i lati volte a stabilizzare sia l’industria globale che la supply chain. Nonostante le buone intenzioni della controparte cinese, il meeting del 22 giugno non ha portato a sostanziali progressi, così come dimostrato dalla mancata pubblicazione di un comunicato congiunto delle parti.

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Ma la politica di Xi non guarda solo all’occidente, ma anche e soprattutto all’Africa. Durante il summit straordinario tra Cina e Africa sulla Solidarietà contro il COVID-19 tenutosi lo scorso 16 giugno,  il Leader ha reiterato che la cooperazione tra i due fratelli inseparabili darà priorità alla sanità pubblica, alla riapertura economica e al benessere dei cittadini. A tal proposito, la Cina si impegnerà a finanziare i paesi africani al fine di estendere le reti ospedaliere, con la promessa di cancellare parte del debito e di sospendere i pagamenti almeno fino a dicembre. Cooperazione e apertura sono parole chiavi nella diplomazia cinese post-Covid, come nel caso del Tajikistan con il quale Xi Jinping promette di coordinare i propri sforzi nel contenere la pandemia e nel promuovere gli scambi bilaterali, implementando allo stesso tempo progetti chiave nella costruzione della Nuova Via della Seta.

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Pechino sembra dunque deciso a muovere un ulteriore passo verso una diplomazia più aperta e inclusiva, in grado di attirare consensi invece che critiche. I recenti avvenimenti che hanno convolto la Repubblica Popolare Cinese, hanno di fatto gravemente danneggiato l’immagine del Paese: la risposta tardiva al coronavirus, la legge sulla sicurezza applicata a Hong Kong, gli scontri al confine con l’India, sono tutti elementi che hanno avuto un forte impatto sulla politica di Xi Jinping e che hanno fatto sì che la Cina ricevesse pesanti critiche dall’intera comunità internazionale. Secondo un report postato lo scorso aprile dall’Istituto Cinese di Relazioni Internazionali Contemporanee, un think tank associato con le agenzie di intelligence cinesi, I sentimenti anti-cinesi a livello globale hanno raggiunto un livello talmente alto da essere paragonati all’episodio di Tiananmen. Il paese è di fatto percepito come una minaccia dalla comunità internazionale, percezione che scaturisce dalla sua ascesa ostile, sia come potenza economica che politica.  A dimostrazione di ciò, l’approccio amichevole di Xi Jinping a Bruxelles non ha trovato un riscontro positivo nei leader Europei che hanno espresso i loro dubbi sul paese, dichiarando che “l’UE non condivide gli stessi valori, il sistema politico né l’approccio al multilateralismo” della controparte cinese.

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Nonostante l’opinione pubblica occidentale abbia più volte denunciato l’aggressività della politica estera cinese, la Cina è decisa a perseguire il suo cammino sulla via del multilateralismo, aderendo a pratiche estensive di consultazione e dando il suo contributo alla comunità internazionale. Ancora una volta, la Cina ignora le critiche e sfrutta le relazioni con i paesi esteri per i propri interessi, in quello che può essere considerato un multilateralismo opportunista. Nell’idea di Xi infatti, tramite cooperazione e aiuto reciproco, la Cina potrà far ripartire la sua economia riportandola ad i livelli pre-Covid, continuando a garantirsi l’appoggio delle potenze con cui fa affari e dai cui riceve investimenti. Inoltre, potrà guadagnarsi il ben volere della comunità internazionale sulle sue questioni nazionali, continuando a perseguire i suoi scopi nella regione verso la creazione di una comunità dal futuro condiviso, evitando dunque ulteriori ritardi nel completamento della nuova Via della Seta.

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