LA MORTE DI HISHAM AL-HASHIMI POTREBBE INAGURARE LO SCONTRO TRA GOVERNO E MILIZIE PRO-IRANIANE

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L’uccisione di Hisham al-Hashimi a Baghdad scuote l’Iraq. Ricercatore ed analista iracheno, esperto di terrorismo e dello Stato Islamico, aveva aspramente criticato le milizie filo-iraniane nel Paese.  Ed è proprio su queste che ricadano i sospetti dell’omicidio, nonostante non ci sia stata una rivendicazione ufficiale.

 

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La violenza è ancora la protagonista indiscussa in Iraq. I civili sono spesso target di omicidi mirati, soprattutto intellettuali e giornalisti, voci scomode per alcune forze politiche o militari. Ne è esempio la violentissima repressione delle proteste che ha portato all’uccisione di circa cinquecento manifestanti. 
Tuttavia, l’uccisione di al-Hashimi potrebbe significare qualcosa in più.  Esperto di jihadismo, rinomato ricercatore in affari strategici e di sicurezza, Al-Hashimi era una figura molto vicina al governo iracheno e al primo ministro al-Kadhimi e, pertanto, la sua uccisione potrebbe essere un segnale diretto all’esecutivo recentemente formatosi.

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Difatti, qualche settimana fa, il governo iracheno ha effettuato un raid contro la milizia filo-iraniana Khataib Hezbollah, con l’arresto quattordici membri, cercando di porre un freno alle attività del gruppo, in particolare, a seguito di numerosi attacchi diretti, contro le basi militari statunitensi.  
Questo rappresenta il tentativo governativo di contenere le milizie pro-iraniane che, agendo al di fuori dello stato, contribuiscono a delegittimarlo e indebolirlo.
Parte di queste milizie sono confluite nell’Unità di Mobilitazione Popolare, creata nel 2014 da una fatwa dell’ayatollah Sistani, che invitava gli iracheni a prendere le armi contro l’ISIS. Riconosciuta ufficialmente come forza armata nel 2016, ora la sua esistenza solleva non poco scetticismo. Una parte dell’Unità è, infatti, strettamente collegata a Teheran, ma ha perso parte della sua legittimità dopo le proteste anti-governative scoppiate ad ottobre.

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Dopo l’uccisione del leader, Abu Mahdi al-Muhandis, a seguito del raid aereo che ha causato la morte di Soleimani, le Brigate Hezbollah sembravano aver perso parte della loro influenza. Questo, unito all’avvicinamento strategico di al-Kadhimi a Washington, sembra ridimensionare il ruolo di primo piano che l’Iran ha avuto nel Paese dopo la caduta di Saddam Hussein.   Pertanto, l’uccisione di al-Hashimi, sembrerebbe essere un segnale di avvertimento rivolto al premier: la milizia esiste ed è ancora in grado di infliggere duri colpi, e, soprattutto, non è disposta a cedere il potere.  Il timore è che possa aprirsi un nuovo, violento capitolo di confronto tra le milizie sciite e il governo iracheno, in un contesto che è particolarmente fragile su vari fronti.

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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