REATO DI OMOSESSUALITÀ IN GABON VERSO LA DEPENALIZZAZIONE?

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Nel mese dei diritti delle comunità LGBT arriva una possibile svolta dal Gabon.  L’Assemblea nazionale ha votato a favore della depenalizzazione dell’omosessualità che ha riportato una significativa maggioranza di 94 “si”, contro 24 “no” e 25 astenuti.  Il primo ministro Julien Nkoghe Bekale, promotore della votazione, ha commentato questa prima vittoria con entusiasmo: «Così come sono contro la pena di morte, sono contro la stigmatizzazione degli omosessuali». Telesphore Obame Ngomo, presidente dell’associazione per la difesa degli omosessuali, tra l’altro l’unica in Gabon, ha definito questo risultato una grande vittoria per l’affermazione dei diritti umani nel Paese. Tuttavia, per l’approvazione, si dovrà attendere il voto del Senato.

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Potrebbe essere comunque il segnale che il Gabon abbia realmente intenzione di fare marcia indietro sull’emendamento del codice penale che, il 5 luglio del 2019, aveva trasformato le relazioni omosessuali in reato. Attualmente, infatti, sono previste pene severe per il reato di omosessualità che prevedono fino a 6 mesi di carcere e multe di 7.600 euro.   Un segnale, che resta di difficile lettura, se consideriamo che gli omosessuali vivono una condizione di emarginazione profondamente radicata nella società e che sono spesso vittime di discriminazioni e persecuzioni.

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Del resto il Gabon, non è nuovo alle contraddizioni. Nonostante, infatti, sia dotato di un sistema multipartitico, il Presidente Ali Bongo Ondimba continua a mantenere il dominio politico attraverso forme di repressione e corruzione. I partiti di opposizione sono frammentati e devono scontrarsi continuamente con l’ostilità palesata del governo e delle istituzioni. Il potere esecutivo, inoltre, esercita un certo controllo sul potere giudiziario e non esistono sistemi di tutele necessari per garantire l’efficacia della legge.

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La magistratura è responsabile dinanzi al Ministero della giustizia, attraverso il quale il Presidente ha il potere di nominare o licenziare i giuridici. La Corte Costituzionale, che secondo la Costituzione del 2018 rappresenta il più alto organo giudiziario del Paese, è composta da tre membri di nomina presidenziale, due dall’Assemblea nazionale, uno dal Senato e tre dal Consiglio superiore della magistratura, che a sua volta è diretto dal Presidente e dal ministro della giustizia.

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A questa rappresentazione politico-istituzionale si deve aggiungere il ruolo predominante che la discriminazione ricopre nella società. Sono continuamente perpetrati atti persecutori nei confronti degli immigrati, mentre le donne vivono in una condizione di grave disuguaglianza, nonostante godano formalmente di tutele giuridiche e di pieni diritti civili e politici.

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Questa rappresentazione ci permette di comprendere il tortuoso terreno politico-sociale che deve affrontare la riforma. Tuttavia, almeno dal punto di vista istituzionale, le probabilità di successo sono alte. Il partito democratico gabonese (GDP), infatti, ha un’influenza schiacciante in parlamento, e possiede la maggioranza dei seggi. Dal punto di vista istituzionale, quindi, è possibile pronosticare un potenziale successo. Il modo in cui la società si approccerà a questo cambiamento resta, tuttavia, profondamente incerto.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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